• Mar. Dic 7th, 2021

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Lezioni di Storia / Donne al potere: davvero sono state così poche?

Lezioni di Storia, una rubrica di divulgazione storica partendo dal presente

Le donne dovrebbero essere più spavalde e aggressive per conquistare maggiore visibilità in taluni ambiti lavorativi in cui ancora risultano poco presenti o arrancano, e impegnarsi di più in politica. Questo il sunto delle dichiarazioni di Alessandro Barbero, noto storico e divulgatore, che da qualche giorno stanno scatenando furiose polemiche.

C’è chi cerca di difendere questa uscita (non particolarmente felice come ha spiegato Giulia Blasi), e chi si indigna. Perché il termine “struttura”, usato da Barbero nella sua dichiarazione, è ambiguo, non essendo chiaro se si faccia riferimento ad una struttura biologica, e quindi si ipotizzi che le donne per natura siano poco adatte ad occuparsi di gestione del potere, o ad una struttura sociale, impostasi nei secoli, e quindi sarebbero i pregiudizi del sistema patriarcale a rendere molto difficile per una donna arrivare ai vertici del potere, se non appunto, come suggerisce di fare Barbero, adottando comportamenti prettamente maschili, e cioè essendo più “spavalde” ed “aggressive”.

Il punto è che le dichiarazioni di Barbero paiono comunque imputare alle donne una “incapacità” di arrivare alle posizioni di potere persino oggi, e quindi a maggior ragione nelle epoche passate.

Ora questa idea che le donne arrivate in passato alle posizioni di potere siano sempre state molto poche è diffusissima. E questa viene spesso considerata una conferma per le tesi di chi le ritiene non in grado di occuparsi di politica tour court o non in grado di farlo a meno che non si tratti di donne dal carattere molto particolare, verrebbe da dire “maschile”.  E da qui l’invito di Barbero a pensare e a porsi in maniera più maschile, aggressiva e spavalda, sui luoghi di lavoro. Quasi che la soluzione per le donne che vogliono entrare nella stanza dei bottoni consista, in pratica, in una cosa sola: diventare più “uomini”.

Un modo per cominciare a sconfiggere gli stereotipi storici è quello di iniziare dalla base, e cioè controllando i dati su cui lo stereotipo è costruito.

Quindi da storici, sarebbe ora di porsi una domanda precisa e secca: ma è poi vero che le donne nella storia hanno sempre avuto questa posizione così secondaria quando si tratta di potere e di influenza politica? In soldoni: davvero le donne sono sempre state marginali, tanto che ad emergere sono state solo poche, per altro quelle poche disposte a mostrare tratti caratteriali “poco femminili”, come appunto la “spavalderia” e “l’aggressività”?

O forse non sarebbe più corretto cominciare a pensare che le donne i ruoli di potere li hanno sempre tenuti ed esercitati, ma, in quanto donne, sono state raccontate poco e male da storici in gran parte maschi, e quelle che ce l’hanno fatta sono state quindi presentate come eccezioni sia dal punto di vista caratteriale (perché avevano tratti della personalità considerati “maschili”) o casuale (perché sono arrivate al potere in quanto mogli, madri, parenti, amanti di uomini di potere, e quindi si sono ritrovate sul trono per una serie di fortunate coincidenze)?

Il pregiudizio sul potere femminile

Salvo rare e circostanziate eccezioni, le società presenti e passate sono state fortemente maschiliste e lo sono ancora. Per una donna è difficile emergere perché di default viene considerata più fragile, e perciò meno capace e autorevole soprattutto per quei ruoli che richiedano l’esercizio del potere. Inoltre le donne fin dall’infanzia vengono allevate con l’idea che non devono adottare certi comportamenti o superare certi limiti. Devono essere modeste, non attrarre l’attenzione, essere educate, rispettose delle regole, non interrompere i maschi quando parlano o interagiscono, essere comprensive e tolleranti anche quando vengono offese, essere pazienti, remissive, in breve comportarsi sempre come se fossero inferiori. Se in un maschio l’originalità, l’intuizione, la voglia di mettersi in gioco e rischiare vengono lodate e incoraggiate, nelle femmine questi atteggiamenti vengono invece frustrati e connotati negativamente. Ciò comporta che siano meno abituate a parlare in pubblico e a difendere il loro punto di vista. Quando lo fanno vengono subito tacciate di essere aggressive, quando non “isteriche”, maleducate, presuntuose. Tutti quegli atteggiamenti che in un uomo sono lodati perché ne mostrano le caratteristiche da “vero leader”, ovvero l’assertività, la sicurezza di sé, la capacità di superare le convenzioni, di difendere le sue opinioni e di imporre la sua visione originale e innovativa al gruppo di riferimento, in una donna vengono criticate come difetti.

