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Natalia Aspesi: “Barbero poteva evitare, ma la protesta delle donne è l’ennesima perdita di tempo”

Natalia Aspesi

“Le dirò. Di queste cose si parla fin troppo, questa protesta mi pare l’ennesima perdita di tempo. Occupiamoci delle cose importanti: del lavoro, delle morti sul lavoro, degli uomini che ammazzano le donne”, esordisce Natalia Aspesi commentando all’HuffPost la polemica nata sulle dichiarazioni rilasciate dallo storico e accademico Alessandro Barbero che sulla Stampa, si è domandato “è possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?”.

“Barbero ha detto cose che avrebbe potuto evitare, ma non capisco perché le donne se la siano presa così tanto per quella frase. A me fa piacere non essere aggressiva, non lo ritengo un insulto: non so se in quanto donna o in quanto persona educata”, dice la Aspesi, pezzo di storia del giornalismo italiano, sulla querelle.

Il professor Barbero ha anche detto che “vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi”. Che ne pensa?

“È vero che siamo diversi. E menomale. Basta osservare il comportamento dei bambini attorno ai tre anni per rendersene conto. Non so dirle perché ma i maschietti giocano alla lotta, mentre le bimbe alla stessa età sembrano più grandi. Li muove un istinto differente, di cui non hanno coscienza. Non so cosa volesse dire Barbero con ‘differenze strutturali’, ma è certo che uomo e donna non sono diversi soltanto dal punto di vista biologico. Purtroppo le donne hanno la strana abitudine di pensare che se qualcuno dice loro che sono diverse dagli uomini stia sottintendendo che questi siano migliori di loro. È un vittimismo che non riesco a comprendere”.

Di cosa hanno bisogno davvero le donne di oggi?

“Io ho vissuto un mondo in cui noi donne siamo state aggressive per ottenere leggi e conquiste che hanno cambiato la nostra vita. Ecco il punto: essere aggressive, sì, ma per le cose che contano. Le donne di oggi fanno le combattive sulle stupidaggini. Potrebbero sfruttare una genialità e una produttività che gli uomini non hanno. Loro sono deboli, fragili, hanno bisogno della mamma fino a 90 anni. Noi nasciamo già forti”.

Il femminismo può esistere ancora?

“Il femminismo esiste eccome, ma non è quello che si vede in giro. Il femminismo è lavoro e studio, scoperta e ricerca. Il femminismo non è dichiararsi binarie o non binarie, non è dire ‘quello è cattivo perché mi ha detto che ho un bel sedere’. Negli anni Settanta e Ottanta, le donne hanno combattuto e ottenuto risultati: ora il femminismo dovrebbe saper gestire e custodire quelle conquiste, ma non mi sembra che ci riesca. Ma insomma: affari loro. Io sono vecchia, non voglio più occuparmene”.

Adirarsi per un apprezzamento o il fischio in strada. È la dimostrazione che ci perdiamo dietro alle sciocchezze, anche nella quotidianità?

“Rappresenta il massimo della stupidità. Ai miei tempi capitava spessissimo e a me veniva da ridere. Ciò che manca alle donne di oggi è la capacità di sorridere, di cogliere una frase stupida per quello che è. Ci sarebbero cose assai più gravi per cui indignarsi”.

Ci dica.

“Quante donne vengono ammazzate? Ormai raccontiamo i femminicidi come se fossero lievi incidenti automobilistici. ‘Ne è morta un’altra’, si sente dire. È inaccettabile. L’impegno deve partire anche dalle donne”.

Come?

“Chiedo scusa se dirò una cosa che farà storcere il naso a qualcuno. Sappiamo che l’educazione dei figli – maschi e femmine – spetta sempre alle madri e non ai padri. Quindi le mamme dovrebbero riflettere: come mai certi figli crescono senza rendersi conto che le femmine sono loro pari nell’affrontare la vita e nel diritto a viverla? Perché da adulti arrivano a compiere certi gesti? Quale concetto di rispetto è stato loro impartito da bambini verso la figura femminile, incarnata nella sorella, nella compagna di scuola?”

Alle ultime elezioni amministrative non è stata eletta nessuna candidata donna nelle grandi città. Colpa di una politica maschilista o altro?

“Intanto chiediamoci cosa hanno fatto le donne all’interno dei partiti e come mai ne sono state proposte così poche. Poi, non è sempre il maschio quello cattivo: se le candidate non sono state elette è perché non hanno ricevuto neanche i voti delle donne. Nella politica non vige la contrapposizione uomo-donna, ma quelle democrazia-non democrazia e intelligenza-non intelligenza. Chiariamoci: tra una donna fascista e cretina e un uomo democratico e intelligente, non avrei dubbi su chi scegliere”.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia