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L’Italia non è un Paese per giovani: la politica ne parla ma non li candida

DiRed Viper News Manager

Set 23, 2022

È davvero un Paese per giovani il nostro? È un Paese pronto a investire sul futuro? È più conservatore o più pronto al rinnovamento? A sentire certi proclami politici verrebbe quasi da credere che sì, siamo pronti a cambiare il passo, che abbiamo fatto strada al nuovo che avanza, che dagli errori del passato abbiamo imparato la lezione. Poi si viene a sapere che alle elezioni del Csm, tanto per fare un esempio legato alla più stretta attualità (lo spoglio è in corso in questi giorni ma già ci sono i primi risultati), stanno vincendo le correnti “tradizionali”, quelle che esistevano prima del caso Hotel Champagne e che continuano ad esistere dopo, come se nulla fosse accaduto, come se tutti i discorsi, le riflessioni, le analisi e le critiche (anche delle stesse toghe) contro lo strapotere della magistratura e delle correnti in particolare non fossero mai esistititi.

Domenica ci saranno altre elezioni importanti per il Paese, le politiche. Si decideranno le prossime sorti della nostra politica, quindi dell’amministrazione della cosa politica, delle strategie di sviluppo e di gestione dell’Italia. Considerato il momento storico che stiamo vivendo, non è roba da poco. Sicurezza, sanità, scuola, lavoro sono i soliti nodi attorno ai quali si cimentano i politici di ogni schieramento. Quante parole si tradurranno in fatti? Staremo a vedere. Intanto assistiamo a una prima incongruenza. Riguarda i giovani. Tutti ne parlano ma in pochi li candidano. Uno studio di Openpolis ha analizzato il fenomeno e sono venuti fuori dati sui quali sarebbe necessario riflettere. Sui quasi cinquemila tra candidati e candidate alle prossime elezioni politiche, solo il 15% ha meno di quarant’anni. Addirittura meno del 3% è under 30. Lo studio di Openpolis sottolinea come uno dei motivi della scarsa presenza dei giovani in politica in Italia è legato a un problema innanzitutto strutturale, «visto che è la Costituzione stessa a imporre dei limiti di accesso in questo senso».

Puntando la lente sulla situazione dei candidati alle prossime elezioni politiche del 25 settembre, si nota che delle 4.746 persone in corsa, 695 hanno un’età inferiore ai quarant’anni, cioè il 14,6% del totale. Vuol dire che un candidato su sette ha meno di quarant’anni di età, una proporzione che si riduce notevolmente se si prendono in considerazione i soli giovanissimi, quelli di età compresa tra i venti e i trent’anni. Ora, è vero che la Costituzione stabilisce che si può accedere alla Camera e al Senato se si hanno rispettivamente 25 anni e 40 anni di età, ma è anche vero che l’età degli esponenti politici è un indicatore del tasso di cambiamento della politica: più l’età è bassa più, in linea di massima, ci sono possibilità che la politica sia proiettata verso cambiamenti e innovazioni. Alla Camera sono candidati 134 giovani di età inferiore ai trent’anni, mentre 561 hanno tra i trenta e i quarant’anni. Il 61,2% dei candidati ha un’età compresa tra i 40 e i 60 anni: 1.359 candidati non superano i cinquant’anni, 1.548 hanno età compresa tra cinquanta e sessant’anni. Facendo un calcolo matematico, l’età media dei candidati alle prossime politiche è di 51,4 anni. Una cifra più elevata rispetto alla media della popolazione italiana che, secondo i più recenti dati Istat, nel 2022 è di 46,2 anni.

«In generale – evidenzia il report – come prevedibile l’età dei candidati al senato è mediamente più elevata rispetto a quella dei candidati alla camera. Ma questo non è l’unico livello di differenziazione». Per quanto l’età media all’interno delle liste principali si attesti piuttosto omogeneamente su valori compresi tra i 49 e i 52 anni, le singole liste e coalizioni hanno avuto approcci diversi nella scelta di candidare persone giovani. Tra le due coalizioni, è il centrosinistra a presentare più candidati giovani (169 persone pari al 17% del totale). Il centrodestra conta 136 giovani candidati (il 12,3% del totale), mentre Azione – Italia viva conta 57 giovani e una percentuale pari al 13,9% del totale. Ultima in questa classifica è Italexit che ha 41 candidati di meno di 40 anni, pari all’11,7% del totale. Movimento Cinque Stelle e Unione popolare invertono la tendenza, proponendo rispettivamente il 19,9 e il 21,1% dei candidati non ancora quarantenni. «Un aspetto centrale della questione dell’accesso giovanile alle istituzioni – spiega lo studio di Openpolis – è anche la posizione in cui la candidatura è posta nel listino plurinominale, al di là del dato quantitativo sulle candidature giovani».

Questo aspetto punta l’attenzione sui candidati capilista: quanti sono giovani? Considerando soltanto i seggi plurinominali, che secondo la legge elettorale Rosatellum costituiscono i 5/8 del totale, si scopre che solo il 12% dei capilista candidati alle imminenti elezioni politiche ha meno di quarant’anni, vale a dire 90 persone su 750. Mentre 228 hanno tra i 40 e 9 50 anni, 255 tra i 50 e i 60, e 139 tra i 60 e i 70. Nella fascia 70-80 anni rientrano 36 candidati capilista e 2 hanno più di 80 anni. Quanto ai candidati ai seggi uninominali, non emergono differenze significative rispetto alla situazione dei capilista al plurinominale. Ma bisogna evidenziare che la posizione del candidato all’uninominale è più complessa, e strategicamente molto vincolata alle singole liste e coalizioni.

L’articolo L’Italia non è un Paese per giovani: la politica ne parla ma non li candida proviene da Il Riformista.