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Gli “anticorpi” di Craxi: la svolta per una nuova sinistra di Governo

DiRed Viper News Manager

Gen 18, 2023

Ricordare Bettino Craxi non significa spolverare argenteria di famiglia, ma mettere a fuoco criticità attuali. Cultura e politica oggi vivono infatti sull’onda di un comunismo sopravvalutato, un fascismo rivalutato e un’Italia repubblicana sotto accusa con il risultato di una guida del governo conquistata da soggetti cresciuti nell’estrema destra e una guida della sinistra che è un enigma, continuamente ondeggiante tra populismo e neoliberismo con mediazione il “partito radicale di massa”.

In questo quadro la figura di Craxi pone due questioni di fondo che riguardano da un lato l’autonomia del partito intesa come sistema di “anticorpi” identitari e competitivi, dall’altro dar vita a una sinistra di governo capace di agire non solo sull’onda di “miracolo economico”, ma anche di fronteggiare una stagione di contrarietà con alternative concrete rispetto alle formule di destra. È come creazione e diffusione di anticorpi in tutta l’area socialista di fronte a un Pci ritenuto “egemone” che si animò la contestazione della cultura comunista da Gramsci a Togliatti fino al saggio contro il leninismo in nome del pluralismo politico ed economico. Parallelamente sul piano storico si sviluppavano la “riscoperta” e la “riabilitazione” del riformismo (e in particolare del giuslavorismo) di Filippo Turati e del socialismo liberale di Carlo Rosselli.

Un secondo “anticorpo” – oltre a un generalizzato rinnovamento nella guida delle federazioni di partito – fu rappresentato dalla riorganizzazione e dal rilancio della presenza socialista in campo sindacale che vedeva con Giorgio Benvenuto il ritorno di una figura socialista nei vertici tra governo e parti sociali e con Agostino Marianetti una rinnovata caratterizzazione nella Cgil mentre Mario Didò diventava nel Parlamento europeo uno dei principali interlocutori socialisti di Jacques Delors. Il terzo “anticorpo” fu appunto il rafforzamento del ruolo socialista in campo internazionale: il riferimento al socialismo europeo accompagnato da una forte attenzione e sistema di rapporti nel Mediterraneo e verso l’America latina. Nell’”Achille Lauro”, ad esempio, lo choc per gli Usa fu Craxi che in ventiquattro ore riuscì a chiudere tutti i porti costringendo i terroristi alla resa ad Arafat.

Su queste basi prendeva corpo la svolta per una nuova sinistra di governo nel segno di una politica non più nazionalizzazione e programmazione, volta principalmente a redistribuzione e assistenza, ma capace di affrontare criticità e proporre sviluppo e competitività e cioè: l’archiviazione del “superamento del capitalismo” (ancora presente nella Carta dell’unificazione Psi-Psdi) e la piena accettazione dell’economia di mercato ovvero come “economia sociale di mercato”. Nacque così una convergenza con la Cisl di Carniti e quindi quella operante solidarietà tra Uil, Cisl e socialisti della Cgil che fu alla base della revisione della scala mobile e di politiche attive sul lavoro.

Un capitolo importante fu il rapporto tra Craxi e Pertini. (Oggi tra gli storici prevale l’apologia degli anni ’70 mentre gli anni con un socialista al Quirinale e un socialista a Palazzo Chigi sono insegnati come tra i peggiori della nostra vita). Pertini fu determinante, sin dal salvifico “incarico esplorativo” dopo il deludente risultato elettorale del ’79, per aprire a Craxi la strada della guida del governo e poi, soprattutto, nell’appoggiarlo sia sugli euromissili sia nel decreto sulla scala mobile (concordando una formulazione accettata da Napolitano e dallo stesso Tatò, ma respinta da Berlinguer). È controverso il modo in cui Craxi svolse un’azione “frenante” negli anni ’87-’92 in attesa di uno scontato ritorno a capo del governo. Va infatti ricordato che nel 1991 era per le elezioni anticipate, ma si trovò sostanzialmente isolato.

Anche evocare il Caf significa avere una visione “romanesca” di Craxi e ignorare il ventennio ’56-’76 che precedette il Midas. Fu protagonista della nascita della collaborazione tra socialisti, cattolici e liberal-democratici sin dai tempi studenteschi dell’Unuri e del primo centro-sinistra a Milano. Considerare il “grande errore” di Craxi non essersi alleato contro la Dc con i comunisti alla caduta del comunismo è stravagante. Altra contestazione da studiare meglio è l’evocazione del debito pubblico. Era “intollerabile” dopo Maastricht. Intollerabile? In aumento da 30 anni. Nel 1992 era 849 miliardi di euro, nel maggio 2022 è 2.755 e un partito ‘giustizialista’ (oggi primo partito di sinistra) nel 2018 ha conquistato la maggioranza relativa promettendo il reddito di cittadinanza.

Per quel che riguarda infine Mani Pulite basti pensare che la più pesante accusa a Craxi fu quella di concussione (addirittura 2 miliardi). Ebbene: rinviato a giudizio su richiesta della Procura di Milano al processo fu poi assolto su richiesta della Procura di Milano. Nessun atto giudiziario era intervenuto. Semplicemente il Pm in aula non era uno del “pool”. Guardando le carte non aveva rilevato nulla di penalmente rilevante e aveva quindi chiesto il proscioglimento con formula piena.

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