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Un piano triennale per il sorpasso tecnologico cinese

Media staff work next to screens showing live images of China's President Xi Jinping speaking during the opening ceremony of the China International Import Expo (CIIE), at the media center of the CIIE in Shanghai on November 4, 2021. - China OUT (Photo by AFP) / China OUT (Photo by STR/AFP via Getty Images)

Fortemente voluto personalmente dal presidente Xi Jinping, Pechino ha annunciato oggi il varo di un nuovo e inedito piano triennale per rinnovare dalle fondamenta l’intero settore scientifico e tecnologico nazionale cinese. Si tratta di una vera e propria rivoluzione del comparto tech del Dragone, finalizzato a garantire l’indipendenza del Paese nel settore, ma soprattutto a confrontarsi con il rivale sistemico, gli Usa, anche in quest’ambito, di enorme valore economico e strategico. Del resto, ormai, rinnovare il sistema tecnologico in Cina era diventano imperativo, dopo che le sanzioni statunitensi avevano fortemente limitato l’accesso cinese all’approvvigionamento e alla produzione di chip avanzati. L’ambizioso piano verrà gestito dalla Central Comprehensively Deepening Reforms Commission, un’agenzia governativa guidata direttamente da Xi – la qual cosa, da sola, sta ad attestarne l’importanza – che oggi ha approvato li progetto per il triennio 2021-2023.

Si tratta di vincere una “dura battaglia”, ha detto infatti Xi nel presentare il progetto, con l’obiettivo finale istituzionale di garantire “l’autosufficienza e l’auto-potenziamento nella tecnologia”, aumentando l’autonomia del settore dall’estero e investendo in maniera sempre più massiccia nelle proprie risorse tecniche e scientifiche interne. Secondo quanto riportato dall’agenzia di Stampa Statale Xinhua, Xi ha anche affermato che la Cina ha compiuto “progressi sostanziali” nel suo sistema tecnologico, ma il Paese sconta ancora una serie di punti deboli e di barriere istituzionali che ne rallentano il progresso. L’idea di Xi e della Commissione Centrale Comprensiva per lo Sviluppo delle Riforme, è quella di attingere alle risorse e al know how proveniente non soltanto dal settore pubblico, ma anche da quello privato, per sviluppare i comparti – considerati decisivi per lo sviluppo futuro – dell’intelligenza artificiale e dell’informatica quantistica.

A spingere Pechino verso il varo di questo ambizioso piano di sviluppo nel settore, ha giocato ovviamente un ruolo molto importante l’embargo Usa su Huawei, che è stato direttamente citato come un chiaro ammonimento che deve spingere la Cina a sviluppare tecnologie proprie, che riducano la dipendenza dai fornitori stranieri. in un lungo articolo sul tabloid del Partito Comunista Cinese, il People’s Daily, il vicepremier Liu He si è spinto fino ad affermare che da questo piano dipenderà la stessa sopravvivenza del Paese. Sempre secondo quanto riportato dalla Xinhua, Xi ha anche esortato il mondo della ricerca tecnologica cinese ad essere maggiorente orientato agli obiettivi piuttosto che alla speculazione scientifica astratta, e soprattutto alla risoluzione dei problemi pratici.

La necessità per Pechino di riformare il suo sistema tecnologico e scientifico è nata in realtà già prima che gli Usa intervenissero con le note restrizioni e limitazioni nel settore, limitando l’accesso della Cina ai chip avanzati, la maggior parte dei quali vengono attualmente prodotti utilizzando tecnologie americane. Nel 2014, nel tenere il suo discorso all’Accademia cinese delle scienze, Xi Jinping già affermava che per molto tempo la Cina aveva sofferto per una “sostanziale incapacità” di tradurre i risultati della ricerca nella pratica economica utile al Paese.

Il 19 novembre scorso, nel corso di una riunione del Politburo, l’organismo decisionale del PCC, Xi Jinping ha definito quella della “sicurezza tecnologica” una delle aree chiave dell’’agenda per la sicurezza del Paese dal 2021 al 2025. Sempre nel corso di quella riunione – che è stata propedeutica al varo del nuovo piano tecnologico triennale odierno – i vertici del Partito hanno discusso del miglioramento della capacità della Cina di governare le aree della biosicurezza, della sicurezza di Internet e più in generale dei dati e dell’intelligenza artificiale; tutti settori che Pechino ritiene fondamentali per la visione del futuro della Cina. Secondo il resoconto del vertice, reso noto da Xinhua, Xi ha concluso affermando che la Cina deve rafforzare la “resilienza” della ricerca tecnologica-scientifica e la sua capacità di “resistere agli impatti”. Il riferimento è alla nuova legge sulla sicurezza dei dati, entrata in vigore il 1° settembre scorso, e a quella sulla protezione delle informazioni personali, introdotta il 1° novembre, che hanno implementato nuove regole e regolamenti che limitano i flussi di dati transfrontalieri e impongono la geolocalizzazione degli stessi dati.

La partita – per non dire guerra – che si combatte sul fronte della tecnologia e in particolare dei microchip, tra Usa e Cina resta agguerrita, tanto che di recente l’azienda sudcoreana SK Hynix, uno dei maggiori fornitori al mondo di chip di memoria – necessari a qualsiasi strumento tecnologico, dagli smartphone ai data center – aveva lanciato l’allarme. I piani di produzione dell’azienda coreana , che da sola copre il 15% del mercato globale di chip DRAM, prevedevano infatti la ristrutturazione e il massiccio ampliamento di un’enorme struttura che l’azienda ha in Cina, attraverso l’installazione di macchinari per la litografia ultravioletta (EUV) realizzati dalla olandese ASML, ma gli Stati Uniti avevano bloccato tutto. Secondo il Dipartimento della Difesa americano, infatti, sarebbe stato troppo rischioso mettere a disposizione della Cina questa sofisticata tecnologia, che Pechino avrebbe potuto utilizzare a scopi militari.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia