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Non donne, ma “corpi con vagine”. “The Lancet” inciampa sul politically correct

lancet

Non donne, ma “corpi con vagine”: a partorire la fantasiosa locuzione è stata nientemeno che la prestigiosa rivista medico-scientifica The Lancet in un articolo dedicato a una mostra sulla storia e i tabù delle mestruazioni al Vagina Museum di Londra. La volontà era quella di usare un linguaggio il più possibile inclusivo, il risultato è stato totalmente opposto: polemiche e accuse di sessismo si sono abbattuti come una scure sulla pubblicazione inglese.

Nel pezzo, va specificato, l’autore cita la parola “donne” quattro volte e una volta sola l’espressione “corpi con vagine”. Ma il tweet condiviso dalla stessa rivista ha messo in bella vista proprio la frase incriminata, provocando perfino la cancellazione di abbonamenti da parte di numerosi accademici che hanno voluto prendere le distanze dalla rivista. Dello stesso avviso sono stati molti attivisti, sia appartenenti al mondo femminista che a quello Lgbt+. A prendere posizione anche tanti esponenti del mondo dell’informazione. 

Una delle prime a far sentire la propria voce è stata l’attivista scozzese Susan Dalgety che su Twitter ha tuonato: “Dovremmo semplicemente accettarlo? Davvero per i medici noi donne siamo solo corpi con la vagina?”. Le femministe del gruppo Women Make Glasgow hanno invece annunciato di voler presentare un reclamo formale sulla copertina “disumanizzante e sessista”. “Il linguaggio disumanizzante ha contagiato Lancet”, ha twittato invece Dennis Kavanagh di Lesbian & Gay News.

Calvin Robinson, giornalista del Telegraph e del Daily Mail, ha invece sottolineato via Twitter che la definizione usata da The Lancet “oltre a non essere scientifica è incredibilmente umiliante”. Aspre critiche espresse via social anche dal celebre psicologo Geoffrey Miller.  Dopo le polemiche, il caporedattore della rivista medico-scientifica Richard Horton è intervenuto sulle pagine del Daily Telegraph per placare gli animi e scusarsi coi lettori che si sono sentiti offesi. 

Insomma, un vero e proprio vespaio originatosi da quella che doveva essere una semplice recensione su una mostra. Intitolata eloquentemente Periods on Display, l’esposizione si è tenuta al Vagina Museum di Londra fino al 19 settembre e – si legge sul sito del museo – ha voluto indagare come le mestruazioni siano state “un argomento tabù all’interno della società” per migliaia di anni. Oltre 800 milioni di persone, viene illustrato, “hanno le mestruazioni ogni giorno” e oltre il “50% della popolazione mondiale avrà le mestruazioni a un certo punto della propria vita”, tuttavia questo “processo naturale che alcuni corpi” attraversano ”è avvolto nella vergogna e nello stigma, ancora oggi”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia