• Mar. Nov 29th, 2022

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Vesuviano è un pirata miez ‘o mare: il progetto di Carmine Lauretta tra canzone napoletana ed r’n’b

DiRed Viper News Manager

Nov 24, 2022

Ogni volta è in mezzo al mare. E cerca la rotta, una soluzione, l’ago nevrotico fermarsi sulla bussola, una traccia per il suo viaggio che finisce sempre in un approdo nuovo ma familiare: una canzone. Carmine Lauretta naviga e pesca in un background, un sostrato che va dalla musica popolare all’r’n’b, da Marcello Colasurdo a Stromae. E lo fa con uno spirito da pirata partenopeo che ha battezzato Vesuviano, il suo progetto da solista naturalmente molto napoletano ma musicalmente poliglotta. E che l’ultima volta si è fermato alla ballata ‘Na sola voce, l’ultimo e graduale step di un’idea che si vede in crescita, in continuo movimento ed evoluzione, e che ha mosso qualcosa.

“C’è dell’irrequietezza in quest’amore che potrebbe essere ma non è”, dice a Il Riformista Lauretta che è autore dei testi e della musica, quest’ultima con Me30, Davide Famularo e Pietro Lauretta. “Cerchiamo sempre qualcosa in più e quando ce l’abbiamo tra le mani non ce ne accorgiamo. Mille o duemila persone però non bastano per ‘un viaggio simile’, per una persona che non riusciamo a non pensare. La canzone è nata da una vecchia bozza mezza distrutta e ricostruita”. ‘Na sola voce è uscita a inizio novembre, da settimane è in rotazione su Radio Marte, molto apprezzata dallo speaker Gianni Simioli. Suona come qualcosa che tiene presente la tradizione senza rinunciare a soluzioni sonore contemporanee.

Perché Carmine Lauretta, classe 1994, nato a Cercola in provincia di Napoli, laureato in Medicina e specializzando, suona da quando aveva dodici anni. “I miei fratelli più piccoli di me già avevano cominciato e io non mi ero mai appassionato a nulla. Non ci avevo mai neanche pensato fino a quando non vidi un amico suonare il flauto traverso a una rappresentazione. Me ne innamorai”. C’è anche uno zio che lo ispira con la musica, e dopo aver cominciato in gruppi di musica popolare al liceo fonda una band metal. “Mi convinsero a cantare, e mi innamorai del palco. Scrivevamo canzoni nostre anche se in un inglese un po’ maccheronico”.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da carmine lauretta (@vesuviano__mln23)

Per anni è stato nel Caro Giovanile del Teatro San Carlo di Napoli, fino a 22 anni. Flautista e corista. “Un’esperienza molto formativa, ti insegna il rigore anche se a volte era un po’ reprimente per il mio spirito libero”. Da pirata insomma. Con i fratelli Vincenzo e Pietro che suonano la chitarra e il piano ha fondato allora la band folk Abcordis con la quale nel 2019 ha pubblicato l’EP Per la fine del giorno. “Non avevo mai pensato di scrivere o di cantare in napoletano. Fino a quando una sera ascoltai in concerto Roberto Colella de La Maschera, mi innamorai del suo modo di scrivere e cominciai anche io a farlo in napoletano. Mi ha ispirato tantissimo il suo modo di renderlo così poetico. È diventata una dipendenza”.

Con la pandemia e il lockdown si ferma tutto: i concerti, la musica, le feste. Abcordis va in ghiacciaia e in quarantena nasce Vesuviano. “A casa mi veniva naturale giocare sui beat, lavorare alla produzione, scrivere. Era l’unica maniera per continuare. Il progetto è nato anche grazie ad Alessandro Maruzzella, dei 41 bis$. Il nome Vesuviano me l’hanno consigliato e mi ci sono trovato subito: sono nato a Cercola, orgoglioso di essere napoletano, la prima canzone depositata alla SIAE con il mio nome si intitolava Figlio di un’eruzione”. Quest’anno è uscito un Ep, Alba Romantica. Si apre con uno spoken su chitarra acustica alla Mannarino e si chiude su un duetto con La Femelle, Rire, in una riuscita soluzione circolare. In mezzo r’n’b, rap, storie di formazione, amori paralleli che non si incontrano, qualcosa di Liberato e un po’ Mahmood. “Vesuviano voglio che sia la somma di tutto quello che ho fatto. Semplicemente vorrei fare quello che mi viene naturale, senza pensarci troppo prima. È difficile per me trovare la strada per il prossimo pezzo, perché è sempre un viaggio, una ricerca anche lunga fino alla soluzione. Sicuramente non voglio perdere nulla di quello che ho fatto”.

E che non è solo musica: Lauretta per anni ha lavorato al carcere di Secondigliano. “È stata un’esperienza che mi ha ispirato tanto, è un mondo fuori dal mondo. Solo dopo mi sono accorto che i reparti hanno i nomi dei mari: una bella coincidenza”. Perché lui si sente un po’ pirata e Vesuviano è un bucaniere partenopeo in bilico tra la tammurriata e l’r’n’b, ispirato anche a Monkey D. Rufy “Cappello di Paglia” di One Piece, un personaggio appariscente, maturato per innamoramenti, quindi passionale, anche barocco e luccicante da un punto di vista estetico, molto fisico dal vivo. E se Lauretta sulla musica lascia aperte le possibilità per sorprendersi, per quanto riguarda i live ha le idee molto più chiare, su quello che vorrebbe diventare.

Sul palco porto il cosplayer di me stesso. La mia idea di concerto è quella di Stromae a Montréal: persone che ballano, che cantano, che si divertono. Strumenti acustici e digitali che si sovrappongono. Una fusione tra quello che c’era prima e quello che c’è oggi. Fiati suonati e drum machine. Chitarre elettriche e acustiche. Voglio che le persone si sentano in viaggio su una barca, mi piacerebbe vederle venire travestite, mascherate”. Un Vesuviano Beach Party. Questo venerdì sarà al Pozzuoli Music Akademia ma in formazione acustica. La prima volta in trio dal vivo, una specie di debutto. Chitarra, voce e percussioni. “Ma siamo in continua evoluzione: la ciurma si allarga”.

L’articolo Vesuviano è un pirata miez ‘o mare: il progetto di Carmine Lauretta tra canzone napoletana ed r’n’b proviene da Il Riformista.