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Recovery, la corsa del Governo per avere i fondi europei: 42 riforme da approvare in 100 giorni

DiRed Viper News Manager

Set 20, 2021

Il Governo italiano dovrà rimboccarsi le maniche per riuscire a rispettare tutte le scadenze e ricevere i fondi europei previsti. Per poter presentare il primo rendiconto e ricevere dunque i versamenti della prima parte del 2022, in poco più di tre mesi all’Italia restano da soddisfare 42 delle 51 condizioni previste per quest’anno da quel grande progetto che gli addetti ai lavori chiamano Pnrr, quasi tutti gli altri Recovery.

Poi ci sono una serie di misure che prevedono delicati passaggi parlamentari sulla legge delega di riforma della giustizia, la revisione delle politiche attive del lavoro e la legge quadro sulle disabilità. Infine una riforma universitaria. In più ci sarà la legge delega sul fisco che Palazzo Chigi spera di approvare in settimana (forse diluendo o rinviando la parte controversa della revisione al rialzo delle valutazioni catastali) e il varo in Consiglio dei ministri della legge annuale di concorrenza, che probabilmente slitterà dopo le amministrative di ottobre.

Secondo Giorgio Musso, dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, le 42 condizioni da presentare a Bruxelles entro 100 giorni sono quasi il doppio del numero medio per trimestre previsto dal Recovery dal 2022 in avanti. Secondo la ricostruzione fatta dal Corriere della Sera solo alcune delle 42 sono misure semplici o burocratiche. E bisogna fare attenzione a riuscire a trovare la quadra su tutti gli elementi concordati con la Commissione Ue, altrimenti i tempi potrebbero slittare o addirittura i fondi non arrivare.

Dunque i lavori in Parlamento dovranno procedere a ritmo serrato. Lo sarà soprattutto sul fronte giustizia. Sul penale c’è stata l’approvazione della Camera, ma non ancora del Senato, mentre sul civile entrambe le aule devono dare il loro via libera, con possibili battaglie in commissione, in vista dei decreti legislativi e attuativi per definire il contenuto specifico della riforma rispettivamente entro la fine del 2022 e la metà del 2023.

Poi c’è la dibattuta riforma delle politiche attive per il lavoro prevista entro l’anno con un budget di cinque miliardi di euro. La partita si gioca sulla Garanzia occupabilità dei lavoratori, con nuove assunzioni oppure con un totale ripensamento di questo sistema e delle falle dimostrate in questi ultimi anni. Infine l’Università. È attesa una revisione delle classi di laurea, delle lauree abilitanti e dei dottorati.

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