Sono passati quasi due anni da quando l’Afghanistan, con la conquista di Kabul da parte dei talebani, si è trasformato ufficialmente in un Emirato. Una scelta formale che fece capire sin da subito che non vi sarebbe stato alcuno spazio per le fragili e illusorie utopie di un governo talebano ma in chiave meno radicale. Chi è arrivato al potere a Kabul ha confermato le linee del più rigido integralismo tipico della tradizione talebana.

E tutto questo si è riversato in particolare sulle categorie più a rischio, in particolare le donne, che specialmente nei centri più grandi avevano assaggiato, in venti anni di presenza militare occidentale, la prospettiva di una maggiore libertà. Le ultime notizie che giungono dall’Afghanistan non fanno che confermare questo scenario, e riguardano non solo diritti fondamentali dell’essere umano ma anche la più semplice quotidianità.

I media locali hanno riferito che in un decreto dell’Emirato islamico pronto a entrare in vigore è stata sancita la scadenza di tutte le licenze date ai saloni di bellezza femminili. Il provvedimento potrebbe sembrare in apparenza dettato da un desiderio di togliere alle donne un momento di cura personale e di svago, riducendo ulteriormente la loro libertà individuale al di là del focolare domestico. In realtà la questione assume un valore più ampio, perché questo stop delle concessioni comporterà sostanzialmente la fine di uno dei pochi lavori che le donne possono ancora svolgere in Afghanistan, condannandole alla disoccupazione.

Tutto questo ha delle grosse ripercussioni sulle famiglie che hanno madri o figlie che lavorano in questi saloni. Perché essendo il Paese in preda a tassi di disoccupazione giganteschi, molto spesso ciò che guadagnano le lavoratrici di questi esercizi commerciali è la sola fonte di reddito per un’intera famiglia, anche allargata. La decisione, che arriva simbolicamente a due anni esatti dalla conquista di Kabul da parte dei talebani e dal contemporaneo ritiro dei militari della coalizione internazionale, conferma quanto denunciato in questi mesi da testimoni, istituzioni internazionali e organizzazioni non governative. La condizione dei civili, sia nei maggiori centri abitati sia nei villaggi, è drammatica.

E le donne, come detto, sono le prime a pagare l’imposizione di un regime profondamente discriminatorio e radicale. Le autorità dell’Emirato hanno estromesso da subito le donne dalla scena pubblica, intervenendo in ogni aspetto della vita sociale delle persone. Il diritto allo studio e quello al lavoro sono stati eliminati. La sicurezza personale è messa continuamente a rischio. Gli abusi sulle donne, sia minorenni che di maggiore età, sono costanti. E le autorità dell’Emirato o lasciano correre, chiudendo gli occhi sulle violenze in quanto non ritenute un problema, o non sono assolutamente in grado di gestire questo tipo di casi, specialmente dove a regnare sono clan o signori locali. La povertà dilaga e le donne, che non possono lavorare se non in casi estremamente rari e sempre più ridotti – come conferma la chiusura dei saloni di bellezza – sono le prime a patire il dramma dell’assenza di una fonte di sostentamento.

A questo si aggiunge il fiume di persone fuggito dal Paese in seguito alla sua consegna in mano ai talebani, che ha ridotto sensibilmente la popolazione più scolarizzata e quella che ha lavorato a stretto contatto con organizzazioni umanitarie e truppe occidentali. Come se non bastasse, i civili continuano a morire sotto i colpi del terrorismo.

L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulle vittime civili segnala che sono circa mille i civili uccisi dall’agosto del 2021, mentre 2679 i feriti censiti. Un numero inferiore rispetto agli anni in cui era ancora in corso la riconquista degli studenti coranici, ma in grado di destare orrore e allarme. Le vittime sono in larga parte dovute all’utilizzo di ordigni improvvisati in luoghi come scuole, moschee o mercati e che uccidono senza distinzione bambini, anziani, donne e uomini.

L’articolo Stop alle licenze date ai saloni di bellezza femminili: l’ennesimo schiaffo dei talebani alle donne proviene da Il Riformista.