Se questo è vero ancora oggi, figuriamoci nei tempi antichi. E figuriamoci come potevano essere raccontate da storici maschi le donne che esercitavano il potere e quindi dovevano per forza di cose avere queste caratteristiche.

Eppure, nonostante tutti questi vincoli e queste difficoltà, le donne di potere ci sono sempre state in ogni periodo della storia, anche se spesso la loro presenza è parecchio sottostimata. Ma questo è forse lo stesso pregiudizio che porta a definire le donne una minoranza quando poi, numeri alla mano, rappresentano in realtà la maggioranza della popolazione mondiale. Le donne al potere spesso ci sono state anche se risultano invisibili perché sono state raccontate poco e male, e il loro impatto sulla storia taciuto o minimizzato. Perché? Perché in una società patriarcale andava bene presentarle sempre come eccezioni sporadiche e senza vera importanza.

Le donne al potere sono sempre state poche?

Dal punto di vista numerico, già questa, se ci si pensa, è una affermazione su cui ogni tanto bisognerebbe riflettere. Visto che ogni re, imperatore, dittatore, capo di stato, politico di ogni livello ha avuto e ha al suo fianco compagne, mogli, amanti, madri, figlie e collaboratrici di vario tipo, in realtà al potere di donne ce ne sono sempre state moltissime. È curioso come questo fatto non venga quasi mai preso in considerazione. Parimenti è curioso come quando si tratta di donne, si sottolinei sempre che magari sono arrivate al potere grazie ai loro legami familiari, ovvero per essere sposate, imparentate o legate ad un qualche uomo di potere. Però spesso anche i re, gli imperatori e persino i politici ereditano la loro posizione da padri, mentori, parenti acquisiti. Pure Alessandro Magno, per dire, ereditò il trono di Macedonia dal padre. Nessuno però si sogna di dire che sia arrivato al potere solo per una faccenda di parentele. Per le donne, invece, sì.

Per altro, se si stila un elenco di donne al potere dai tempi più remoti, ci si accorge che presentarle sempre come una minoranza o una eccezione alle regole è difficile. Sono un numero considerevole e spesso la loro influenza e peso sono stati così fondamentali da dare persino il nome ad intere epoche della storia. L’epoca Elisabettiana, per dirne una, è chiamata così da Elisabetta I di Inghilterra, mentre il padre Enrico VIII si deve accontentare di essere vissuto, al massimo, nell’età Tudor.

Una rapida rassegna di donne al potere: Egitto, il regno delle donne

In principio fu Neithotep, moglie del secondo Faraone d’Egitto, Aha, attorno al 3100 a.C., che fu reggente per il figlio Djer e tenne il potere da pari a pari, tanto da essere raffigurata al fianco di Narmer, il fondatore del regno e della dinastia. Quindi venne Nitocris, di cui ci parla Erodoto, regina forse attorno al 2192 a.C., così determinata che per vendicare gli assassini del fratello li invitò ad un banchetto e poi inondò la sala mentre erano seduti a tavola, e che forse fu la reale proprietaria della piramide nota come quella di Micerino.

E poi Nefrusobek, che governò come vero e proprio faraone da sola, per quattro anni, dopo che era morto il fratello, fra il 1797 e il 1793 (le date sono un po’ oscillanti). La più celebre di tutte fu di certo Hashepsut, in carica fra il 1478 e il 1458 a.C., figlia di Thutmose I e zia e matrigna di Thutmose III che prese il potere e regnò da sola, divenendo uno dei migliori sovrani d’Egitto, portando avanti campagne militari vittoriose e dando impulsò alle arti e all’architettura.

Non si contano le sue epigone al potere nei secoli successivi. Dalla bellissima Nefertiti, sposa del re riformatore religioso Akhenaton, che regnò a fianco del marito e venne costantemente ritratta con lui perché coinvolta in tutte le decisioni del regno, a Nefertari, moglie di Ramses II, che trattò a livello diplomatico con un’altra grande regina ittita, Puduhepa, per far firmare il trattato di pace che mise fine agli scontri fra impero ittita e regno egiziano, nel XIII secolo a.C.

E via a scendere, fino ad arrivare alle donne della casa dei Tolomei, greche di origine, un’infilata di regine che regnano spesso scontrandosi con padri, fratelli e cugini per gestire il potere in prima persona, prendendo come modello le donne della dinastia macedone da cui discendevano, in primis Olimpiade, la determinata e testarda madre di Alessandro Magno, l’unico essere umano di cui persino il conquistatore del mondo temeva l’ira, e che quando il figlio morì prematuramente gestì da sola i caos della successione, tanto che l’unica soluzione praticabile per gli ambiziosi diadochi alla fine fu farla fuori fisicamente. Non a caso l’ultima rampolla della dinastia tolemaica fu Cleopatra, che non fu soltanto un’amante di Giulio Cesare e di Antonio, ma una accorta statista capace anche prima di conoscere Cesare di combattere per il trono, che aiutò il generale romano durante l’assedio di Alessandria con consigli militari, e poi fu per anni compagna di Antonio e vero e proprio stratega della loro politica comune. Ottaviano sputò sangue per vincerli, e alla fine anche se le sue penne di regime descrissero Cleopatra come una sguadrina, ciò che emerge è che la vera nemica pericolosissima di Roma era stata lei. Una donna.

Persia e Grecia

I greci con le donne di potere hanno un brutto rapporto, perché di solito persino nella democratica Atene le donne sono fantasmi senza diritti e senza voto. Ma fino ad un certo punto. Aspasia, la bella signora originaria di Mileto di cui Pericle si innamorò al punto da lasciare per lei la moglie ateniese, fu la responsabile della politica culturale e della propaganda del marito. Il filosofo Anassagora, l’architetto Ippodamo erano amici personali suoi, che ospitava in casa sua i migliori cervelli dell’epoca, compreso il giovane Socrate. Fu così potente nel partito democratico ateniese che il suo secondo marito, sposato dopo che Pericle era morto di peste, ebbe una carriera solo in virtù di questo matrimonio. Anche la sorella del l’aristocratico Cimone, rivale di Pericle in gioventù, era una donna di potere: trattava per il fratello affari e alleanze politiche con grande intuito diplomatico. In Persia Atossa, madre di Dario, era un punto di riferimento così riconosciuto che sia Erodoto che Eschilo parlano di lei quando devono descrivere la storia delle guerre persiane. Artemisia di Alicarnasso regnava sulla Caria e fu uno dei più importanti satrapi dell’impero persiano.  La sua lontana erede, Ada di Caria, fu sempre satrapo persiano e poi chiave di volta del successo di Alessandro Magno, che decise di sostenere aiutandolo a sconfiggere il re di Persia.

Roma

La sfilza di donne romane di potere è lunghissima, e comincia dai tempi della repubblica. Non ci sono solo le figure tradizionali della mitica Lucrezia o di Cornelia la madre dei Gracchi. Ci sono Clodia Pulcra, amante di Catullo e collaboratrice del fratello Clodio Pulcro, l’avversario temibile di Cicerone, sposato per altro con un’altra donna di grande carattere e peso politico, quella Fulvia che poi diverrà moglie di Marco Antonio e non esiterà a scendere in campo contro Ottaviano facendogli rivoltare contro Perugia.

Ridurre Livia al ruolo di moglie di Ottaviano Augusto è impossibile. Fu la signora dell’impero, cofondatrice e orchestratrice di tutta la propaganda augustea. Curioso come lui venga sempre dipinto tutto sommato in positivo, nonostante i suoi notevoli difetti (sconfinata ambizione, ingratitudine verso chi lo aveva favorito come il povero Cicerone, appetiti sessuali nei confronti di giovani donne e meno giovani, che lo portarono a sedurre mogli dei più stretti amici come Mecenate e a organizzare cene eleganti con ragazze non si sa quanto consenzienti), mentre lei come una donna fredda, intrigante, sospettata di diversi delitti e poi giustamente emarginata dal figlio Tiberio che non la reggeva più. La dinastia Giulio Claudia è però formata da un nugolo di donne forti: Giulia la figlia di Augusto, per quanto sia spesso dipinta come una sventata, fu in realtà l’unica a formare un circolo di opposizione così politicamente pericoloso che alla fine il padre li esiliò tutti; Livia Drusilla fu l’unica donna a contenere gli eccessi del fratello Caligola e a reggere l’impero come sua Augusta alla pari; Agrippina, la madre di Nerone, era considerata il miglior politico dell’impero persino da Tacito, che pure ne dice peste e corna. Fra i Flavi Tito fu affiancato dalla principessa Berenice di Cilicia, Domiziano prima dalla moglie Domizia Longino, così amata che le perdonò anche una tresca con un attore, e poi dalla nipote e favorita Giulia.

Le donne della dinastia di Traiano furono le vere e proprie signore dell’impero: Plotina, moglie di Traiano, e le nipoti di lui fra cui Matidia ressero l’impero e pilotarono la successione scegliendo di fatto di far salire al trono Adriano. Faustina maggiore e la figlia Faustina minore furono le vere donne di potere alla corte di Marco Aurelio. Quando poi si arriva si Severi, le donne furono il vero e proprio perno della dinastia, gestendo in proprio potere e successione imperiale. Persino ai tempi della crisi del II-III secolo o degli imperatori militari, Aureliano si presenta come consigliera politica e amante la regina Zenobia di Palmira, che prima aveva sconfitto. Costantino invece per tutta la vita tenne come suo punto di riferimento la madre Elena, nominata Augusta sua pari. Se l’impero divenne in pochi anni cristiano è dovuto in gran parte alla sua influenza. L’impero d’Oriente ha una serie di principesse e imperatrici di tutto rispetto, quanto a carattere e determinazione: Pulcheria che resse come Augusta l’impero, scegliendosi per marito di comodo il generale Marciano cui impose però un matrimonio “bianco”, l’intelletuale Elia Eudocia, Ariadne. Ma anche ad Occidente Galla Placidia fu un punto di riferimento politico ed esercitò il potere a vario titolo per tutta la vita, come regina dei agosti, imperatrice, imperatrice madre e reggente. La nuora Eudossia, poi, non esitò a chiamare in suo aiuto persino i Vandali e far saccheggiare Roma pur di sfuggire alle avance di un pretendente sgradito che voleva sposarla per accreditarsi come imperatore.

Medioevo

L’oscuro Medioevo è anche un’epoca di donne, di potere e di cultura. Il regno dei Goti dopo Teodorico fu retto da Amalasunta, la figlia, che le fonti descrivono come forte e determinata quanto un uomo. Suo contraltare presso i bizantini fu Teodora, moglie di Giustiniano, a cui tutti riconoscono l’influenza titola sulle decisioni del marito. A cui per altro salvò il trono due volte, ordinando la feroce rappresaglia contro i rivoltosi a Costantinopoli durante la rivolta di Nika e sventando il colpo di stato del ministro traditore Giovanni di Cappadocia.

Il potere non mancava certo alle regine Longobarde: Rosamunda fece quasi collassare il giovane regno appena conquistato, facendo fuori assieme ad un suo amante il re Alboino, mentre Teodolinda era così amata e rispettata dal suo popolo che rimasta vedova di Autari impose come re il suo secondo marito, Agiulfo. Ansa, moglie dell’opaco ultimo re Desiderio, alla corte di Carlo Magno conservò beni e libertà di azione, fondando conventi e amministrando ricchezze, come anche le sue figlie, una importante badessa e l’altra duchessa di Benevento.

La Roma papale e medievale fu retta per un certo periodo dalle donne di una famiglia, Teodora e Marozia, che erano amanti di papi e di re d’Italia, mentre un’altra donna fu capo delle armate papali durante il periodo più duro della lotta delle investiture, e tanto potente da potersi permette di umiliare l’imperatore, che era pure suo cugino: parliamo della contessa Matilde di Canossa, padrona di quasi tutta l’Italia del nord.

Rinascimento e Seicento

Potrebbe essere definito l’epoca d’oro delle donne. Politiche, protettrici di artisti e letterati, influencer nel campo della moda. Da Isabella d’Este a Lucrezia Borgia e Giulia Farnese, per giungere poi ad una Caterina dei Medici o alla già citata Elisabetta I. Se Carlo V e Francesco passarono gran parte delle loro vite a combattersi, la pace di Cambrai fu invece negoziata da due donne, Luisa di Savoia, madre di Francesco, e Margherita d’Asburgo, zia di Carlo, e viene appunto detta per questo Pace delle due dame. L’arrivo sul trono dei Francia dei Borboni fu dovuto all’accordo dinastico accettato da Margherita di Valois, che si separò consensualmente dal marito Enrico di Navarra. Fu per altro la seconda moglie di Enrico, Maria dei Medici, rimasta vedova, a scegliere come ministro uno dei più importanti personaggi della storia francese, ovvero il Cardinale di Richelieu. E un’altra regina, Anna d’Austria, a tenersi vicino il successore di Richelieu, il cardinale Mazzarino, e garantire, nel turbolento periodo della Fronda, il mantenimento sul trono del giovane figlioletto, il futuro Luigi XIV.

