• Dom. Gen 29th, 2023

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L’invasione dell’Ucraina e la macchina della propaganda russa

di Salvatore Fusco 

Sin dal primo giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, in Russia è stata messa in moto una macchina propagandistica, ben collaudata negli anni passati, volta a rafforzare il consenso dell’opinione pubblica attorno alla cosiddetta “operazione militare speciale”. 

Di fondamentale importanza per migliorare l’efficacia e la pervasività della propaganda è stata la progressiva repressione della libertà di parola ed espressione portata avanti progressivamente nel ventennio putiniano. La chiusura degli spazi democratici nel paese è culminata nell’approvazione, nel marzo scorso, della legge contro le “fake news sulle forze armate russe, che prevede fino a 15 anni di carcere per chi diffonde notizie non veritiere sull’esercito di Mosca. In base a questa legge Ilya Yashin, oppositore politico del Cremlino, è stato condannato a 8 anni e mezzo di carcere per aver parlato della responsabilità russa nel massacro di Bucha in una diretta sul suo canale YouTube.

Liberato, quindi, il campo mediatico, oltre che quello politico, dalle voci scomode (nell’anno appena trascorso sono stati bloccati circa 300 media russi e 150 giornalisti sono stati dichiarati agenti stranieri, ovvero cittadini che operano sul territorio russo “facendo gli interessi di paesi esteri” o ricevendo finanziamenti dall’estero), la propaganda del Cremlino è diventata di fatto l’unica protagonista del mondo dell’informazione.  

Vediamo perciò quali sono alcuni dei suoi temi principali relativi all’invasione su larga scala dell’Ucraina.

“In Ucraina sono al potere i nazisti”

Putin è stato molto chiaro la mattina del 24 febbraio, nel suo famoso discorso alla nazione: gli obiettivi della cosiddetta “operazione militare speciale” sono la demilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina. E la propaganda si è subito data da fare per dimostrare che l’Ucraina è un paese ostaggio dei nazisti. Per esempio, in un’edizione del programma Itogi nedeli (“I bilanci della settimana”) dell’aprile scorso, la presentatrice paragona le manifestazioni dei nazionalisti ucraini alle marce dei collaborazionisti ucraini durante l’occupazione nazista del paese durante la Seconda guerra mondiale. 

Più avanti nel servizio, la rivoluzione di Euromaidan viene definita come l’evento che ha legalizzato il nazismo in Ucraina. Incarnazione delle pulsioni naziste del popolo ucraino sarebbe il Battaglione Azov, sin dal 2014 presenza costante nei programmi televisivi russi. In seguito all’occupazione russa di Mariupol e alla resa dei combattenti del Battaglione Azov dopo il feroce assedio russo dell’acciaieria Azovstal, la televisione russa è stata inondata dalle immagini dei tatuaggi di svastiche, croci celtiche e altra simbologia nazista trovati sul corpo dei soldati ucraini fatti prigionieri a dimostrazione della giustezza delle azioni russe in Ucraina. 

Nell’agosto scorso la Russia ha riconosciuto il Battaglione Azov come organizzazione terroristica e poco dopo il primo canale russo ha mandato in onda un documentario in cui vengono intervistati i soldati del Battaglione Azov fatti prigionieri nell’acciaieria Azovstal di Mariupol. “Il nazismo ucraino come è nella realtà, le sue origini e l’ideologia. La storia del Battaglione Azov […] nei racconti degli stessi nazionalisti” si può leggere nella descrizione del documentario.

In Ucraina senz’ombra di dubbio esistono dei problemi con l’ultranazionalismo, ma usare ciò come pretesto per invadere un paese sovrano e indipendente non ha alcuna legittimità. Col protrarsi della guerra, abbiamo poi assistito sia all’estensione dell’accusa a tutta la popolazione ucraina, sia a un aggravarsi del linguaggio disumanizzante, con gli ucraini descritti come “satanisti” e “senza dio”.

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“Gli ucraini uccidono la popolazione civile in Donbas”

Ogni giorno, nei telegiornali di tutti i canali televisivi russi vengono raccontate le notizie dei civili morti in seguito agli attacchi ucraini in Donbas e nei territori occupati. Per esempio, il telegiornale del Primo canale russo ha aperto la sua edizione del 16 gennaio con la notizia di un attacco missilistico ucraino su Donetsk che avrebbe distrutto edifici residenziali e un centro commerciale, causando delle vittime. Sui quarantuno morti causati dalla caduta di un missile russo su un palazzo residenziale a Dnipro pochi giorni prima, invece, nemmeno una parola. 

