• Mer. Ott 27th, 2021

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Sindacati da Draghi, sui tamponi strappano un “vedremo”

Sindacati a Palazzo Chigi

Quarantacinque minuti di incontro, non nella Sala Verde come da consuetudine ma nello studio privato di Mario Draghi. Di fronte le due delegazioni: da un lato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, dall’altro il premier accompagnato dal suo capo di gabinetto Antonio Funiciello, il ministro del Lavoro Andrea Orlando e Marco Leonardi, capo del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della politica economica. L’oggetto ovviamente l’introduzione del green pass e le problematiche che ne potrebbero derivare, ma anche gli interventi per il prossimo futuro destinati al mondo del lavoro.

È stato Landini a intestarsi la discesa sul terreno dove le distanze sono maggiori: “Occorre una riflessione sui tamponi, bisogna prevederne almeno un abbassamento del prezzo”. Per il segretario della Cgil la soluzione non è impuntarsi sulla gratuità o meno del tampone, ma cercare soluzioni condivise per fare fronte al caos che potrebbe emergere da domani, sul quale si rischia una sottovalutazione.

Draghi ha ascoltato senza proferire parola, prendendo appunti sul proprio taccuino. Non il diniego preciso al quale aveva abituato i leader sindacali di fronte ad altre richieste, e tanto è bastato ai tre per sperare, per uscire da Palazzo Chigi per dire che “il Governo ci sta pensando”.

Da Palazzo Chigi filtra che il green pass entrerà in vigore domani con le norme e i protocolli già stabiliti. Ma non si esclude che, anche alla luce dell’impatto che la misura avrà a partire da domani, ci possano essere degli aggiustamenti in corsa nei prossimi giorni. 

Sono due le ipotesi al vaglio tra la presidenza del Consiglio e il Ministero del Lavoro. La prima prevede un ulteriore abbassamento dei prezzi dei tamponi già calmierati, ma non la gratuità, come d’altronde già ribadito a in incontro che si è svolto ieri tra i tecnici dei ministeri di Salute e Lavoro e i rappresentanti sindacali. La seconda, caldeggiata anche dai sindacati, un credito di imposta per le imprese perché possano detrarre parte del costo dei test qualora se ne assumano l’onere, senza che però sia prevista un’indicazione generale del governo che impegni i datori di lavoro a farsene carico. “Anche perché cambiare le carte in tavola a 24 ore dall’entrata in vigore del provvedimento sarebbe schizofrenico”, spiega una fonte ministeriale. Il Governo, spiegano, valuterà l’impatto delle misure prima di assumere nuove decisioni. “Il rischio – spiega una fonte sindacale – è che ognuno faccia come gli pare: aziende che i controlli non li fanno, altri che controllano solo i vaccinati, altri ancora che controllano tutti e sospendono chi non ha il lasciapassare. Dalle fabbriche ci obiettano che i protocolli in vigore finora hanno funzionato nell’evitare contagi e focolai, non capiscono il perché di questo inasprimento”. 

Oltre alla partita su tamponi e green pass, ai sindacati è stato invece assicurato che nel Consiglio dei ministri di domani entrerà il pacchetto predisposto da Orlando sulla sicurezza sul lavoro, oltre al prolungamento di 13 settimane di cassa Covid e il rifinanziamento dell’indennità di quarantena per tutto il 2021. Misure corpose ma non sufficienti ad arginare la protesta che in questi giorni si è diffusa in alcuni settori del paese. “Crediamo che il governo lanci un chiaro messaggio, ‘siamo in dittatura’”, scrive in un comunicato di fuoco il Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste. Poi concludono: “La democrazia vincerà”, qualunque cosa questo significhi.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia