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Un sottomarino nucleare cinese rialza la tensione nello stretto di Taiwan

XIAOPINGDAO NAVAL BASE, CHINA-JANUARY 17, 2013: Xiaopingdao Naval Base, also referred to as the 62nd Submarine Training Base, is located on the Yellow Sea just outside of Dalian in Liaoning Province, 450 kilometers east-southeast of Beijing, China. The base is operated by the Chinese People’s Liberation Army Navy (PLAN) North Sea Fleet and is believed be used to prepare submarines for ballistic missile testing. This January 17, 2013, satellite image shows one Type 094 Jin Class (SSBN) submarine, one possible Qing Class (SSB) submarine and two Type 041 Yuan Class (SSK) submarines at the base. (Photo DigitalGlobe via Getty Images via Getty Images)

Prima è emerso il periscopio, poi tutto il resto del sottomarino. Non stiamo parlando di una scena di un classico film di guerra, ma dell’avvistamento – prima satellitare, poi addirittura visivo – dell’emersione in pieno giorno di un sottomarino nucleare della Marina militare cinese nelle “caldissime” acque dello stretto di Taiwan. Lo ha rivelato l’analista militare americano dell’USNI – U.S, Naval Institute, Hi Sutton, sul suo sito personale, “Covert Shores”, dove ha pubblicato le relative immagini riprese dal satellite Sentinel 2 alle 10 e 21 del mattino (ora locale) del 29 novembre: “malgrado il Sentinel 2 scatti immagini a definizione relativamente bassa”, spiega Sutton, si può identificare chiaramente un sottomarino nucleare “SSBN classe 094 Jin, che sta transitando nello stretto di Taiwan. Il sottomarino sta transitando a nord dalla base sottomarina di Yulin nel Mar Cinese Meridionale. È completamente emerso e viaggia scortato a breve distanza da un’altra nave della Marina del Pla” (l’Esercito Popolare di Liberazione cinese). Insomma, le acque attorno a quella che Pechino si ostina a considerare solo una “provincia ribelle”, parte della Cina, e ad essa destinata a ricongiungersi prima o poi, volente o nolente, si confermano come il luogo “più minaccioso al mondo” (secondo la recente definizione dell’Economist), dove il rischio di uno scontro frontale tra la superpotenza cinese e le sue mire espansionistiche (non soltanto su Taiwan, ma anche su buona parte del Mar Cinese Meridionale) resta sempre reale.

Di fronte all’emersione del sottomarino cinese, gli esperti militari internazionali hanno anche evidenziato come fosse insolito che un sottomarino missilistico balistico affiorasse in superficie, in particolare nel caso di un mezzo ad avanzatissima tecnologia della Marina PLA come appunto l’SSBN tipo 094. I sottomarini di classe Jin trasportano missili balistici JL-2, che hanno una portata di circa 7.000 chilometri, ovvero sono in grado di raggiungere e colpire le coste degli Stati Uniti. L’ultima versione del sottomarino , il tipo 094A, è entrata in servizio ad aprile e, secondo quanto si sa, trasporta i più potenti missili balistici JL-3, dotati di una gittata che va oltre i 10.000 km.

Ben conscia della minaccia potenziale cinese, Taiwan ha varato da tempo un suo progetto di difesa anti sommergibile, che ha avuto inizio ufficialmente nel 2017, formalmente noto come programma Indigenous Defense Submarine, con il nome in codice Hai Chang, che in cinese significa “prosperità del mare”. L’armatore CSBC dovrebbe consegnare la prima delle otto navi previste entro il 2025, secondo le dichiarazioni del governo di Taipei. Il valore del progetto è stimato in ben 16 miliardi di dollari, secondo l’International Institute for Strategic Studies di Londra.

La tensione tra Cina e Usa (e l’intero mondo Occidentale, si può tranquillamente aggiungere) rimane dunque altissima, ancor più dopo che l’organizzazione Umanitaria internazionale “Safeguard Defenders” ha rivelato oggi che Pechino ha fatto pressioni su parecchi governi stranieri affinché estradassero i cittadini di Taiwan in Cina come parte di uno sforzo per minacciare l’isola autogovernata. Secondo quanto rivelato, la Cina avrebbe preteso – e ottenuto – l’espulsione di almeno 600 cittadini di Taiwan sulla terraferma invece che sull’isola di fatto indipendente – come sarebbe stato loro garantito dal diritto internazionale, in quanto cittadini appunto della ROC, la Republic of China di Taiwan – e la pressione è aumentata da quando la presidente indipendentista Tsai Ing-wen (vero e proprio “nemico pubblico numero uno” di Pechino) è stata riconfermata alla presidenza dell’isola.

Secondo l’indagine del gruppo per i diritti umani, che incentra i suoi controlli sulla Cina – sono almeno 610 i cittadini taiwanesi estradati o deportati da governi stranieri in Cina invece che a Taiwan, tra il 2016 e il 2019, principalmente da paesi asiatici ma anche da Spagna, Armenia e Kenya. La maggior parte di loro era stata accusata di frode telefonica, un reato decisamente di piccola entità. E’ risaputo come, una volta in Cina, la loro posizione – in quanto cittadini della “isola ribelle” – sarà molto difficile, e non è escluso che possano andare incontro a penne severissime. Il rapporto afferma che i trasferimenti sono spesso avvenuti dopo che ai taiwanesi è stato negato il supporto consolare e. una volta arrivati ​​in Cina, qualsiasi comunicazione con funzionari o familiari a Taipei . “Questa persecuzione internazionale dei cittadini di Taiwan equivale a un vero e proprio attacco alla sovranità taiwanese e fa parte della più ampia campagna globale condotta da Xi Jinping per sfruttare i trattati di estradizione, gli accordi reciproci di applicazione della legge e altre istituzioni multilaterali per gli obiettivi politici del Partito comunista cinese”, si legge testualmente nel rapporto pubblicato oggi da Safeguard Defenders, che afferma anche che la Cina “ha negato impunemente i diritti umani fondamentali, con politiche che includono la detenzione arbitraria, le sparizioni forzate e le confessioni forzate”.

Anche se, come è noto, la Cina non riconosce l’autonomia di Taiwan e ne rivendica il governo secondo il principio di “una sola Cina”, Pechino e Taipei hanno concordato più di un decennio fa che le polizie dei rispettivi Paesi avrebbero lavorato insieme nel caso di indagini in paesi terzi, specie quelle finalizzate alle richieste di estradizione per riportare i sospetti all’estero nei rispettivi territori. Ma ormai da tempo, Pechino ignora sistemicamente quell’accordo, e le rivelazioni odierne dimostrano che molti governi nel mondo si sono piegati in silenzio alla prepotenza cinese, timorosi di poter subire, in caso di rifiuto, ritorsioni, soprattutto economiche.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia