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Pandemia, cosa abbiamo imparato e come prepararci in futuro. Conversazione con Alessandro Vespignani e Roberta Villa

A inizio anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il 2023 potrebbe essere l’ultimo anno dell’emergenza pandemica da Covid-19. Mentre si cerca di capire se ci aspetta una “nuova normalità” di convivenza con il virus, in particolare nei paesi con immunità insufficiente o troppo eterogenea, o se sarà possibile debellarlo a lungo termine, paesi come Italia e Regno Unito fanno i conti con la crisi sistemica del sistema sanitario. La pandemia, infatti, ha evidenziato e accelerato problemi strutturali pre-esistenti. Se soprattutto nelle fasi iniziali dell’emergenza è prevalso l’uso di un immaginario bellico, che vedeva medici e infermieri come “eroi in trincea”, e le comunità impegnate in una “guerra” contro il virus, vero è che le pandemia non sono fenomeni suscettibili a rese, tregue, o armistizi. Di questi ultimi tre anni cosa abbiamo davvero imparato sul modo in cui viviamo e sui suoi limiti? Le lezioni apprese verranno presto dimenticate, o si riuscirà a farne tesoro per le politiche sanitarie del prossimo futuro? La prossima pandemia non è una questione di “se”, ma di “quando”.

Di tutto questo hanno parlato in un incontro al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, Alessandro Vespignani, direttore e fondatore del Network Science Institute, presso la Northeastern University, dove è professore di Fisica, Informatica e Scienze della Salute, e Roberta Villa, medico e giornalista scientifica.

Immagine in anteprima: foto di Tobia Faverio – Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia

Articolo proveniente da Valigia Blu