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Viola Ardone, Peppe Barra, Domenico Ciruzzi e Patrizio Rispo: “Manfredi, così va cambiata la cultura”

DiRed Viper News Manager

Ott 27, 2021
«Un piano strategico per la cultura, ascolteremo le diverse realtà. Certamente è una delega importante e ci sarà una struttura che mi affiancherà. Una sorta di cabina di regia aperta a più persone». Ecco il piano del neo sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che ha tenuto per sé anche la competenza in materia di cultura scatenando non poche polemiche. Polemiche che il sindaco ha tentato di placare spiegando i motivi della sua decisione e assicurando che insieme con lui ci sarà una squadra di esperti pronta a rilanciare un settore strategico per lo sviluppo di Napoli. «Credo che la cultura sia uno degli asset più importanti della città – ha spiegato Manfredi – Soprattutto in questa fase iniziale la mia scelta di tenere la delega a è stata orientata dalla volontà di valorizzare al massimo la cultura, mettere in campo tutte le energie cittadine e fare in modo da creare questo grande piano strategico culturale di cui la città ha bisogno. È un tema fortemente trasversale e noi abbiamo bisogno di una visione di sistema».
I problemi da affrontare, però, non saranno pochi. Da un lato ci sono le casse del Comune in rosso e un debito-monstre sulle possibilità di abbattimento del quale restano molti dubbi, dall’altro c’è la scarsa attenzione che in questi anni l’amministrazione guidata da Luigi de Magistris ha riservato alla cultura. A questo settore, nei bilanci comunali, è infatti dedicata un’intera missione chiamata “Tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali”. Questa è divisa in due voci: “Valorizzazione dei beni di interesse storico” e “Attività culturali e interventi diversi nel settore culturale”. Ebbene, quanto ha speso finora il Comune di Napoli per questa voce di bilancio? Secondo l’ultima indagine di Openpolis, pochissimo: appena 18,47 euro a cittadino. Solo Messina fa peggio del capoluogo partenopeo spendendo 11,82 euro pro capite. La città più virtuosa è, invece, Firenze che investe per la valorizzazione dei beni e delle attività culturali ben 145,96 euro pro capite. Con Pnrr e risorse del patto per Napoli in arrivo, i soldi non dovrebbero mancare: sarà compito della nuova amministrazione destinarli alla cultura in una città che di cultura ha da venderne.
Per ora Manfredi ha fatto luce su come intende riorganizzare il settore. «Ci sarà una cabina di regìa – ha spiegato il sindaco – composta da persone molto competenti e utilizzeremo lo strumento dell’ascolto e del dialogo. Il Comune non deve essere un agente culturale, ma deve organizzare le tante iniziative e le tante eccellenze che ci sono in città e fare una politica culturale». È proprio nell’ottica di un dialogo con la città che il Riformista ha ascoltato le proposte di alcuni tra i maggiori esponenti della cultura partenopea: la scrittrice Viola Ardone, l’attore Peppe Barra, il presidente della Fondazione Premio Napoli Domenico Ciruzzi e uno dei protagonisti più amati della soap Un Posto al Sole Patrizio Rispo. Le idee ci sono e c’è anche la speranza, stavolta concreta, che vengano finalmente realizzate e che non restino lettera morta come purtroppo è spesso accaduto nell’ultimo decennio.
“Ora bisogna coinvolgere i giovani” – Viola Ardone
 «L’idea di realizzare una cabina di regia mi sembra un modo di gestire la cultura, che a Napoli vuol dire tante cose, in maniera collegiale e condivisa con l’apporto di tante persone – spiega la scrittrice e docente napoletana Viola Ardone – Come insegnante punterei molto sui ragazzi e quindi suggerirei di creare delle attività che coinvolgano i più giovani. Anzi, proporrei di affidare proprio a loro la gestione di alcuni spazi. Quindi, per esempio, mi piacerebbe promuovere un festival letterario e farlo presentare e organizzare agli studenti».  «La stessa cosa – continua Ardone – si potrebbe fare con una rassegna cinematografica, affidando agli studenti l’organizzazione e il dibattito su una pellicola». «Quindi – conclude Ardone – direi che il Comune dovrà lavorare in stretta collaborazione con le scuole e l’università nell’ottica di creare una nuova fascia di utenti della cultura. Anche le biblioteche comunali svolgono una funziona importante: fare rete con loro e creare dei presidi di quartiere nei quali i ragazzi possano andare per ritrovarsi e studiare insieme».
