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“Prevenire prima di reprimere”: la legge dem sul radicalismo islamico verso l’Aula

La lotta contro la radicalizzazione islamica, in Italia come altrove, è una lotta a metà se si limita alla repressione. Sembra partire più o meno da questo assunto la proposta di legge, nata dal Pd ma che ha ricevuto un ampio consenso in commissione, che approderà in Aula alla Camera il 29 novembre. Nel testo, 12 articoli, si prevede, tra l’altro, di istituire un Centro nazionale sulla radicalizzazione al Viminale, in grado di monitorare il fenomeno e di disporre ogni anno un piano per prevenirlo. La struttura dovrebbe avere anche delle basi sui territorio, proprio per rendere il contrasto al fondamentalismo più capillare. Ed effettivo nei luoghi particolarmente sensibili, come le carceri, le scuole, la rete. “Il Pd si è riappropriato delle parole sicurezza e libertà”, ha detto Enrico Borghi, parlamentare dem e componente del Copasir durante la presentazione della proposta che il Pd si augura corra veloce in Aula. L’obiettivo è arrivare al sì di Montecitorio entro metà dicembre, e farlo con il più ampio dei consensi possibili. Lo richiede il tema, così delicato, così complesso. Ma a ostacolare l’approvazione potrebbe arrivare lo sgambetto di Lega e Fratelli d’Italia: “Chiediamo loro – è l’appello dei dem – di non trasferire in quella sede la discussione su temi come il rapporto con l’Islam, di non piantare bandierine, altrimenti rischiamo di perdere un’occasione”.

La storia di questa legge, a prima firma di Emanuele Fiano affonda le radici nella scorsa legislatura. Il testo, infatti, era stato steso da Andrea Manciulli e Stefano D’Ambruoso, entrambi all’epoca deputati, esperti del tema e relatori del decreto antiterrorismo. La Camera aveva dato il via libera, ma il progetto si arrestò al Senato, imbattendo poi nella fine della legislatura. Manciulli, ora presidente di Europa Atlantica, e D’Ambruoso, pm che ha dedicato buona parte della carriera al contrasto al terrorismo, hanno sottolineato la necessità che le camere finiscano il lavoro. Un’urgenza ribadita anche dall’ultima relazione del Copasir in materia: “La legge sarebbe stata importantissima già negli anni scorsi, ma rischia di esserlo ancora di più da ora in poi. Anche perché con la pandemia, che ha portato i giovanissimi a stare molto tempo in casa, c’è il pericolo che gli adolescenti che simpatizzano con il fenomeno aumentino”, ha detto Manciulli. “La mia attività quotidiana, il mio occuparmi ogni giorno di repressione – ha sottolineato D’Ambruoso, mi inducono a dire che solo questa non basta”. Anche perché, proprio per come si è evoluto il radicalismo islamico – non più quello organizzato e sistematico di Al Qaeda, ma quello che si alimenta di lupi solitari, che sfrutta emarginazione e disagio sociale – rischia di essere poco efficace. “Non si possono proteggere con i militari di strade sicure tutti i singoli bar”, ha detto, a titolo di esempio, Alberto Pagani, deputato del Pd e componente della commissione difesa. Prima di arrivare alle questure, alle carceri, alle inchieste, alle condanne – è il senso del ragionamento che ha portato al provvedimento – la battaglia, ancora lunga, contro il fondamentalismo si deve giocare con la cultura, le istituzioni, i territori. Sempre che la maggioranza dei parlamentari si mostri d’accordo e questo provvedimento veda finalmente la luce.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia