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La storia di Anna, vittima di violenze da parte dell’ex: “L’ho denunciato per i miei figli”

DiRed Viper News Manager

Nov 25, 2021

«Mi sono sposata dopo dieci anni di fidanzamento, e di insulti, schiaffi e tirate di capelli. Per me era tutto normale, venivo da una famiglia dove l’educazione si impartiva anche con le botte». Anna A. accetta di raccontare al Riformista la sua storia finita al centro di un processo che ha portato alla condanna dell’ex marito.

«Lo conobbi nel 1994 che già era violento ma diciamo che me lo facevo star bene. Lo giustificavo pensando che fosse geloso e segnato dal trauma vissuto da bambino quando suo padre morì. Dal nostro matrimonio sono nati due figli. Nel 2016, quando i bambini avevano intorno ai dieci anni, decisi di separarmi. Gli dissi che non lo amavo più ma in realtà fu una decisione presa dopo aver proiettato nel futuro i miei figli: avevo immaginato mio figlio ricorrere alle mani durante una lite con il padre e passare un brutto quarto d’ora se fosse cresciuto ancora in quell’ambiente, e avevo immaginato mia figlia rassegnata, dietro mio esempio, a considerare normale che una donna sia picchiata da un uomo. Ecco, quel pensiero segnò un punto di non ritorno, mi spinse a cambiare la mia vita e assumermene la responsabilità. Lui reagì mettendomi le mani alla gola, si fermò grazie a mia figlia che si svegliò. Ci separammo in maniera consensuale perché accettai tutte le sue condizioni economiche, ma me lo ritrovavo ovunque, che inveiva e prendeva a calci la mia auto. Un giorno mi stordì con il casco, mi sputò in faccia e mi picchiò. In quel momento pensai di morire e di non vedere più i miei figli. Fu allora che lo denunciai. Chi raccolse la mia denuncia non fu molto sensibile, mi consigliò semplicemente di andare al pronto soccorso. Da sola andai all’ospedale Cardarelli e lì, grazie al codice rosa, trovai un aiuto psicologico e il prezioso supporto dell’avvocato Giovanna Cacciapuoti, la spalla forte che in questi anni mi ha aiutato a non mollare, a superare la paura ogni volta che il mio ex mi pedinava. Ho vissuto con il terrore perenne che potesse accadermi qualcosa da un momento all’altro. Carabinieri e poliziotti che raccolgono questo tipo di denunce devono avere grande sensibilità e pensare che per una vittima di violenza un giorno può valere un anno».

La storia di Anna è una storia purtroppo come le migliaia di storie di vittime degli uomini. è la giornata dedicata alla violenza sulle donne. La Campania è tra le regioni con il più alto tasso di violenza di genere. Sei, dei 97 femminicidi registrati negli ultimi undici mesi in tutta Italia, sono avvenuti nella nostra regione. Dall’inizio dell’anno sono in aumento anche le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e dei divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (da 1.584 a 1.740). Dall’entrata in vigore del Codice rosso, due anni fa, si sono contati 4.324 casi in tutta Italia, 340 dei quali in Campania. Costrizioni e induzioni ai matrimoni, un’altra forma attraverso la quale si consuma la violenza di genere che con il Codice rosso si vuole contrastare, sono cresciuti nel 2021 del 143%, passando da 7 a 17 episodi. E sono ancora troppi i drammi invisibili, perché oltre il 60% delle donne non denuncia neanche alle amiche più intime le violenze e i maltrattamenti subiti.

L’età di vittime e carnefici, intanto, si abbassa sempre di più: il picco tra i 18 e i 35 anni. Di qui, come sottolineato dalla delegata del presidente della regione alle Pari Opportunità Rosetta D’Amelio, la necessità di una svolta culturale che coinvolga le giovani generazioni, fin dall’infanzia. I ministri Carfagna e Bonetti hanno varato un bando di 300 milioni di euro affinché i beni confiscati della Campania siano destinati e adattati per accogliere donne vittime di violenze. C’è, però, un vuoto da colmare secondo l’avvocato Valentina de Giovanni, presidente del distretto napoletano dell’Associazione avvocati matrimonialisti: «Il Codice rosso è stata l’ennesima occasione persa – afferma – Senza risorse adeguate e senza una rete, la legge attiva una risposta immediata per la donna che denuncia, ma poi il sistema finisce per lasciarla sola, spesso ancora in balìa del suo aguzzino». La senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio, propone di «investire di più nella protezione e in un maggior utilizzo dei braccialetti elettronici».

L’articolo La storia di Anna, vittima di violenze da parte dell’ex: “L’ho denunciato per i miei figli” proviene da Il Riformista.