La figlia di Maria, Enrichetta, invece, avrà una profonda influenza sul marito, Carlo I di Inghilterra. Non felice, verrebbe da dire: testarda e fanaticamente cattolica, lo portò allo scontro con il Parlamento, e ciò causò la Rivoluzione inglese e la condanna a morte del re.

Le regine dell’Illuminismo

Maria Teresa d’Austria, Caterina di Russia. Bastano questi due nomi per chiarire che anche nel settecento il potere femminile ha avuto grandi rappresentanti. Due regine colte, interessate all’innovazione, in grado di incidere con profonde riforme nei loro stati. Ma prima di Caterina, la Russia aveva conosciuto un’altra grande sovrana, Elisabetta, figlia di Pietro il Grande, che resse lo stato con pugno di ferro ma anche con una certa liberalità nei costumi, tanto è vero che le si attribuirono anche alcune figlie illegittime avute da uno dei suoi numerosi amanti.

L’epoca contemporanea 

Il Novecento si apre con una donna sul trono l’Inghilterra, Vittoria, imperatrice delle Indie, e capo del più grande impero coloniale allora al mondo. Ma un’altra donna è sul trono dell’impero cinese: si tratta di Cixi, imperatrice madre che si è ritagliata poi un ruolo di assoluto potere a Pechino.

Il Novecento sarà il secolo delle donne per tanti motivi: acquistano il diritto di voto, iniziano a entrare nel sistema produttivo, partecipano ai conflitti mondiali e assumono ruoli politici anche nelle democrazie. In Inghilterra il trono dal dopoguerra ad oggi è occupato da Elisabetta II, ma il primo ministro inglese forse più noto al mondo è una donna, Margaret Thatcher, che ha dato nome ad una era e ad una corrente politica, il thatcherismo, appunto.  In India abbiamo l’ascesa al potere di Indira Ghandi, mentre nello stato di Israele premier è stata Golda Meir. Qualche anno più tardi il Pakistan elegge come primo ministro una donna, Benazir Bhutto. Una donna è al potere e gestisce all’inizio del secolo la nuova Germania riunificata e entrata a far parte dell’Unione Europea, Angela Merkel. Una donna è Segretaria di Stato negli USA e si occupa di gestire la crisi post 12 settembre: è Condoleeeza Rice. A succederle come segretaria di astato sarà un’altra donna, già first lady: Hillary Clinton.

Le donne al potere sono dunque una eccezione?

Questa è una rapida carrellata, che nemmeno cita tutte le donne arrivate nei secoli a posizioni di potere e rimaste nell’immaginario collettivo. Sono tantissime, e in ogni epoca. Viene quindi da chiedersi se questa idea che le donne abbiano avuto in tutte le epoche un ruolo marginale e secondario nella gestione del potere non sia uno di quei miti sessisti che sarebbe ora e tempo di sfatare. Le donne il potere lo hanno sempre esercitato, e nelle forme più adatte al loro carattere personale: chi con spavalderia, chi con maggiore riservatezza, ma queste sono caratteristiche che si ritrovano anche in molti uomini di potere: come non tutti gli uomini sono Rambo, così non tutte le donne sono delicati fiorellini. Ciò che invece sembra una costante è il racconto che si è sempre fatto del potere femminile, e cioè l’idea rimarcata da molti storici maschi che la donna al potere sia un’eccezione, un evento casuale o raro, dovuto ad una serie di circostanze fortuite o al carattere particolarmente ambizioso e “maschile” della donna in questione.

Non è così. Anche se raccontate male e sottostimate, spesso addirittura vittime di censura e di diffamazione, nel corso dei secoli le donne al potere ci sono sempre state, lo hanno gestito con mano ferma e determinazione e si sono rivelate all’altezza del ruolo come i loro colleghi maschi.

Non vi è quindi nessun motivo perché oggi le donne si sentano intimorite come se entrassero per la prima volta nelle stanza dei bottoni e fosse loro concesso per la prima volta di prendere decisioni politiche.

Sorelle, lo abbiamo sempre fatto, anche se cercano di farci credere di no. Smascheriamo il bluff, che è ora.

Immagine anteprima: Allegoria del Buon Governo (dettaglio), 1338-1339, Sala della Pace, Palazzo Pubblico, Siena Ambrogio Lorenzetti, Public domain, via Wikimedia Commons

Articolo proveniente da Valigia Blu