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No-vax, Antonio Pappalardo non è più un generale dei carabinieri

The General Antonio Pappalardo leader of the Orange Vest movement during the protest in Piazza del Parlamento in Palermo, Italy, on June 14, 2020. The new political movement protests against the National Government and hopes for a federated Italy and an exit from Europe and the euro. (Photo by Francesco Militello Mirto/NurPhoto via Getty Images)

Eccentrico leader prima di una costola dei Forconi poi dei Gilet arancioni – la declinazione italiana dei “colleghi” gialli francesi – appassionato capopopolo con un passato da sottosegretario e la divisa da carabiniere, oggi convinto no-vax (anche se preferisce chiamare il vaccino “siero sperimentale”) e no-Green pass. Il generale Antonio Pappalardo finisce di nuovo nei guai e, dopo le denunce per le manifestazioni in piazza in piena pandemia, viene degradato dal ministero della Difesa che gli toglie le stellette e il titolo di generale per motivi disciplinari. “E’ un attentato ai miei diritti politici, ma non ci facciamo intimidire”, le sue parole dopo aver ricevuto il provvedimento.

La “carriera” politica dell’ormai ex ufficiale comincia nel 2017, sulla scia dei Forconi dell’agropontino che minacciavano la marcia su Roma sui loro trattori. “Il parlamento è illegittimo, e quindi anche il governo e il presidente della Repubblica”, il mantra ripetuto ad ogni manifestazione dove annunciava arresti in flagranza di parlamentari ed esponenti dell’esecutivo. A farne le spese fu anche l’ex deputato di Forza Italia, Osvaldo Napoli, aggredito a due passi da Montecitorio nel tentativo di consegnargli la “notifica di arresto”. Da allora sono passate manifestazioni e aumentati gli obiettivi, tanto da appoggiare la protesta contro i vaccini e il Green pass. I video e le dichiarazioni sui social network in cui si presenta come generale dei carabinieri – a volte postando anche immagini in divisa – hanno portato la commissione di disciplina a revocargli il grado, nonostante l’ufficiale sia in congedo assoluto da anni. Atteggiamenti giudicati “in netto contrasto con i valori attinenti al giuramento prestato, al grado rivestito e agli obblighi di lealtà e correttezza connessi allo status di militare”.

“Già due anni fa ero stato sospeso – il commento di Pappalardo – ma poi il gip archiviò il caso ‘perché il fatto non sussiste’. E così il Tar revocò la sospensione. Quindi questa decisione non tiene conto di ben due sentenze. I miei avvocati stanno valutando se denunciare la commissione per attentato ai diritti del cittadino”. “In che modo avrei offeso le forze armate? – si chiede -. Io stavo solo svolgendo la mia attività politica, in quanto leader di un movimento. Questa è un’eresia, come quella che riguarda la vicequestore di Roma che stanno censurando”. Ora il movimento è pronto a tornare in piazza, anche se non con il popolo no-vax dove – dice – “ci sono frange estremistiche, con qualcuno che ha mostrato pure una svastica”.

Il 20 ottobre, annuncia il generale destituito, i Gilet arancioni – che oggi hanno cambiato nome in “Coalizione etica” – si ritroveranno a piazza del Popolo. Ovviamente le “notifiche di arresto”, chiosa Pappalardo, sono già pronte.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia