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Il fatturato delle imprese manifatturiere distrettuali è aumentato del 25% nel 2021

DiRed Viper News Manager

Giu 23, 2022

L‘importanza capitale del PNRR, l‘impatto della pandemia, i rischi geopolitici dettati dal recente scoppio della guerra in Ucraina e l‘urgenza di affrontare i cambiamenti climatici. Ecco quali sono le priorità del quattordicesimo rapporto annuale su economia e finanza dei distretti industriali 2021 di Banca Intesa Sanpaolo. 

Il presidente del Consiglio di Amministrazione Gian Maria Gros-Pietro, il chief economist Gregorio De Felice e il responsabile della ricerca Industry & Banking Fabrizio Guelpa hanno presentato il rapporto all‘interno di una sessione congiunta, con particolare riferimento all‘evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali: c’è stato un forte rimbalzo del fatturato nel 2021: +25,2%, il 4,3% in più rispetto al 2019. Così come è stato ottimo il contributo dell’export, che lo scorso anno ha sfiorato la cifra record di 133 miliardi di euro.

L‘obiettivo, per la banca più importante d‘Italia, è senz‘altro quello di prevedere e prevenire i fenomeni del contesto incerto che ci troviamo ad affrontare oggi, dove l‘economia del paese è ora assalita dallo spettro di eventuali razionamenti e di una contrazione del PIL dopo che sembrava lentamente uscire dalla crisi post-pandemica.

Lo scenario macroeconomico è cambiato, l‘inflazione è permanente. Alla pari di un eccesso di domanda, giunge una interruzione della fase espansiva di politica monetaria. Questa è già una premessa necessaria, che costringe a produrre considerazioni nuove rispetto al futuro che ci attende.

Ci troviamo di fronte a un rallentamento economico.

Potrebbe tuttavia trattarsi di un‘opportunità. Lo spiega bene De Felice: «Il rischio geopolitico scatenato dai conflitti nell‘Europa dell‘est rappresenta un problema per le relazioni commerciali. Potrebbe però al tempo stesso condurci a pensare a un diverso sistema di globalizzazione».

Cambiare la concezione collettiva di globalizzazione. Sembrerebbe un‘ipotesi utopica, eppure conviene affrettarsi ad accettarla. Secondo Intesa è addirittura in grado di aprire scenari affascinanti. La globalizzazione finora si è rivelata un fattore di crescita, sinonimo di libero mercato, di progresso pressoché infinito e di connessioni orizzontali tra le nazioni. Adesso potremmo sperimentare forme di globalizzazione su base continentale o regionale. Potremmo assistere alla divisione del mondo tra realtà atlantica, dominata dagli Stati Uniti, e realtà orientale, dominata dalla Cina e dalla Russia.

«Ma c‘è anche un terzo polo», afferma De Felice. «Riportare al centro l‘Europa e il Mediterraneo, con una sponda sull’Africa. Abbiamo troppo trascurato l’Africa in questi anni. L’energia rinnovabile potrebbe essere prodotta da lei in vista della transizione ecologica. Una relazione con il continente africano sarebbe molto utile e torneremmo a vedere l’Italia in una posizione di autorità».

Un punto chiave per reagire alla situazione è una forte ripresa degli investimenti: puntando sull’ambiente.

«L‘Italia che produce è composta di unità produttive attrezzate e competenti», dice Gros-Pietro. «Esse costituiscono un motore, ed è a loro che dobbiamo affidarci. I dati dimostrano che abbiamo a che fare con cambiamenti profondi e molto vasti Sono cambiate le condizioni geopolitiche, ci sono i cambiamenti climatici», ha aggiunto. «Questa è una opportunità. Servono investimenti. La liquidità c’è. È il momento di attivare il capitale. Basta scegliere le direttive».

Fondamentale è la presenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, di cui la maggior parte degli italiani è ancora troppo poco consapevole. Di 400 miliardi, Intesa ne ha destinati 270 alle imprese. «La digitalizzazione è una delle direttive sopracitate per intervenire sulla transizione ecologica, energetica e globale. È lì che dobbiamo spostare gli investimenti», conclude il presidente del Consiglio d‘Amministrazione.

Articolo proveniente da Linkiesta