• Mar. Dic 7th, 2021

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Il golpe “restituisce” al Sudan la sua drammatica normalità (di B. Nicolini)

Sudanese protesters burn tyres to block a road in 60th Street in the capital Khartoum, to denounce overnight detentions by the army of members of Sudan's government, on October 25, 2021. - Armed forces detained Sudan's Prime Minister over his refusal to support their

(di Beatrice Nicolini, professore ordinario di Storia dell’Africa all’Università Cattolica)

Bilad al Sudan”, il villaggio, la località dei neri, questo è il nome arabo di un paese oggi al centro dell’interesse a causa, purtroppo spesso per l’Africa, di un colpo di stato militare che il 25 ottobre 2021 ha rovesciato il regime guidato da Abdalla Hamdok, 65 anni, di formazione anglosassone, condotto in località segreta con sua moglie poiché pare non abbia accettato di collaborare con l’esercito.

Si tratta di un’ulteriore sconfitta per le speranze di democrazia e per le rivendicazioni dopo 30 anni di regime di Omar Al Bashir (destituito nell’aprile 2019) e del suo entourage a Khartum. Con una secessione dolorosa nel luglio del 2011 il Sudan è oggi diviso in due stati dove il Sud Sudan, a maggioranza cristiana, si oppone al Sudan a maggioranza musulmana. Il Sudan ha perduto tre quarti della sua produzione petrolifera in seguito alla secessione del 2011 che ha lasciato i giacimenti entro i confini del Sud Sudan e ha tentato di diversificare la propria economia investendo nell’esportazione di gomma arabica. Dichiarato ‘stato canaglia’ dagli Stati Uniti anche per aver ospitato Osama bin Laden e accusato di favorire il terrorismo internazionale, il Sudan è uscito nel 2017 dalle sanzioni internazionali e ha accettato di far parte, seppur con molte contraddizioni, degli importanti Abraham Accords, gli accordi di Abramo con Israele per una nuova fase soprattutto economico-commerciale nella ‘Mena Region’ (Medio Oriente e Nord Africa).

Questo colpo di stato riporta in Sudan entro il percorso ‘classico’ di creazione di partiti unici e di costituzioni militari, caratteristico di molti paesi dell’Africa sub-sahariana, che possiedono confini politici artificiali creati dalla dominazione coloniale; il tutto nella totale indifferenza per le realtà locali, ricchi di risorse naturali, oggetto di sfruttamento e fonte di corruzione politico-amministrativa. L’intervento militare dovrebbe ‘restituire’ il Sudan alla normalità mentre si sono interrotti i collegamenti e si sparano proiettili veri sui manifestanti a Omdurman, città gemella di Khartum, posta sulla sponda del Nilo.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia