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Detassare le assunzioni dei più giovani, perché no?

La situazione dei giovani in Italia è drammatica, nota e affrontata a intermittenza. Un dato su tutti: la disoccupazione giovanile ha sfiorato il 30% e ci colloca al secondo posto nell’eurozona. 

I giovani che non studiano e non lavorano aumentano di anno in anno, il tasso di abbandono scolastico è tra i più alti in Europa e ogni anno assistiamo a un’emorragia di ragazze e ragazzi che vanno altrove a costruire il loro futuro. 

È un’emergenza, se può considerarsi un’emergenza un problema ormai cronico. E certo è un parametro vitale ormai fuori controllo della nostra economia e della nostra vita democratica. Perché se i giovani sono in larga misura esclusi dal mondo del lavoro, anche la democrazia inevitabilmente ne soffre.

E la politica deve porsi con urgenza il tema della quantità del lavoro per i giovani e anche della sua qualità. In termini di retribuzione, continuità, prospettive.

Trovo particolarmente solida la proposta di Azione di una detassazione delle assunzioni dei più giovani. In particolare si propone un taglio del cuneo fiscale del 100% fino a 25 anni e del 50% da 25 a 30 anni.

È una proposta sulla quale vale la pena insistere, che va messa al centro del dibattito, fatta diventare persino un elemento divisivo se serve. Perché una risposta coraggiosa e determinata al problema della disoccupazione giovanile può diventare spartiacque di un modo di vedere il presente e il futuro del Paese.

Non è la prima volta che un parametro vitale della nostra economia – e di conseguenza della nostra società – registra valori preoccupanti. A inizio 1984 l’inflazione galoppava, aveva superato i 12 punti percentuale. In larga misura era conseguenza del meccanismo di adeguamento automatico dei salari che creava una costante escalation prezzi-salari-prezzi. E che finiva per mettere fuorigioco interi settori. 

Il decreto del 14 febbraio 1984 (noto come decreto di San Valentino) invertirà la tendenza tagliando di tre punti la scala mobile. Seguirà una campagna referendaria violentissima per tornare alla situazione antecedente. Fino al referendum, che nel 1985 con il voto degli italiani confermerà definitivamente le scelte prese nel decreto (nel frattempo l’inflazione e il suo impatto erano diminuiti in modo considerevole).

Una scelta forte, una battaglia chiara e divisiva. Una battaglia vinta che ha cambiato radicalmente la situazione occupazionale nel Paese.

E se l’inflazione di inizio 1984 fosse la situazione giovanile del 2021? Non so fino a che punto la scala mobile di allora sia accostabile al cuneo fiscale di oggi, che pesa in modo determinante sulle assunzioni dei più giovani. Ma siamo a dicembre, non manca molto al 14 febbraio. Sarebbe tempo di un nuovo decreto di San Valentino…

Articolo proveniente da Huffington Post Italia