Lo scopo, ovviamente, è quello di gettare le colpe di ciò che sta accadendo sull’Ucraina. Infatti, secondo la versione del Cremlino, la Russia, il 24 febbraio, è intervenuta a difesa della popolazione civile del Donbas in seguito alla richiesta d’aiuto delle autoproclamatesi Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhans’k. Nel già menzionato discorso di Putin del 24 febbraio scorso, il presidente russo aveva reiterato l’accusa all’Ucraina di star perpretando un genocidio in Donbas dal 2014. 

Ciò che viene coscientemente omesso è che i russi abbiano giocato un ruolo fondamentale nel destabilizzare la regione, dirigendo e armando personalmente i separatisti nel Donbas, come dimostrato da diverse indagini, non per ultima quella della corte penale internazionale sull’abbattimento del volo della Malaysia Airlines nei cieli dell’Ucraina nel 2014 che portò alla morte dei 298 passeggeri e dei 15 membri dell’equipaggio.

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La Russia sta combattendo contro l’intero “blocco NATO”

Un altro tema ricorrente della propaganda russa è il ruolo dell’alleanza atlantica nel conflitto. Sempre più spesso negli studi televisivi russi si ripete l’idea che l’esercito russo stia combattendo direttamente contro tutti e 26 i paesi membri della NATO, oltre che, ovviamente, contro l’esercito ucraino. 

Questa versione ha addirittura portato un ospite di Vladimir Solovyev, il presentatore divenuto famoso anche all’estero per essersi riuscito a ritagliare il ruolo di portabandiera dei propagandisti russi, ad affermare la necessità di effettuare un attacco nucleare preventivo sulla Francia in quanto parte del conflitto in corso in Ucraina. In questo caso, il principale obiettivo della propaganda russa è quello di giustificare e ridimensionare gli insuccessi della guerra in Ucraina al protrarsi del conflitto

Infatti, l’invasione che avrebbe dovuto portare il trionfale esercito russo a marciare per le strade di Kyiv accolto con fiori e applausi dal popolo ucraino in pochi giorni si è trasformata con il tempo in una guerra di logoramento che ha inflitto pesanti perdite a quello che, forte dell’eredità sovietica, è stato considerato a lungo il secondo esercito più forte del mondo.

 Inoltre, giocare la carta della guerra contro la NATO è un tentativo di mettersi sulla difensiva. In quest’ottica, l’invasione dell’Ucraina è stata presentata come una guerra preventiva che avrebbe scongiurato la possibilità di un attacco diretto dell’alleanza atlantica sul territorio della Federazione Russa attraverso l’Ucraina.

Per avvalorare questa versione dei fatti, la propaganda russa ha anche più volte affermato che in Ucraina sarebbero attivi biolaboratori statunitensi in cui sarebbero condotti, tra l’altro, esperimenti per la creazione di armi chimiche, come la “bomba sporca” (“arma radiologica” che utilizza dell’esplosivo convenzionale confezionato assieme a materiale radioattivo che si diffonde quando la bomba esplode) da utilizzare nel conflitto contro la Russia. 

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La Russia sta combattendo una “guerra santa”

Alla cerimonia di annessione dei nuovi territori alla Federazione Russa in seguito ai referendum farsa, Vladimir Putin aveva definito palese “satanismo” l’imposizione dei valori occidentali ai bambini della Federazione Russa. 

Da parte sua, anche il patriarca della chiesa ortodossa russa Kirill si è espresso più volte sul conflitto in Ucraina, arrivando addirittura a definire la chiamata alle armi dei 300 mila riservisti voluta dal presidente “una mobilitazione spirituale” che avrebbe portato alla pacificazione tra Russia e Ucraina. 

