• Mar. Dic 7th, 2021

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Metto euro, prelevo Bitcoin. Un pomeriggio al cripto-bancomat

ATM Bitcoin a Roma

Nel quartiere Esquilino, a pochi passi dalla stazione Termini di Roma, i residenti si sono accorti di una presenza particolare. Siamo in Via Emanuele Filiberto. Chi ci passa davanti non può non accorgersene. La reazione è automatica. Gli occhi cadono subito sull’insegna. Dove c’è scritta, a grandi caratteri, quella parola strana, di recente sulla bocca di tutti: Bitcoin. Sì, anche in Italia, esistono gli sportelli dove è possibile ritirare la criptovaluta più famosa al mondo. Come fossero dei bancomat. Sono gli ATM dei Bitcoin, e nella capitale ce ne sono almeno 3. In tutta Italia, secondo gli ultimi dati disponibili, ce ne sono più di 70. Dove si trovano? Soprattutto nelle grandi città. O in posti molto particolari, come lo sportello Bitcoin che c’è a Livigno, a quattro passi dal confine svizzero, in provincia di Sondrio. Ma solo perché quel territorio gode dello status di zona extradoganale. Questione di tasse.

La loro installazione, in realtà, procede a rilento. Soprattutto se confrontiamo i numeri italiani con quelli di altri paesi. Su Finbold, è possibile trovare i dati aggiornati. La stragrande maggioranza degli sportelli è concentrata nel Nord America (oltre 26 mila, cioè il 93,5% delle macchine installate nel mondo). Gli altri sono quasi tutti in Europa (4,5%). Numeri irrilevanti, invece, in Africa e America Latina. In Cina sono addirittura banditi. Un fenomeno solo occidentale? Per ora sì. Una cosa è certa: come sottolinea Finbold, la sempre maggiore diffusione di ATM Bitcoin (nel 2021, sono stati installati nel mondo oltre 10 mila nuovi bancomat) è strettamente legata all’esplosione del fenomeno delle criptovalute.

In Italia però, si diceva, le cose vanno a rilento: le installazioni dei cripto-bancomat sono addirittura sotto la lente di Bankitalia. Secondo quanto scrive l’Unità di Informazione Finanziaria di Via Nazionale nella relazione annuale del 2021, “ulteriori analisi si sono incentrate sul fenomeno dell’acquisto/vendita di criptovalute mediante dispositivi ATM, installati presso i locali commerciali di società italiane che operano per conto di un VASP estero (soggetto che gestisce crypto-assets, ndr). In tali casi, sui conti societari si rilevano consistenti versamenti di contante, non coerenti con il profilo economico dell’attività svolta (piccoli negozi al dettaglio), a cui seguono trasferimenti verso l’estero in favore del VASP”. E ancora: “Emerge un quadro di difficile controllo del fenomeno dei ‘crypto-ATM’, in ragione della potenziale capillarità degli esercizi commerciali aderenti e dell’assenza di regolamentazione del servizio”. Insomma, questi ATM si prestano facilmente a piccole operazioni di riciclaggio di contante ‘sporco’.

ATM Bitcoin a Roma

Un esempio? Nel 2020, l’azienda polacca Shitcoins, che provvede all’installazione di centinaia di ATM in tutta Europa – tra cui uno anche a Roma – è stata bloccata dalle autorità di vigilanza tedesche. In Germania, per gestire criptovalute, si deve avere l’autorizzazione, perché lì le cripto sono equiparate a strumenti finanziari. In Italia, invece, gli ATM della società polacca possono tranquillamente restare aperti. Senza particolari regole da rispettare: per utilizzare lo sportello – e quindi caricare o ritirare denaro – non c’è manco bisogno di fornire la propria identità. Una pacchia per chiunque non voglia lasciare tracce e ripulire denaro in tranquillità.

“Non so cosa ci facciano gli altri, ma io vengo solo per ricaricare il mio wallet (portafoglio digitale dove si conservano le criptovalute, ndr)” dice ad HuffPost uno degli avventori dell’ATM di Via Filiberto. Giovanissimo – avrà poco più di vent’anni – Michele è solo uno dei tanti ragazzi italiani e non solo che si sono appassionati al mondo delle criptovalute. D’altronde, in tempi di bolla – il valore del Bitcoin continua a salire – conviene investire nella moneta ideata da Satoshi Nakamoto. “Viene un sacco di gente. Soprattutto nell’ultimo mese…” ci dice un negoziante pakistano che ha la sua attività proprio a fianco all’ATM. “Italiani e stranieri, ma tutti giovani”.

Sedendosi ai tavolini del bar cinese che c’è lì vicino, è possibile notare una grande affluenza, soprattutto nel tardo pomeriggio. Ma il dubbio sorge spontaneo: se il Bitcoin è una valuta digitale, che non esiste fisicamente, cosa ritira chi utilizza lo sportello? “Colleghi il tuo telefono, dove hai il tuo wallet, con l’ATM e vendi i Satoshi in cambio di valuta corrente”. I Satoshi sono i ‘centesimi’ del Bitcoin. 1 Bitcoin = 100 milioni di Satoshi. “Finita l’operazione, ritiri le banconote in euro” spiega Michele. “Puoi fare anche l’operazione contraria. Metti gli euro nell’ATM e ricarichi di Satoshi il tuo wallet”.

Sembra molto comodo, soprattutto per chi vuole cambiare velocemente soldi ‘sporchi’. “Bè… grazie al funzionamento della Blockchain, puoi rimanere anonimo quando cambi euro in criptomoneta. Però non ti credere che ci siano chissà quali giri di denaro a questo ATM. Anche perché c’è un tetto di spesa giornaliero, che si attesta tra i 1000 e i 2000 euro”. Cifre da piccoli traffici, al massimo.

Ma su questo, Michele, non dice altro. Dopo aver parlato con lui, il cronista è rimasto un’altra oretta appostato al bar lì davanti. E in poco meno di sessanta minuti ha visto arrivare altre 3 persone. Tutti giovanissimi. Ma a differenza di Michele, non avevano molta voglia di parlare. Una piccola grande ‘folla’, per essere una criptovaluta che non esiste fisicamente.

ATM Bitcoin a Roma

Articolo proveniente da Huffington Post Italia