Il 2022 è stato un anno complesso, ma le compagnie di assicurazione hanno confermato la loro solidità. Lo assicura Maria Bianca Farina, presidente di Ania, introducendo l’assemblea dell’associazione che si è svolta ieri a Roma. Tuttavia, la redditività si è ridotta: «Nei rami danni, nonostante la crescita della raccolta, si sono sentiti gli effetti dell’inflazione che ha provocato un aumento delle componenti di costo». Farina ricorda che lo scorso anno gli investimenti sono stati pari a 900 miliardi e «gli indici di solvibilità sono rimasti pressoché stabili a livelli di assoluta sicurezza: due volte e mezzo i minimi di legge, in linea con la media europea». Le polizze vita tradizionali, a partire dalla seconda del 2022, le estinzioni anticipate dei contratti «sono via via aumentate» perché «con il rialzo dei tassi i risparmiatori si sono messi alla ricerca di rendimenti più elevati». Farina sottolinea che il saldo tra entrate (premi) e uscite (pagamenti per riscatti, scadenze, rendite e sinistri) è stato nel 2022 pari a 16 miliardi, sostanzialmente dimezzato rispetto al 2021, ma ancora positivo. Nei primi quattro mesi del 2023 si è invece registrata una raccolta netta negativa per 7 miliardi, come risultato del calo dei premi e, soprattutto, un volume delle uscite in forte aumento. «Oggi siamo in una fase difficile. È necessario creare le condizioni per cui l’assicurazione vita possa continuare a fornire risposte efficaci ai bisogni di sicurezza, stabilità e investimento di lungo termine degli italiani», dice Farina. Che aggiunge: «Per quanto mi riguarda sono ottimista».

Un approccio positivo che si estende anche al contributo fattivo delle compagnie assicurative allo sviluppo del paese. «Non siamo mai stati così vitali, così pronti a ripartire», assicura Farina. «Il settore assicurativo darà un grandissimo contributo e sarà protagonista del prossimo futuro».

In prospettiva, ci sono almeno due sfide da affrontare: il cambiamento climatico (emblematico il disastro naturale abbattutosi sull’Emilia Romagna) e l’invecchiamento della popolazione (gli over 80 aumenteranno del 37% entro vent’anni raggiungendo la cifra di 5,5 milioni). Sul primo punto, Farina coglie l’occasione per esprimere vicinanza e ammirazione per emiliani e romagnoli, confermando che le compagnie assicurative resteranno al loro fianco per sostenere la ripartenza. Sul secondo punto, si tratta di rispondere ad alcune domande cruciali. Come garantire un’assistenza sanitaria e sociale dignitosa Come ridurre l’onere per i familiari, spesso le donne, chiamati a compiti di sostegno agli anziani? Come evitare che questo fenomeno diventi un altro ostacolo al lavoro delle donne e alla natalità? «Noi ci siamo», garantisce Farina, rivolgendosi al governo. Poi ricorda: «Già oggi, la spesa totale privata per integrare prestazioni pubbliche come le pensioni, la sanità e l’assistenza, supera i 100 miliardi. Questa spesa delle famiglie, per il 46% è destinata alla salute e per il 34% all’assistenza per le persone non autosufficienti». E questa spesa continuerà a crescere fino a diventare insostenibile. Ecco perché, secondo Ania, serve una strategia diversa. «All’Italia serve un modello di welfare innovativo che possa integrare nel modo più equo ed efficiente l’uso di risorse pubbliche e private. È possibile associare più strettamente il sistema pubblico di welfare con l’assicurazione privata, che nel tempo ha già dimostrato la sua efficacia nella condivisione dei rischi e nel promuovere la prevenzione. Integrare le risorse dello Stato con quelle private – sotto la guida pubblica, naturalmente – potrebbe consentire di creare un sistema di protezione più inclusivo e capace di rispondere efficacemente alle esigenze dei cittadini», afferma Farina, mettendo a disposizione gli studi in proposito realizzati dall’associazione.

Sul versante dei cambiamenti climatici, poi, lo strumento chiave per contenere le perdite resta l’assicurazione contro le catastrofi che favorisce finanziamenti rapidi per la ricostruzione e incentiva la mitigazione del rischio. «Il costo di una catastrofe non dipende solo dalla gravità dei danni iniziali, ma anche da quanto velocemente può essere completata la ricostruzione», precisa Farina. E accusa: «Noi italiani non siamo certo all’avanguardia in Europa. Se si includono anche i terremoti, la quota di danni assicurati in Italia non supera oggi il 14% del totale: è di gran lunga il dato più basso fra i principali paesi europei. Nella classifica globale del Resilience Index di Swiss Re, l’Italia oggi è ventinovesima su 39 paesi considerati». Ecco perché «va definito un sistema ex ante pubblico-privato che poggi sulla mutualizzazione dei rischi e garantisca attenzione rigorosa alla prevenzione, trasparenza nelle procedure, opportune modalità di finanziamento della gestione delle emergenze post-evento e, soprattutto, tempi certi e ragionevoli di risarcimento». La prima occasione per innescare una svolta è il disegno di legge delega che affiderebbe al Governo l’individuazione di strumenti assicurativi e riassicurativi per la copertura dei rischi derivanti da eventi naturali catastrofali.

Sul punto, dice la presidente Farina, «non c’è tempo da perdere». Il modello più funzionale per aggredire questi problemi resta, secondo Ania, l’alleanza tra pubblico e privato. Sia nel campo delle catastrofi naturali (un esperimento virtuoso è il fondo agricolo mutualistico nazionale AgriCAT) sia nel campo del welfare e all’assistenza agli anziani. Ma la collaborazione tra istituzioni e settore privato (nello specifico, le compagnie assicurative) deve saper cogliere l’occasione fornita dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Il Pnrr non è né la bacchetta magica dell’Italia, né la palude in cui affonderemo. È un percorso. Un percorso da fare insieme, il cui impianto individua correttamente le priorità», assicura Farina. E conclude: «Usare bene il Pnrr diventa dunque essenziale. Lo è per tenere il passo dei nostri paesi partner, lo è per creare le condizioni di crescita del futuro».

L’articolo Assemblea Ania, Farina: “Noi ci siamo. Clima e anziani le sfide per il futuro” proviene da Il Riformista.