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Libri da studiare/3: “Karl Marx” di Isaiah Berlin

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Forse il lato più straordinario di questo libro di Isaiah Berlin dedicato a “Karl Marx” (Adelphi) è la capacità di mettere in relazione lo stile di scrittura di un pensatore prodigioso (“nessun pensatore del secolo scorso ha avuto un’influenza così diretta e profonda sull’umanità quanto quella esercitata da Karl Marx”) e gli esiti autoritari che in quegli scritti erano inesorabilmente prefigurati.

Uno stile nemico di ogni emozione, subito bollata come “sentimentalismo” o “romanticismo” d’accatto. Uno stile duro, inflessibile, categorico, poderoso, ingiurioso se necessario, sarcastico, concreto, iper-assertivo, creatore di formule secche, ultimative, sferzante con i “chiacchieroni sconclusionati”, aggiunge Berlin.

La prosa di chi sente di possedere la verità in tasca, di chi ha poca dimestichezza con il confronto delle idee, di chi pensa che l’avversario (intellettuale) vada abbattuto, umiliato, ridotto al silenzio se si ostina a non  inchinarsi all’imperio di chi si reputa intellettualmente superiore avendo nelle mani le leggi della storia e invece è costretto a vivere nella miseria più nera, con tre figli morti a causa della denutrizione.

Uno stile, infatti, che Berlin mette in geniale contrapposizione a quello dell’anarchico Bakunin, il detestato rivale numero uno di Marx: uno stile ridondante e magniloquente, pieno di slanci verso il futuro, indignato per le ingiustizie, ostile allo Stato e a ogni genere di autorità soprattutto. Anche nello stile e nella scrittura e nell’oratoria, Marx era l’anti-Bakunin; e Bakunin l’anti-Marx: libertà contro autorità, e la storia avrebbe tragicamente confermato lo scontro tra questi due stili.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia