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“Siamo a un punto di rottura tra dittatura e democrazia”. In Perù le proteste antigovernative dopo la destituzione di Pedro Castillo arrivano a Lima

Migliaia di sostenitori dell’ex capo dello Stato del Perù, Pedro Castillo, hanno manifestato ieri nelle strade di Lima chiedendo le dimissioni della presidente in carica, Dina Boluarte, e nuove elezioni. È la prima volta che le proteste, iniziate il 7 dicembre quando Castillo è stato rimosso dall’incarico e arrestato dopo il tentativo, fallito, di sciogliere il Congresso e governare per decreto, arrivano nella capitale. Erano, infatti, rimaste sempre confinate nelle regioni andine e amazzoniche del paese causando ad oggi 54 vittime negli scontri con la polizia.

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«A Lima, la lotta ha più peso. Quando ci reprimono nelle nostre regioni, nessuno ne parla», ha detto ad AFP il 30enne Abdon Felix Flores, abitante di Andahuaylas, nella regione di Cusco. Flores si è detto pronto “a dare la vita” per garantire il cambiamento.

«Siamo qui, per lottare per la nostra causa. Vogliamo che sciolgano il Congresso», ha aggiunto Ayda Aroni, giunto da Ayacucho, a 330 chilometri a sud-est di Lima. «Siamo emarginati, dicono che siamo vandali, ci chiamano terroristi, ma noi vogliamo che rispettino i nostri diritti», ha proseguito.

«Ci siamo organizzati per conquistare Lima, per paralizzarla, per essere ascoltati», ha spiegato Jesus Gomez, ingegnere agricolo di Chumbivilcas, sempre nella regione di Cusco.

Alle proteste si sono uniti anche molti residenti della capitale, con una forte presenza di studenti e membri dei sindacati.

«Siamo a un punto di rottura tra dittatura e democrazia», ha detto ad AP Pedro Mamani, studente dell’Università Nazionale di San Marcos, dove sono stati ospitati i manifestanti provenienti da varie regioni.

Sempre ieri, la Confederazione generale dei lavoratori, uno dei più grandi sindacati del Perù, aveva indetto uno sciopero. Nella conferenza stampa organizzata il giorno prima, il segretario generale, Geronimo Lopez, ha avvertito che la lotta del popolo peruviano terminerà soltanto quando la presidente Boluarte “ascolterà la gente”.

La manifestazione a Lima è partita da diversi punti della città con l’obiettivo di convergere al palazzo presidenziale.

In vista delle proteste, le forze dell’ordine avevano dispiegato 11.800 unità, dichiarando la “massima allerta”. Il governo aveva invitato tutti quelli che avrebbero potuto a lavorare da casa.

Gli scontri si sono intensificati nel tardo pomeriggio e durante la notte è scoppiato un grande incendio in un edificio nei pressi della storica Plaza San Martin, sebbene, finora, non risulti alcun collegamento con le proteste.

In risposta al lancio di pietre da parte di alcuni manifestanti gli agenti della polizia hanno utilizzato gas lacrimogeni.

Stessa modalità è stata usata per respingere i dimostranti che hanno tentato di prendere d’assalto l’aeroporto di Arequipa, la seconda città del Perù. Una persona è rimasta uccisa e dieci sono state ferite.

Proteste si sono svolte anche in altre zone del paese.

Il difensore civico del Perù ha dichiarato che almeno 13 civili e quattro agenti di polizia sono rimasti feriti durante le manifestazioni nella capitale.

«La protesta non finirà oggi, non finirà domani, ma solo quando saranno raggiunti i nostri obiettivi», ha detto David Lozada, 61enne, mentre osservava una fila di agenti di polizia che impedivano ai manifestanti di lasciare il centro di Lima. «Non so cosa abbiano in mente, vogliono davvero scatenare una guerra civile?».

In un discorso televisivo a tarda notte, Boluarte ha ringraziato la polizia per aver domato le “proteste violente” e ha promesso di perseguire i responsabili. Ha poi annunciato di sostenere una proposta affinché le elezioni presidenziali e del Congresso si svolgano nel 2024, due anni prima del previsto.

La presidente ha criticato i manifestanti per non proporre alcuna agenda sociale di cui il paese ha bisogno, accusandoli di “voler infrangere lo stato di diritto” e sollevando dubbi sul loro finanziamento.

All’inizio della settimana, Boluarte – che prima di ricoprire la carica più alta dello Stato era vicepresidente di Castillo ed è esponente dello stesso partito, Perú Libre – aveva esortato i manifestanti che sarebbero arrivati a Lima a riunirsi “pacificamente e con calma” avvertendoli che “lo stato di diritto non può essere ostaggio dei capricci” di un singolo gruppo di persone.

Negli ultimi quarant’anni sei ex presidenti peruviani sono stati imprigionati, incriminati o indagati per reati di corruzione o riciclaggio di denaro. Castillo – la cui rivale nelle elezioni presidenziali del 2021, Keiko Fujimori, all’epoca era indagata per corruzione – ha dovuto affrontare diversi tentativi di impeachment prima della destituzione.

Il 29 dicembre la Corte suprema del Perù ha confermato il provvedimento di custodia cautelare di 18 mesi adottato nei confronti dell’ex presidente Castillo, mentre è indagato con l’accusa di ribellione, respingendo il ricorso presentato dagli avvocati della difesa.

Anche la presidente Boluarte risulta attualmente indagata per genocidio relativamente alla morte di quei manifestanti deceduti dopo che ha prestato giuramento.

Immagine in anteprima: frame video DW

Articolo proveniente da Valigia Blu