• Mer. Ott 27th, 2021

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Sul perché i giovani leggono libri, ma non giornali

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Non mi sorprende affatto che, lo dicono le statistiche ufficali, negli ultimi tempi sia aumentato il numero di libri venduti e che il “Salone del libro” di Torino, che riapre questa settimana, possa ricominciare galvanizzato da questi dati. Non mi stupisce perché non ho mai creduto al luogo comune secondo il quale “i giovani non leggono più”, storditi dai social, prigionieri della dittatura dell’immagine, mortificati dalla nequizia dei tempi.

Non è vero, leggono, ma i libri.

Sono i giornali che non vengono letti più e infatti mentre i dati dicono che per i libri c’è il segno più, per i giornali da anni arriva inesorabile il verdetto del segno meno. E se magari noi giornalisti ci interrogassimo sul perché? Se invece di consolarci con formulette logore –“i giovani non leggono più”; “tutta colpa del web e delle fake news”- non ci chiedessimo perché non riusciamo ad attrarre l’attenzione dei lettori che ci hanno abbandonato?

La differenza nel destino tra i giornali e il libro è dovuta, insieme, a una nostra colpa e a un fattore oggettivo che ci sovrasta. Cominciamo da quest’ultimo: mentre l’alternativa ai giornali esiste ed è poderosa, le fonti di informazione di moltiplicano, la concorrenza è spietata, invece per i libri non c’è alternativa, non c’è alternativa per un romanzo, un saggio, un racconto che può cambiare supporto, ma senza cambiare la propria natura. La colpa, al contrario, è tutta nostra: siamo pigri, invecchiati, ideologici, presuntuosi, succubi di un modello culturale ossificato, incapaci di comprendere il mondo e i suoi lettori che preferiamo insultare con invettive datate, dedicando pagine e pagine ai temi che ci ossessionano senza capire che le nostre ossessioni non interessano sempre più a nessuno. Vuoi mettere un buon libro? E infatti, ecco i numeri così diversi.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia