• Dom. Gen 29th, 2023

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Gratteri e l’ossessione per la Cartabia: “Un regalo ai boss mafiosi”

DiRed Viper News Manager

Gen 25, 2023

Il procuratore di Catanzaro la spara subito grossa: la riforma di Nordio sulle intercettazioni è “un regalo alla mafia”. Sono ossessionati, qualunque progetto di cambiamento sulla giustizia è come il bacio sull’anello di un mammasantissima. Poteva mancare Nicola Gratteri nella galleria dei magistrati contro? Non è mancato. Anche lui, come tutti i suoi colleghi più famosi, quelli in attività, quelli in quiescenza e quelli transitati in Parlamento, pare avere un orizzonte prioritario, quello di combattere i “colletti bianchi”. Travestito da lotta alla mafia.

Il ragionamento rasenta l’assurdo: poiché gli uomini della criminalità organizzata non sparano più, ma si sono trasformati in comitati d’affari, hanno bisogno di professionisti, di gente istruita. Non solo della famosa “borghesia mafiosa”, ma degli uomini inseriti nel mondo della finanza come nella pubblica amministrazione. Ecco perché, paradossalmente, sembrerebbe più importante intercettare un consigliere comunale che un capo mafia. Ed è anche come dire che la mafia non c’è più. Sarebbe infatti interessante verificare oggi, alla luce di questa nuova realtà, come viene applicato, in Sicilia come in Calabria, l’articolo 416 bis del codice penale, quello che definisce l’associazione mafiosa, quello che vincola il reato alla forza di intimidazione e al controllo del territorio. Che ha evidentemente poco a che fare con gli ambienti finanziari e i comitati d’affari.

Ma sulla base di questo tipo di ragionamenti, e il fatto non è casuale, non si può toccare nulla dal codice penale. Dobbiamo stare fermi a quello di Mussolini? È ormai evidente che l’articolo 268, quello sulle intercettazioni che impone al pubblico ministero di vigilare perché non si usino captazioni e spiate per lo sputtanamento dei nemici politici, pur modificato dalla buona volontà del ministro Orlando nel 2017 e ritoccato da Bonafede nel 2020, serve a poco. Occorre quindi intervenire prima di tutto sui reati, circoscrivere i più gravi e per tutti gli altri usare diversi mezzi di ricerca della prova, meno invasivi della sfera personale. Ma cascano le braccia, ad ascoltare il procuratore Gratteri elencare un numero di reati infinito, per la ricerca dei quali le intercettazioni sarebbero indispensabili. Perché non pare sufficiente garantire che si spierà all’infinito quando ci si trovi davanti al sospetto di gravi fatti di mafia e terrorismo. Occorre aggiungere -e il ministro ha già concesso qualcosa sul punto- i reati connessi o ancillari, o satelliti.

Si dice “corruzione”, prima di tutto. E ci viene in mente subito quella filosofia moralistica grillina che ha ispirato la famosa legge “spazzacorrotti” del ministro Bonafede, per fortuna ormai lontano ricordo, dopo gli interventi della Corte Costituzionale e del nuovo Parlamento. Quella norma metteva sullo stesso piano le responsabilità di un boss come Matteo Messina Denaro o di un terrorista islamico con quelle di un esponente della pubblica amministrazione. Il solo dire “mafia terrorismo e corruzione” tutti insieme, è un errore in termini. Sul piano logico e politico, ma soprattutto su quello giuridico. Come si fa a tenere insieme reati associativi con l’ipotesi che prevede un comportamento individuale? E mescolare i delitti contro la persona con quelli verso il patrimonio? E poi, dalla narrazione di questi magistrati, e buon ultimo per ora Nicola Gratteri, sembra sempre che il mafioso lo si scopra attraverso indagini su corruzione, abuso d’ufficio, peculato e via dicendo. Se non ci sono più le aggressioni, gli incendi e le estorsioni, allora vuol proprio dire che non c’è più la mafia.

Il procuratore di Catanzaro, nelle svariate interviste cui si è concesso nella giornata di ieri, non è parco di esempi. Intercettate, intercettate, pare dire. Cita l’emissione di fatture inesistenti, e dà per scontato che, spiando la persona sospettata di aver commesso quel reato si trovi sicuramente un mafioso. E poi immagina quel mondo, purtroppo diffuso, in cui si concedono finte consulenze, il travestimento perfetto per le tangenti da dare a pubblici ufficiali. Questi reati, secondo l’alto magistrato, non sarebbero individuabili senza le captazioni. Ma sono tutti mafia Oppure, sono reati comunque gravi come quelli di criminalità organizzata e terrorismo? L’elenco è lunghissimo, perché comprende l’intero codice penale nella parte in cui punisce i reati contro il patrimonio. Si va dai reati fiscali alla bancarotta. E via elencando. E allora lo si dica con chiarezza, senza nascondersi dietro l’alibi della lotta alla mafia. Si dica che lo strumento delle intercettazioni ormai ha sostituito qualsiasi altro tipo di indagine, a parte il ricorso ai “pentiti”. Ma non lo si può dire, perché significherebbe ammettere una grande caduta di professionalità di magistrati e forze dell’ordine. E temiamo che questa sia in gran parte la realtà.

L’articolo Gratteri e l’ossessione per la Cartabia: “Un regalo ai boss mafiosi” proviene da Il Riformista.