• Gio. Giu 8th, 2023

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Afghanistan, uccisa l’ex deputata Mursal Nabizada. Mentre i diritti delle donne si riducono sempre più

Era rimasta in Afghanistan, nonostante tutto. Nonostante la presa del potere dei talebani, il progressivo aumento delle violazioni dei diritti delle donne, l’impossibilità di lavorare. L’impossibilità di vivere. Perché le è stato spezzato anche il solo sogno di una vita normale.

Mursal Nabizada, ex parlamentare afghana, 32 anni, è stata uccisa nella sua abitazione a Kabul, insieme a una delle guardie del corpo. Un secondo agente è rimasto ferito nell’agguato, come il fratello della donna, mentre un terzo sarebbe scappato con soldi e gioielli.

Gli omicidi sono avvenuti nella notte tra sabato e domenica dello scorso fine settimana. Alle 3.00 ora locale, secondo quanto riferito dal capo della polizia, Molvi Hamidullah Khalid.

Nabizada era tra le poche donne, ex membri del parlamento del governo sostenuto dagli Stati Uniti e deposto dai talebani nell’agosto 2021, ad aver deciso di rimanere in Afghanistan. La prima esponente del precedente establishment politico a essere uccisa da quando il paese è sotto il controllo talebano.

Ad oggi non ci sono elementi per dimostrare che l’attuale governo sia coinvolto nell’omicidio. Si sa poco di quanto accaduto. A dichiararlo a DW Ali Latifi, un giornalista che lavora a Kabul.

Originaria della provincia orientale di Nangarhar, Nabizada era stata eletta deputata nel 2019 come rappresentante della capitale afghana. Insieme a lei giurarono altre 68 donne con cui occupò 69 dei 250 seggi del parlamento. Entrata nella Commissione parlamentare per la difesa, era impegnata anche in una ONG, l’Istituto per lo sviluppo e la ricerca delle risorse umane.

«Era giovane, energica e costruttiva». Così la ricorda al New York Times l’ex deputata Shinkai Karokhail, trasferitasi in Canada. «Era alla sua prima esperienza al servizio del governo, sempre impegnata a lavorare per i suoi elettori».

All’indomani del ritorno dei talebani, Nabizada ha proseguito a svolgere il suo lavoro presso l’Istituto per lo sviluppo e la ricerca delle risorse umane, come ha spiegato in un’intervista rilasciata ad agosto scorso ad Arezo T.V., un’emittente locale.

In quell’occasione Nazibada non ha mancato di attribuire il fallimento del precedente governo alla corruzione e alle lotte intestine tra alcuni politici potenti impegnati nel soddisfare il proprio tornaconto più che gli interessi del popolo afghano.

Tuttavia, nonostante quelle criticità, l’ex governo rappresentava per molti la speranza di un futuro migliore. Il suo crollo è stato devastante. Nel corso dell’intervista, Nabizada ha ricordato il dolore provato il giorno in cui i talebani sono entrati per la prima volta a Kabul.

«È stato molto doloroso vedere i nostri soldati abbandonare le armi ai posti di blocco e andar via», ha raccontato. «In quel momento il mio cuore stava per scoppiare».

Nazibada ha spiegato che dopo un primo momento di ansia e paura, era riuscita a riprendersi e a tornare a lavorare.

Durante la trasmissione l’ex deputata ha anche condannato, con coraggio, le crescenti restrizioni del governo alla libertà delle donne afghane.

«Oggi le donne sono imprigionate in casa mentre hanno responsabilità verso le loro famiglie e dovrebbero lavorare. Le donne vivono in una pessima situazione, è come se fossero sepolte vive in una tomba».

L’ex parlamentare Mariam Solaimankhil ha ricordato la collega su Twitter definendola una “paladina impavida dell’Afghanistan”. “Una vera pioniera: una donna forte e schietta che si batteva per quello in cui credeva, anche di fronte al pericolo”, ha scritto.

“Nonostante le fosse stata offerta la possibilità di lasciare l’Afghanistan, ha scelto di restare e di combattere per il suo popolo”, ha aggiunto Solaimankhil.

Hannah Neumann, deputata del Parlamento europeo, ha twittato: “Sono triste e arrabbiata e voglio che il mondo lo sappia!”. “È stata uccisa nella notte mentre i talebani costruiscono il loro sistema di apartheid di genere in pieno giorno”, ha aggiunto.

La morte di Nabizada è avvenuta in un periodo estremamente buio per le donne afghane. Negli ultimi mesi, l’amministrazione talebana ha emesso una serie di decreti che cancellano i diritti delle donne e la loro partecipazione alla vita pubblica. È vietato loro l’accesso a palestre, parchi pubblici e scuole superiori. È imposto l’obbligo di coprirsi interamente in pubblico e di percorrere distanze significative in compagnia di un parente dell’altro sesso.

Recentemente il governo talebano ha, inoltre, vietato alle donne di frequentare le università e di lavorare per gruppi e ONG locali e internazionali, spingendo molte grosse organizzazioni a sospendere le proprie operazioni e minacciando, così, di far precipitare il paese in una crisi umanitaria.

Nelle ultime ore si è appreso che alcuni politici canadesi si stavano adoperando per trasferire Mursal Nabizada in Canada.

«È stata una notizia devastante e tragica», ha dichiarato Alex Ruff, deputato conservatore del distretto federale Bruce-Grey-Owen-Sound, in Ontario, uno dei sei parlamentari di diversi schieramenti politici che dallo scorso ottobre stanno lavorando dietro le quinte per accelerare il trasferimento di Nabizada e altre otto ex parlamentari rimaste in Afghanistan.

«Non possiamo lasciar morire un’altra donna inclusa in quella lista. Non possiamo permetterlo. Abbiamo delle responsabilità», ha detto Alexis Brunelle-Duceppe, un altro membro del gruppo dei sei politici canadesi che sta chiedendo con insistenza al governo federale di intervenire.

Il tempo per Nabizada è scaduto. Ci sono altre otto donne da salvare.

Immagine in anteprima via Afghan Peace Watch

Articolo proveniente da Valigia Blu