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Intervista ad Adriano Panatta: “In Cile non ci sentivamo paladini della libertà”

DiRed Viper News Manager

Giu 23, 2022

Solo una volta nella storia dello sport, l’Italia del Tennis si è portata a casa la Coppa Davis, forse il premio più ambito del mondo della racchetta. Era il 1976 e quelli erano gli anni d’oro del tennis azzurro, con una squadra composta da quattro eccellenze, quattro campioni: Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Adriano Panatta e Tonino Zugarelli, capitanati da Nicola Pietrangeli. Con la docu-serie Una Squadra, disponibile per la visione su Sky e Now TV, lo storico produttore di Fandango, Domenico Procacci, si fa regista e mette la sua passione e conoscenza tennistica a realizzazione di un’opera che, seguendo le avventure del Dream Team, quello che in cinque anni aveva raggiunto ben quattro finali di Coppa Davis, riesce a raccontare un pezzo di storia del nostro Paese alla fine degli anni 70.

Materiali d’archivio di dentro e fuori il campo da tennis, vecchie interviste e i racconti dei protagonisti rendono la serie avvincente perché approfondisce sia ciò che successe a livello politico e dell’opinione pubblica in quegli anni sia come veniva vissuto il concetto di squadra allora, come i grandi campioni gestivano fama, allenamenti e pressione. La finale di Davis del ‘76, l’unica vinta, fu quella giocata contro il Cile di Pinochet e per questo al centro di una feroce battaglia politica. Come Procacci racconta nel primo episodio, in Italia, paese finalista, si discute se boicottare o meno il match. Pietrangeli, capitano della squadra, riuscirà a mediare con la politica e a favorire la partenza degli italiani che però saranno molto contestati in patria. Ad un mese dall’uscita evento della serie al cinema e con la messa in onda su Sky, si torna a parlare di questa grande impresa italiana ed internazionale. Incontriamo Adriano Panatta, in perfetta tenuta da tennista, al Filming Italy Sardegna Festival dove ha vinto un premio, il Filming Italy Sport Award. Lo sportivo parte dall’esperienza della serie con Procacci per poi raccontarsi, fare un punto sullo stato dello sport oggi e, visto che siamo in ambiente cinematografico, rivelare le sue passioni cinefile e le sue critiche ai film sul tennis.

Come è stato raccontarsi davanti alla macchina da presa e a Domenico Procacci che è un appassionato e conoscitore di tennis?
Io sono sempre abbastanza me stesso davanti alla macchina da presa, dico sempre quello che penso. Con Domenico è stato facile, è una persona estremamente intelligente per cui sa come porsi e poi secondo me ha fatto una cosa molto bella, pensata e studiata, con singole interviste per cui non ci siamo mai incontrati. Con un montaggio assolutamente straordinario viene fuori questa cosa che è molto carina, divertente e interessante, lo dicono anche i critici e chi l’ha visto.

Cosa prova quando si rivede?
Non lo so, mi ricordo poco. Sono sempre stato me stesso per cui non credo di essere mai cambiato. Quando vedo le interviste mi accorgo che forse è cambiata la voce, però ho sempre risposto come risponderei anche adesso.

Durante la Coppa Davis nel Cile di Pinochet, eravate coscienti del carico politico dell’operazione?
No, non eravamo assolutamente coscienti, eravamo solo molto arrabbiati, la vedevamo come un’ingiustizia. Non è che ci sentivamo i paladini della libertà dello sport ma eravamo talmente sinceri che una parte della coscienza si ribellava a quella cosa lì. L’abbiamo vissuta da ragazzi però, e a guardarlo adesso diventa tutto più facile. A 22 anni i politici li vedi come fossero marziani e forse è ancora così, non è cambiato niente.

Che rapporto ha con il cinema
Sono un grandissimo appassionato di cinema. Sin da giovane, appena potevo, guardavo qualsiasi cosa sopratutto in TV perché nel periodo in cui giocavo non c’era tanto tempo per andare al cinema. Adesso si possono vedere tanti film anche di tanti anni fa ed ho fatto una bella scorpacciata soprattutto durante il Covid.

