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Le giravolte di Di Maio, ora apre ai detenuti: ma nel suo programma il carcere non esiste

DiRed Viper News Manager

Set 23, 2022

Tra il dire e il fare… ci sono di mezzo i programmi elettorali. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, impegnato nelle ultime battute della sua campagna elettorale, ha incontrato il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello. È stato folgorato sulla via delle elezioni politiche. E fin qui, meglio tardi che mai. Bisogna anche dire, a onor del vero, che è già da un po’ di tempo che Di Maio ha preso le distanze dalle posizioni giustizialiste e forcaiole del suo ex partito di appartenenza (il Movimento 5stelle) per avvicinarsi a posizioni più garantiste e attente ai principi costituzionali. Almeno a parole. E questo va detto. Il problema, però, è che nel programma elettorale del suo neonato partito Impegno civico, Di Maio non menziona mai e dico mai le carceri. Cioè… non c’è un cenno alla riforma del sistema penitenziario italiano, al sovraffollamento carcerario, ai diritti dei detenuti. Niente di niente.

Eppure lui dice che qualcosa vorrebbe fare. Durante l’incontro Di Maio ha rinnovato l’impegno per un intervento sulla carcerazione preventiva delle persone in attesa di giudizio ed ha rimarcato la necessità di intervenire sul sovraffollamento carcerario e su iniziative di reinserimento sociale dei detenuti. Il ministro si è anche soffermato sulla proposta di far scontare le pene ai detenuti immigrati nei loro paesi d’origine. E siamo d’accordo. Anzi, felici. Ma quale occasione migliore delle prossime elezioni per poter mettere nero su bianco cosa si intende fare per le carceri? Non ci è dato di sapere. O forse un po’ lo sappiamo perché Di Maio non parla di carceri nel suo programma elettorale. Perché parlare dei detenuti, degli ultimi, non porta voti. È una regola non scritta della politica, è la faccia peggiore della politica. Però la campagna elettorale sta volgendo al termine e dopo le migliaia di promesse sentite nelle ultime settimane, ci mancava solo: se voti me in omaggio solo per te, solo per questa settimana, un set di pentole in acciaio inox, quindi perché non dire due parole pure sulle carceri. Comprensibile. Più comprensibile e apprezzabile sarebbe stato se due parole le avesse scritte anche nel suo manifesto elettorale.

Solitamente i politici tradiscono le promesse, in questo caso sono promesse da marinaio, un elettore che si prende la briga di andare a leggere il programma elettorale di Di Maio ci metterà poco a capire che non ci sono neanche le premesse per le promesse. Ma andiamo avanti. Ho letto i programmi elettorali dei partiti che domenica saremo chiamati a votare per formare il nuovo Parlamento. Li ho sfogliati tutti e in tutti ritroviamo: sviluppo, crescita, sostenibilità, reddito di cittadinanza, fondi del Pnrr, imprese, famiglie, in qualcuno più temerario anche giustizia e carcere. Sono temi importanti per la società. Libera e ristretta. I nostri leader nei loro manifesti dedicano a questo capitolo poche righe, sempre giustizialiste. Fanno eccezione i partiti che, invece, portano avanti da anni battaglie per un carcere più umano e per aumentare il ricorso alle pene alternative (Alleanza Verdi-Sinistra e Più Europa). Cosa dicono le maggiori forze politiche in campo sulle carceri? Poche righe sotto troverete le diverse posizioni, qui una considerazione: forse era meglio il silenzio.

La coalizione di centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi moderati) parla di un “piano carceri” che prevede maggiore attenzione alla Polizia Penitenziaria e accordi con gli Stati esteri per la detenzione in patria dei detenuti stranieri. Nello specifico, la Lega: riforma dell’ordinamento penitenziario e interventi sulle carceri. Forza Italia: riforma del sistema carcerario e nuovo piano carceri e migliori tutele per gli agenti della Polizia Penitenziaria. Fratelli d’Italia urla la certezza della pena: no a provvedimenti “Svuota carceri”, sì ad accordi bilaterali per far scontare ai detenuti stranieri le pene negli Stati d’origine e, ovviamente, aumento dell’organico e delle dotazioni della Polizia penitenziaria. Su 22 proposte, in 18 casi (l’82 per cento) le varie liste non hanno spiegato da dove prenderanno le risorse per finanziarle, mentre in 4 casi (il 18 per cento) le coperture sono incerte. Ma andiamo avanti. Il Partito democratico, da sempre più attendo ai temi della giustizia e al mondo penitenziario vorrebbe valorizzare gli strumenti di giustizia riparativa anche per superare l’impostazione di un sistema penale incentrato prevalentemente sul carcere, sfruttando le misure alternative e di comunità.

Vorrebbe inoltre rendere strutturali le misure emergenziali applicate durante il Covid e immaginare nuove modalità di esecuzione della pena che prescindano dalla detenzione in carcere e garantiscano contemporaneamente sicurezza e dignità, infine destinare denaro per far sì che ci sia una maggiore assistenza psicologica in carcere. Per il Movimento 5 Stelle invece, riporto testualmente dal loro programma elettorale: “Di primaria importanza saranno le iniziative volte a sostenere l’attività antimafia, in particolare la tutela del 4-bis dell’ordinamento penitenziario in riferimento al cosiddetto “ergastolo ostativo”, all’istituto del carcere duro previsto dall’articolo 41- bis, alle misure di prevenzione e quelle patrimoniali, valutando di inserire i principi di questi istituti in Costituzione. Al fine di garantire l’efficacia dell’attività investigativa sarà infine molto importante difendere e garantire strumenti fondamentali per la lotta al crimine come le intercettazioni, il captatore informatico, la confisca”. Evitiamo di commentare… Azione-Italia Viva si dimostrano i più garantisti e attenti: misure per il sovraffollamento carcerario, rafforzamento delle pene alternative al carcere e una nuova legge sulle detenute madri: mai più bambini in carcere. Infine, il programma di Impegno civico di Luigi Di Maio non contiene nessuna proposta sul tema delle carceri. Come intende tenere fede a ciò che ha detto nell’incontro con il garante dei detenuti? Punto interrogativo.

L’articolo Le giravolte di Di Maio, ora apre ai detenuti: ma nel suo programma il carcere non esiste proviene da Il Riformista.