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Conte cancella il Movimento 5 Stelle delle ‘origini’, verso l’addio alle restituzioni: i soldi andranno (quasi) tutti al partito

DiRed Viper News Manager

Nov 24, 2022

L’ennesimo passo indietro, la caduta di uno dei ‘totem’ grillino. Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, secondo quanto rivela un retroscena dell’AdnKronos, sempre ben informata sulle faccende di casa pentastellata, è pronto a mandare in soffitta le restituzioni, un caposaldo del M5S delle origini.

Sono infatti sempre più forti le voci di un cambio di passo all’interno del partito, con una modifica chiara dei regolamenti interni che disciplinano le somme di denaro che i parlamentari 5 Stelle si decurtano per poi donarle a sostegno di progetti pubblici, come i fondi per il microcredito, o al Consiglio nazionale delle ricerche.

Fino alla scorsa legislatura, in cui i grillini erano il gruppo di maggioranza relativa in Parlamento, gli eletti erano tenuti a versare 1.500 euro mensili al fondo per le restituzioni e mille al partito.

Un cambiamento che avverrebbe nell’ottica del finanziamento al partito che, a causa del brusco calo degli eletti, riceverà meno fondi per i gruppi parlamentari e dunque anche al Movimento stesso. Il piano per fare fronte ai problemi economici sarebbe quello di una donazione secca mensile di tutti gli eletti pari a 2mila euro, destinata però interamente alle casse del Movimento.

Saranno poi i vertici a stabilire modalità e importi per opere da destinare ai cittadini – dicono autorevoli fonti del Movimento all’Adnkronos -: una quota parte variabile di volta in volta, a seconda dei margini di spesa disponibili“.

Non solo. I nuovi parlamentari 5 Stelle di questa legislatura potrebbero anche finire per percepire l’indennità di carica, soldi che fino ad oggi erano invece resi alla collettività. Sempre secondo le fonti sentite dall’AdnKronos, due terzi dell’importo dovrebbe finire nelle casse del Movimento, mentre un terzo sarebbe trattenuto dai diretti interessati.

Altra novità riguarderebbe l’assegno di fine mandato. Pare infatti essere finita l’epoca pentastellata in cui personaggi come Alessandro Di Battista, al termine dei cinque anni a Montecitorio nel 2018, restituirono il 100% dell’assegno, pari a 43mila euro. Già Luigi Di Maio, da capo politico dei 5 Stelle, intervenne sulla norma con una prima sforbiciata alla restituzione: due terzi alla comunità, un terzo tenuto dai parlamentari come liquidazione.

Ora l’obiettivo del nuovo corso di Giuseppe Conte è quello di una ulteriore modifica: al vaglio del di garanzia grillino di cui fanno parte Roberto Fico, Laura Bottici e Virginia Raggi, rivela l’AdnKronos, c’è l’idea di scontare dell’80% la restituzione dell’assegno di fine mandato che, tra novembre e dicembre, i parlamentari uscenti del Movimento vedranno accreditato sul loro conto.

Un assist importante ai tanti big al doppio mandato che sono stati fatti fuori dalle candidature a causa del noto tetto delle due legislature imposto da Beppe Grillo, e che Conte non ha potuto ritoccare da leader politico del Movimento.

Quest’ultima modifica però si scontrerebbe proprio con la necessità per i 5 Stelle di ‘fare cassa’ per finanziare l’attività politica sul territorio: lasciare agli ex parlamentari gran parte del “tesoretto” dell’assegno di fine mandato porterebbe la casse del Movimento da un incasso stimato di 4 milioni a meno di 400mila, stima l’AdnKronos.

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