Patrick Zaki è un uomo libero. “Patrick è sull’asfalto” commentano gli attivisti che utilizzano questa espressione per festeggiare il ritorno in libertà di un loro collega. L’attivista e studente egiziano, nato a Mansura il 16 giugno di 32 anni fa, riabbraccia amici e familiari dopo la grazia del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi arrivata ieri, 24 ore dopo la condanna a re anni di reclusione.

Indossa pantaloni neri, giacca grigia e camicia bianca. “Ora sono libero, penso a tornare in Italia il prima possibile, speriamo che avvenga presto” ha commentato Zaki ai giornalisti nei pressi della Direzione di polizia di Nuova Mansura subito dopo essere stato rilasciato e aver abbracciato la madre Hala, poi la fidanzata Reny Iskander, la sorella Marise e il padre George. “Sto pensando a ritornare a Bologna, ad essere con i miei colleghi all’università”, ha detto ancora il neolaureato (lo scorso 5 luglio a distanza a un master all’università di Bologna) annunciando poi l’intenzione di recarsi a Il Cairo, dove nelle prossime ore salirà su un volo diretto in Italia.

“Sono felice dopo questi due giorni” durante i quali “certo ho avuto paura a causa dell’ultima sentenza”, quella “a tre anni” di reclusione, pensando che “sarei rimasto” in carcere “per un altro anno e due mesi, ma ora sono stato rilasciato“. A Repubblica Zaki, direttamente dall’auto che, insieme ai suoi amici, la sorella e la fidanzata, lo sta portando nella capitale egiziana, ha rassicurato: “Sto bene. Grazie. Grazie davvero di tutto. Ho avuto paura, ma ora sono davvero felice”.

Nel suo cuore sempre Bologna: “Un grazie a Bologna, un grazie all’Università, al rettore, a chiunque lì, alla mia gente a Bologna. Sono parte della comunità di Bologna, appartengo a loro, sicuramente. Sono veramente contento per quello che hanno fatto per me da anni”, ha aggiunto. “Hanno dimostrato un vero impegno nei confronti del mio caso e adesso sono libero”, ha detto ancora Patrick.

“Patrick sull’asfalto” è, come detto, l’espressione che gli attivisti usano di solito quando dei detenuti vengono liberati. A scriverla su Twitter Hossam Bahgat, direttore esecutivo dell’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), organizzazione egiziana per i diritti umani con cui Zaki ha collaborato e che lo ha rappresentato al processo. Espressione utilizzata anche dalla sorella Marise su Facebook.

I rettori delle Università italiane “applaudono l’epilogo atteso da anni per Patrick Zaki” ma auspicano “risultati analoghi per il caso di Giulio Regeni, ancora in attesa di una risposta chiarificatrice”. La Conferenza dei rettori delle università italiane sollecita anche una soluzione per il ricercatore dell’Università del Piemonte Orientale, Ahmadreza Djalali, trattenuto nel braccio della morte in Iran e accusato di spionaggio nonostante l’assenza di prove.

“La libertà di espressione è un diritto fondamentale che l’università non solo insegna – ha detto Salvatore Cuzzocrea, Presidente della CRUI – ma costruisce un mattone alla volta nella pratica quotidiana del pensiero critico. La libertà di Patrick è in questo senso una vittoria di tutto quel movimento, pacifico e determinato, che per anni non ha mai smesso di lottare e sperare. Ovviamente, il ringraziamento della comunità accademica tutta va anche alle istituzioni che hanno portato avanti le delicatissime interlocuzioni diplomatiche e alla missione in Egitto dei Ministri Bernini e Tajani che hanno permesso il concretizzarsi in questo risultato. Per l’università italiana oggi è un giorno felice”.

 

L’articolo Patrick Zaki è “sull’asfalto”, l’abbraccio alla madre e la corsa a Il Cairo: “Presto a Bologna, ho avuto paura ma ora voglio l’Italia” proviene da Il Riformista.