Il governo avrebbe trovato le risorse finanziarie per il disegno di legge Nordio sulla giustizia, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 15 giugno. L’assenza di coperture aveva di fatto bloccato il testo, impedendogli così di essere trasmesso al Senato dove è già stata incardinata la sua discussione. Pur non essendo la prima volta che un provvedimento di legge, dopo essere stato approvato da Palazzo Chigi, rimane per qualche settimana in stand by in attesa delle ‘bollinatura’ da parte del Mef, nel caso del dl Nordio tale impasse è risultata essere quanto mai inaspettata. Il testo, infatti, atteso già da diversi mesi, era stato vagliato dagli uffici di via Arenula e nulla lasciava intendere che ci sarebbero stati problemi di sorta.

L’incaglio è dovuto essenzialmente alla decisione di aumentare la pianta organica dei magistrati di 250 unità. L’incremento si era reso necessario per il nuovo regime dei provvedimenti cautelari, attualmente disposti dal giudice monocratico, la cui competenza passerà al collegio. La collegialità riguarderà, però, solo la più grave delle misure cautelari, quella in carcere, non essendo stata estesa alle ordinanze per gli arresti domiciliari o alle misure di minore impatto sulla vita delle persone.

Nell’ottica di valorizzare il carattere di extrema ratio della misura restrittiva in carcere, “sei occhi sono meglio di due”, ripete spesso Carlo Nordio. La collegialità, a regime, sarà prevista nella fase delle indagini, non quando la misura è adottata durante le procedure di convalida di arresto o fermo, per le eventuali pronunce di aggravamento delle misure cautelari, e per l’applicazione provvisoria delle misure di sicurezza detentive. La collegialità avrà, inevitabilmente, forti ripercussioni sull’organizzazione dei Tribunali, soprattutto per le possibili incompatibilità dei tre giudici rispetto alle successive fasi del processo. In pratica, c’è il rischio che i giudici diventino prima o poi tutti incompatibili, essendosi occupati a vario titolo del fascicolo. Ecco quindi spiegato il perché si è reso necessario aumentare l’organico con 250 nuovi magistrati, da destinare come detto alle funzioni giudicanti.

L’entrata in vigore di questa parte della riforma, una volta approvato, verrà differita di due anni, proprio per consentire le necessarie assunzioni. Per quanto riguarda i nuovi magistrati, da sempre ‘nota dolente’, Nordio ha comunque previsto una riscrittura delle regole per il concorso e per le relative tempistiche di immissione in ruolo. L’ambizioso obiettivo è quello di abbattere i tempi pluriennali per l’ingresso in servizio dei nuovi magistrati. La norma predisposta inizialmente per il disegno di legge era stata inserita nel decreto legge in materia di organizzazione della Pa e di sport, per velocizzarne l’entrata in vigore.

In dettaglio: si riducono a otto mesi (da nove) i tempi oggi indicati per la formazione della graduatoria dopo l’espletamento dell’ultima prova scritta e a dieci mesi quelli per definire l’intera procedura concorsuale, con l’effettivo inizio del tirocinio dei candidati dichiarati idonei. Si affiancano, inoltre, rimedi organizzativi volti a far sì che la nuova tempistica possa essere effettivamente rispettata. In particolare, si prevede che, allorché i candidati che hanno consegnato gli elaborati scritti siano in numero rilevante (2mila unità), la Commissione venga integrata passando da 29 a 33 componenti oltre il presidente. A tale previsione si aggiunge la possibilità di suddividere tale Commissione in tre Sottocommissioni (anziché in due, come sinora previsto), ciascuna delle quali potrà poi operare mediante ulteriore ripartizione in tre collegi. Il risultato sarà, quindi, la possibilità di contemporanea attività di ben nove collegi (rispetto ai sei attuali), incaricati del lavoro per ridurre i tempi delle correzioni degli elaborati.

In attesa, quindi, della bollinatura da parte del Mef del dl Nordio, il Consiglio superiore della magistratura voterà questa mattina per il nuovo procuratore di Firenze. In pole ci sono il procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco, ed il rappresentante italiano presso Eurojust, Filippo Spiezia.
La partita è quanto mai aperta e si deciderà, quasi sicuramente, sul filo di lana.

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