In questi modi, la classe dirigente russa ha cercato di conferire alla propria guerra un carattere sacrale per unire il popolo russo attorno al nemico comune che minaccia l’esistenza della Federazione Russa. La propaganda televisiva, ovviamente, ha fatto la sua parte. Ecco le parole pronunciate da Vladimir Solovyev davanti alle telecamere durante una diretta di Solovyev Live:

 “Aprite gli occhi! Viviamo nella fine dei tempi. Ciò che sta accadendo in Ucraina non resterà in Ucraina. È in corso una guerra santa, stiamo lottando per il diritto dell’umanità di esistere nel suo stato originale come è stata pensata e creata da Dio. E quei folli che stanno lottando contro di noi, non stanno lottando contro di noi, ma contro Dio! […]”. 

La Russia di Putin vuole mostrarsi agli occhi del mondo come il baluardo dei tradizionali valori cristiano-ortodossi contro la degradazione morale dell’Occidente dominato dalla “teoria gender”. 

Di particolare interesse risulta essere un video propagandistico in cui un cittadino inglese di mezza età alla ricerca di una fidanzata si iscrive su un sito di incontri. Imbattutosi solo in transgender, gay, lesbiche, pansessuali, alla fine decide di prendere un volo per la Russia dove lo accolgono delle giovani ragazze russe eterosessuali dalla cui bellezza sviene. Emblematica la frase che compare al termine del video: “Sulla Terra ci sono ancora posti in cui puoi restare te stesso”.

“L’Europa è al freddo e al gelo”

Con l’arrivo dell’inverno, un vero e proprio mantra ripetuto in continuazione è quello della crisi energetica, che avrebbe ridotto i paesi del Vecchio Continente al freddo e al gelo. Causa di questa crisi, ovviamente, sono le scellerate decisioni dei governi europei che operano contro i propri interessi nazionali in quanto marionette nelle mani degli Stati Uniti. 

Sul tema si è espresso anche il famoso comico Evgeny Petrosian nella sua apparizione al Goluboj ogonek (“La lucina azzurra”), lo show di Capodanno russo del Primo canale: “Sapete senza cosa è impossibile preparare il bortsch ucraino, la zuppa di cipolle francese e le salsicce tedesche? Senza il gas russo! E ora in Europa verrà aperto il museo dell’acqua calda e del riscaldamento”. 

Ha avuto molta diffusione anche un altro video propagandistico in merito alla questione, destinato all’audience straniera e diffuso da Russia Today, l’agenzia d’informazione russa bloccata in Europa in seguito all’invasione, durante le festività natalizie. Protagonista del video è una normale famiglia europea composta da padre, madre e figlia. A Natale 2021, in una situazione ancora normale, i genitori regalano alla figlia un criceto. A Natale 2022, con la crisi energetica in corso, in una casa completamente buia e senza riscaldamento i genitori sono costretti a usare l’energia generata dal movimento della ruota del criceto per alimentare le illuminazioni natalizie. A Natale 2023 la famiglia, ormai ridotta alla fame, è costretta a mangiarsi una zuppa con il criceto per saziarsi. “Buon Natale Antirusso!” si legge al termine del video. 

L’immaginario diffuso è quello di un’Europa ormai alla deriva sia da un punto vista materiale che spirituale. Un’Europa che, quindi, non potrà supportare a lungo l’opposizione alle “operazioni speciali” portate avanti dalla Russia.

Nonostante gli sforzi profusi dal Cremlino da febbraio, anche la guerra informativa non sta proseguendo come la Russia vorrebbe. A testimonianza della complessità della situazione, un sondaggio interno del Cremlino condotto dal Servizio federale di Sicurezza della Federazione Russa dimostra che il consenso dell’opinione pubblica attorno alla linea più oltranzista che vorrebbe una vittoria sul campo continua a diminuire: il 55% degli intervistati è a favore dell’inizio delle trattative di pace con l’Ucraina, mentre solo un quarto di essi supporta il proseguimento della guerra. 

Secondo Denis Volkov, direttore del Levada Center, sul dato ha inciso la mobilitazione parziale di settembre, che ha messo la popolazione faccia a faccia con le conseguenze dell’invasione.

Immagine in anteprima: Fotogramma del programma televisivo Itogi Nedeli. Alla sinistra della conduttrice immagini tratte dalle manifestazioni nazionaliste in Ucraina. Alla destra immagini storiche delle marce dei collaborazionisti ucraini durante l’occupazione nazista

Articolo proveniente da Valigia Blu