Quali sono i suoi gusti cinematografici?
Io guardo tutto, posso divertirmi con una commedia molto leggera oppure posso guardarmi Transformers e Caos calmo. Non è che ho la puzza sotto al naso e guardo solamente film impegnati anzi, molti film impegnati mi impegnano talmente che non li guardo. È logico che io abbia, come tutti, un attore o attrice preferito, sarebbe facile dire il neorealismo con Anna Magnani, Aldo Fabrizi. Tutta quella parte lì io la amo moltissimo, perché faccio parte di quella generazione che l’ha vissuta abbastanza. Mi ricordo quando avevo 10-12 anni, a fine anni 50, inizio anni 60, li ho visti praticamente tutti. Stamattina mi sono svegliato e mi sono messo a guardare Poveri ma belli su Raitre, l’ho visto credo per la quarta volta. Era un cinema che io chiamo d’avanguardia per quegli anni lì. Era talmente avanti che il mondo cinematografico internazionale l’ha capito e per questo amava tantissimo il neorealismo italiano. La cosa che mi piace del cinema, dello sport e della musica è quando c’è qualcosa che mi stupisce.

Che ne pensa invece dei film sul tennis?
Sono noiosissimi, e non è questione di essere snob: i film sul tennis sono difficili perché il protagonista non è credibile quando gioca, si vede che non è capace, che non può essere un professionista. Ho visto l’ultimo, Borg McEnroe e hanno fatto uno sforzo di effetti speciali, spendendo un sacco di soldi. Mi è piaciuto l’attore danese che fa la parte di Borg. Deve aver studiato molto perché mi ha fatto quasi impressione, ha la stessa espressione di Bjorn mentre invece l’altro non c’entra niente con McEnroe. Io credo che lo sport sia la cosa più difficile da trasportare al cinema, ha imprese epiche. Mi viene in mente il film sul rugby, Invictus su Nelson Mandela, quello era un pochino più facile ma il tennis è difficilissimo da rendere sul grande schermo.

Che ne pensa dello sport di adesso?
Credo stia subendo un’evoluzione più biomeccanica che talentuosa perché tutti gli sport sono praticati da atleti che hanno preparazioni completamente diverse da quelle che avevamo noi 30-40 anni fa e logicamente, quando la palla è molto veloce, il talento ha meno tempo per esprimersi, non hai tempo per pensare e cercare soluzioni più creative.

Che giocatore sarebbe stato oggi?
Non si può dire, ogni periodo ha i suoi giocatori. Secondo me, chi è stato tra i primi 4-5 giocatori del mondo, lo sarebbe stato in tutti i periodi storici. È una teoria che però non si può provare.

Che cos’è il talento secondo lei?
Ci sono tanti tipi di talento. Se adesso guardiamo il tennis, Federer ha un talento assoluto ma non è che Nadal non ne abbia. La complessità del diventare dei campioni è abbastanza bizzarra. Sicuramente adesso c’è più personalità perché gli interessi sono duplicati, c’è tutto un sistema che gira intorno al tennista. Io un tempo per andare a fare un torneo andavo a prendere l’aereo e basta, adesso c’è tutta una organizzazione dietro uno sportivo che è una corte dei miracoli. È tutto cambiato però è normale che sia così.

Non solo tennis nella sua vita ma anche corse di auto e offshore che ha praticato per anni. Come ci è arrivato?
Io avevo due grandi passioni, uno era il mare e l’altra i motori per cui è stato abbastanza facile. L’offshore l’ho fatto a livello professionistico, ho corso 25 anni, più che con il tennis. È stata un’esperienza molto bella ma molto pericolosa perché ho rischiato di morire almeno 3-4 volte seriamente. Non si può dare una spiegazione però al perché uno fa quella roba lì, andare a 200 all’ora sull’acqua, o lo fai e ce l’hai dentro oppure no. Un po’ come correre in macchina, è la stessa cosa.

Avrebbe voluto fare qualche altro lavoro?
No, è arrivato tutto in maniera naturale l’aver fatto quella cosa lì. Non ho mai pensato di fare l’attore e da bambino volevo fare il medico. È la vita che sceglie per te a volte e non sei tu che scegli la vita.

La cosa di cui si è pentito?
Niente di serio, non ho rimpianti, ma non recrimino niente. Sicuramente con l’esperienza di oggi che ho settant’anni, farei meno errori ma è normale, non si può tornare indietro.

Si è trasferito a vivere a Treviso, come guarda a Roma da lontano?
Roma è una bellissima signora con qualche ruga ma sempre affascinante, dovrebbe andare dal parrucchiere un po’ più spesso e vestirsi un po’ meglio.

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