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Saper distinguere salute mentale e benessere psicologico

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La pandemia ha portato notevoli cambiamenti nelle tematiche relative alla psiche. Questo è accaduto per l’aumento drammatico del disagio psicologico e dei disturbi mentali tra la popolazione, ma anche perché si intravede una evoluzione nel rapporto che le persone hanno con questi aspetti. Ci sono meno timori a parlarne: nei mesi scorsi ci sono stati esempi di atleti famosi che hanno raccontato senza vergogna di aver sofferto di problemi di questo tipo.

La pandemia che stiamo attraversando, con le sue emergenze, le incertezze, le novità che ha segnato, ha spinto molte persone a guardarsi dentro, a fare i conti con le proprie emozioni, paure e vissuti. I lockdown, le lontananze o le convivenze forzate, le lunghe quarantene hanno consentito e in vario modo determinato nuove consapevolezze, hanno costretto a ritrovare e ridefinire relazioni.

Si è in qualche modo modificato il rapporto tra dimensione fisica e psicologica. Lo spostamento online degli incontri, delle riunioni, del lavoro, ha cambiato questa relazione, rendendo prima necessitato e poi possibile e spesso conveniente, lo sdoppiamento tra queste dimensioni.

In questo clima si sta cominciando sempre più a comprendere che il ben-essere, cioè una buona organizzazione e un buon funzionamento della nostra psiche, è un requisito fondamentale non solo per la salute, ma prima ancora per vivere una vita piena e soddisfacente, per realizzare noi stessi, per costruire buone relazioni, per stare validamente nella Comunità, in sintesi direi per amarsi in modo non egoistico, amare ed essere amati.

Sviluppare il ben-essere psicologico è fondamentale non solo per la salute (fisica e mentale), ma anche per la vita sociale e per aprirsi alla dimensione spirituale, fonte di significato e di senso per la nostra esistenza.

L’OMS ci dice che la salute è la risultante del benessere fisico, psichico e sociale, quindi il ben-essere è un pre-requisito per stare in salute, un fattore protettivo della salute fisica e mentale quando è a livelli adeguati e, all’opposto, un fattore di rischio quando il benessere è compromesso o inadeguato.

Dal punto di vista della società e delle politiche da adottare questo vuol dire che ci si deve preoccupare innanzi tutto di promuovere il ben-essere, che nell’infanzia e nell’adolescenza vuol dire creare le condizioni per un adeguato sviluppo psicologico, sapendo che una psiche consapevole, aperta, è una condizione fondamentale per conoscersi e orientarsi in un mondo complesso.

Servono quindi strategie diffuse e collettive per promuovere e sostenere il ben-essere psicologico, oggi fortemente compromesso, creando le condizioni per intercettare il disagio in modo precoce, senza patologizzarlo. In sostanza dobbiamo puntare, come abbiamo fatto con il Covid, a fare prevenzione del contagio oltre che aiutare i contagiati e curare gli ammalati.

È vero che molte situazioni hanno ambiti di sovrapposizione ma, anche in questo campo, conoscere è fondamentale per prendere buone decisioni. Nel pubblico abbiamo bisogno di potenziare i servizi di salute mentale ma c’è necessità di creare una rete per la prevenzione e promozione del benessere psicologico, che faccia perno sulla scuola, sulle cure primarie e le case di comunità, sui servizi del welfare.

Dobbiamo fare in modo che le grandi infrastrutture sociali diventino anche infrastrutture per il benessere se vogliamo bloccare il trend di deterioramento a cui assistiamo da anni e invertire la tendenza. Ne abbiamo bisogno non solo per la salute, mentale e fisica, ma anche per lo sviluppo e la convivenza sociale.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia