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Faida al Fatto Quotidiano, Furio Colombo si scaglia contro Travaglio per la serata in onore di Orsini

DiRed Viper News Manager

Mag 14, 2022

Il Fatto è scosso da un dissidio interno. Succede che Furio Colombo, tra le più autorevoli firme del quotidiano, ha scritto una lettera di fuoco al suo direttore, Marco Travaglio. Una presa di distanze che ha pochi precedenti. Le posizioni che giudica smodatamente filorusse della testata non gli vanno giù. Nel mirino c’è Alessandro Orsini. “Come faccio a scrivergli accanto? Chi dei due è il falsario?”, scrive Colombo, in una lettera che viene pubblicata sul giornale insieme a una risposta di Travaglio e una di Padellaro. Il Fatto è a un bivio, dice Colombo. Orsini o lui. “Non posso più rendermi complice”.

Il Fatto dal 24 febbraio si occupa della guerra su posizioni contrarie al sostegno militare all’Ucraina. Sposando l’enfasi delle posizioni e dei paradossi di Orsini e concedendo a Massimo Fini tutto lo spazio per dar sfogo al suo vecchio amore per la provocazione. E se i dibattiti accesi, le posizioni dissonanti affiorano in tutte le testate, al Fatto la storia di Furio Colombo – l’Americano, lo chiamano, per i suoi lunghi anni da corrispondente negli Usa – ha portato a uno scontro apicale. Marco Travaglio argomenta: “Diamo spazio a chi non ne trova sugli altri giornali”. E che spazio, accidenti. Peter Gomez e Antonio Padellaro fanno quadrato intorno al direttore: “Già scritto tutto quello che c’era da dire”, si trincerano. Ma l’ombra della scissione si allarga. Anche Gad Lerner fa sapere di non poter rimanere più in silenzio: “Condivido gli stati d’animo di Furio Colombo e nella sostanza, al di là dei dettagli, condivido il suo punto di vista”, dice. I redattori da noi contattati confermano: “La situazione qui è molto delicata, non ci fate parlare”.

Un brutto clima, aggravato dalla deriva politica che Marco Travaglio suggerire all’orecchio di Giuseppe Conte, che minaccia la rottura della maggioranza di unità nazionale al prossimo invio di sistemi di difesa in Ucraina. Temi caldissimi, che fanno discutere, come è normale, nei giornali. Al Messaggero due mesi fa hanno deciso di poter fare a meno della collaborazione di Orsini. Al Corriere gli editorialisti alternano posizioni sfumate, più o meno dure con la Russia. Ma di rotture non ce ne sono state. Pochi i precedenti: si ricorda quando Indro Montanelli, contrario all’entrata in politica di Berlusconi, lasciò il Giornale per fondare “La Voce”. A Repubblica, nel marzo 2016, la redazione protestò contro il direttore, Mario Calabresi, che era volato al Cairo per intervistare Al-Sisi in merito al sequestro Regeni. Circolò un documento promosso da Carlo Bonini, rimasto per la verità senza esito.

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