“Subito il museo dell’arte popolare” – Peppe Barra
«Napoli  avrebbe tanto bisogno di  un bel  museo di arte   popolare». Ne è convinto Peppe Barra, uno dei volti più famosi del palcoscenico napoletano e nazionale. «Sarebbe una cosa importante per la nostra città – prosegue il cantante e attore – Napoli è ricca di cultura popolare ma non ha un museo che racchiuda tutta la sua storia: sarebbe il caso di realizzarlo». Poi Barra suggerisce anche una location: «Penso al centro storico come luogo ideale per aprire questo museo. A Roma, per esempio, c’è già un museo di arte popolare. Ecco, perchè non costruirne uno anche qui?», si chiede il fondatore della Nuova compagnia di canto popolare.   «Detto questo, essendo un teatrante, vorrei anche suggerire a Gateano Manfredi di prestare un po’ più di attenzione al teatro. Infine – ha aggiunto fiducioso Barra – credo che Napoli avrebbe bisogno di un bel po’ di idee da formulare tutti insieme per poi proporle al sindaco. Gaetano Manfredi, comunque, sa già di cosa ha bisogno Napoli e sono sicuro che metterà a disposizione della città tante idee preziose».
“Un hub nell’albergo dei poveri” – Patrizio Rispo
 «Faccio parte dei Ricostituenti per Napoli e, insieme con gli altri membri del gruppo, ragioniamo da un paio d’anni su come trasformare una cultura passiva in una un’industria attiva – spiega Patrizio Rispo, volto storico della soap Un Posto al Sole – L’idea è quella di riuscire a coordinare persone, progetti, iniziative e farne un unica forza che lavora insieme con un indirizzo strategico ben preciso». «La cultura è una risorsa importantissima per l’economia della nostra città – continua Rispo – insieme con la gastronomia e il turismo». Da qui la necessità di riorganizzare il settore. «Bisogna smetterla di fare delle cose per accontentare pochi uomini di cultura – afferma – bensì bisogna mettere a sistema la cultura: avere un piano, un indirizzo e un insieme di progetti, non progetti singoli che muoiono in fretta». E le idee non mancano. «L’Albergo dei poveri  o l’ex base Nato – suggerisce – potrebbero essere utilizzati non solo per i set di fiction e film, ma anche come luoghi di formazione, sale di montaggio, laboratori creativi, sale di post-produzione o luoghi nei quali realizzare scambi culturali tra i giovani».
“Sì a progetti di lungo periodo” – Domenico Ciruzzi
«Il rilancio della cultura credo che debba partire dal grande ascolto delle realtà esistenti qui in città – afferma l’avvocato Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione Premio Napoli – Bisogna ripartire dalle periferie per potenziare progetti già esistenti o per realizzarne di nuovi. Le periferie – aggiunge Ciruzzi – devono cambiare anche attraverso un coordinamento di forze creative già esistenti, sono forze che devono in qualche modo svegliare quei territori creando aggregazione e partecipazione». Ma bisogna guardare lontano e non limitarsi a manifestazioni culturali della durata di una serata. «Servono interventi a lungo termine – spiega Ciruzzi – non devono essere solo eventi sporadici, ma bisogna pensare a una programmazione che copra almeno i cinque anni del primo mandato del sindaco. C’è la necessità di mettere a regime la cultura anche per creare situzioni produttive ed economicamente vantaggiose, ma soprattutto per attuare un risveglio delle coscienze. Parlo di una cultura che incida davvero sul sociale».  «Per fare questo occorrono dei progetti che durino almeno cinque anni – conclude Ciruzzi –  e nei quali credere davvero nel momento in cui li si sceglie».

L’articolo Viola Ardone, Peppe Barra, Domenico Ciruzzi e Patrizio Rispo: “Manfredi, così va cambiata la cultura” proviene da Il Riformista.