• Ven. Gen 28th, 2022

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Replica agli scettici della detassazione delle assunzioni dei giovani

Detassare in modo consistente le assunzioni dei giovani, con un taglio del cuneo fiscale del 100% fino a 25 anni e del 50% da 25 a 30 anni. È la proposta di Azione, ne ho parlato qui qualche giorno fa. In risposta al mio breve post sui social è arrivata, da più parti, una critica alla quale è utile rispondere. Sintetizzo così il pensiero dei più tiepidi: “Ma in questo modo non si favoriscono i giovani penalizzando ulteriormente chi, pur non essendo giovane, si trova ai margini del mercato del lavoro?”.

L’argomentazione avrebbe una certa logica, quantomeno di primo acchito. Ma, appunto, solo come riflesso condizionato a una proposta che, viceversa, va a vantaggio di tutti pur avendo come destinatari primari gli under 30.

Provo a spiegarmi, la disoccupazione giovanile è prossima al 30%, siamo al secondo posto nella eurozona. Significa che una vastissima parte degli under 30 è a carico delle famiglie e del welfare. Con una forte inversione di rotta passerebbe dall’essere a carico della comunità a farsene, almeno in parte, carico. Non è poco, anzi è moltissimo in un Paese che ha visto accedere i più giovani in maniera sempre più rilevante alle misure di sostegno al reddito. È sufficiente ricordare che più di un terzo dei beneficiari del reddito di cittadinanza sono proprio under 30 (1.208.843 su un totale di percettori pari a 3.005.878).

Questa considerazione, da sola, non smonta però l’argomentazione degli scettici. Per farlo è necessario andare più a fondo nei meccanismi che regolano le assunzioni. Anzitutto va detto che siamo in una fase di espansione della nostra economia dopo una lunga contrazione. Espansione significa anche potenziali assunzioni. Tuttavia, in una realtà di piccole e medie imprese come quella italiana, si rischia di assistere a una competizione tra lavoro vero, quello che giustamente cercano gli over 30 che devono ricollocarsi e che hanno con tutta probabilità numerose spese a cui fare fronte dall’affitto al mantenimento dei figli, e lavoro purchessia, quello di cui sovente si accontento gli under 30 a fronte del gigantesco tasso di disoccupazione in quella fascia di età, anche per il fatto che in molti casi possono contare sull’aiuto delle loro famiglie. 

Insomma, l’effetto “discriminazione” verso gli over 30 che paventano i detrattori rischia di esserci in misura molto maggiore se non si interviene prima sul tasso di disoccupazione giovanile.

A questo si aggiunge che è necessario creare un trend positivo tra domanda-lavoro-domanda-lavoro. I giovani assunti utilizzerebbero parte dei loro stipendi per costruire la loro autonomia (finalmente!) e, di conseguenza, aumenterebbe la domanda in molti settori. All’aumento della domanda è del tutto ragionevole aspettarsi un aumento dei posti di lavoro. E così via.

Un’ultima considerazione va rivolta a chi chiede, viceversa, che il cuneo fiscale sia tagliato per tutti. È naturale che un taglio complessivo del cuneo sia sempre auspicabile (non lo dico io, ma l’OCSE: siamo ai primi posti al mondo per tasse e oneri sul lavoro). Tuttavia un piccolo taglio per ciascuno non produce un effetto di sistema. Individuare verticali su cui effettuare tagli incisivi e strategici significa scegliere. In altre parole fare politica. E oltre ai giovani andrebbe tagliato in modo consistente il cuneo per le attività, per esempio, che innovano. Ma questo è un altro tema, se ne parlerà.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia