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Gennaro Panzuto, l’ex killer: “Se mi uccidono diranno che ero tornato nella camorra. Io sotto protezione? Solo a Napoli”

DiRed Viper News Manager

Ott 25, 2021

Dice che lo Stato lo ha scaricato da quando, lo scorso febbraio, non gli ha rinnovato lo status di collaboratore di giustizia, liquidandolo con poco meno di 30mila euro di capitalizzazione dopo 14 anni vissuti sotto protezione e invitandolo a lasciare la Liguria perché persona non gradita. Così da quasi nove mesi Gennaro Panzuto, 46 anni, detto “Terremoto“, ex reggente del clan Piccirillo nella zona della Torretta a Chiaia e killer di fiducia del potente clan Licciardi dell’Alleanza di Secondigliano, è tornato a Napoli dalla sua famiglia perché “qui ho un tetto dove dormire e non pagare le spese di affitto”. Spese che avrebbe voluto pagare senza problemi ma il reinserimento nella società di un ex pentito non è cosa facile, soprattutto in un periodo di pandemia, e “senza una busta paga, un contratto” non posso richiedere altri fondi che lo Stato prevede per chi ha collaborato con loro.

Vive a Napoli da mesi. Ha rilasciato numerose interviste per far si che la “mia storia di merda sia da esempio per le giovani generazioni, per i tanti figli di Gomorra che ostentano, sono affascinati dalla malavita ma in realtà hanno solo bisogno di una guida sana, di qualcuno che indichi loro la strada”. La sua ambizione è quella di aprire una associazione antiracket alla Torretta, il suo quartiere, diventare un punto di riferimento per i cittadini che “hanno ancora paura di denunciare quando subiscono richieste e soprusi”. Vive a Napoli da nove mesi nonostante i clan che ha accusato da collaboratore sono ad oggi attivi sul territorio. Dai Licciardi, e quindi l’Alleanza di Secondigliano (Contini, Mallardo), ai Piccirillo e i Frizziero di Chiaia fino ai nemici dei Mazzarella.

E’ consapevole di essere in pericolo ma non vuole andare via da questa città né tornare sotto protezione perché la considera “un meccanismo trappola” nonostante, tuttavia, i benefici, almeno in termini di pena da scontare, ricevuti. “La mia vita è rovinata, i miei figli (ben nove, ndr) vivono lontano e con loro spero di recuperare, ex compagne permettendo, il rapporto. Io per ora voglio restare qui ed essere d’aiuto. E’ l’unica cosa che chiedo a chi, di fatto, mi ha costretto a tornare a Napoli. Se devo essere protetto dallo Stato voglio che ciò avvenga nella mia città”.

Poi la provocazione alla Direzione Distrettuale Antimafia che lo scorso anno ha dato parere favorevole alla sua uscita dallo status di collaboratore nonostante “diversi processi sono ancora in corso e i clan accusati sono tutt’oggi attivi”. “Che piaccia o meno – osserva Panzuto – senza i collaboratori non si va da nessuna parte. Senza il nostro apporto le indagini non si sbloccano così come le carriere”.

Poi aggiunge: “Se oggi mi ammazzano, le persone che mi hanno fatto uscire dal programma di protezione diranno che sono stato ucciso non per rappresaglie vecchie ma perché volevo reinserirmi nella malavita di Napoli”.

 


 

L’articolo Gennaro Panzuto, l’ex killer: “Se mi uccidono diranno che ero tornato nella camorra. Io sotto protezione? Solo a Napoli” proviene da Il Riformista.