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Fine dell’incubo per i Cesaro: non fu voto di scambio

DiRed Viper News Manager

Set 18, 2021

A gennaio 2018, la notizia dell’inchiesta sul presunto voto di scambio alle regionali del 2015 scatenò un putiferio. E il clamore arrivò ben presto fino a Roma, dove i partiti erano impegnati a compilare le liste per le politiche di marzo. Ora, a distanza di sei anni dal periodo in cui si sarebbero svolti i fatti, quell’indagine viene letteralmente smontata: il Tribunale di Napoli Nord ha assolto con formula piena il senatore Luigi Cesaro, il figlio Armando, i fratelli Aniello e Raffaele, l’ex consigliera regionale Flora Beneduce e altre 24 persone. «Il fatto non sussiste», ecco la formula con cui il giudice monocratico Agostino Nigro ha chiuso una vicenda giudiziaria che ha condizionato non poco la politica campana.

Nel mirino dei pm c’erano soprattutto Armando Cesaro, capace di totalizzare quasi 30mila preferenze alle regionali del 2015, e il padre Luigi, oggi senatore. Proprio quest’ultimo, secondo l’accusa, avrebbe garantito una raccomandazione a favore di un aspirante avvocato e il pagamento di abbonamenti a una piscina di Portici di proprietà della famiglia. Il tutto in cambio di voti per il figlio Armando. Alla fine, però, le ipotesi inizialmente delineate dalla Procura di Napoli Nord sono crollate. Tanto che è stato lo stesso pm Patrizia Dongiacomo a chiedere l’assoluzione per le 29 persone finite a giudizio. Tra queste anche Flora Beneduce che, nel 2015, su eletta in Consiglio regionale con più di 14mila preferenze e che, nel 2018, si è ricandidata senza però riuscire a ottenere la conferma nel parlamentino campano.

Decisiva l’inutilizzabilità delle intercettazioni effettuate tra maggio e giugno del 2015, periodo al quale risalivano i fatti inizialmente contestati dalla Procura ai Cesaro e agli altri imputati. Già, perché nell’inchiesta sul voto di scambio erano state inserite le intercettazioni di migliaia di telefonate che la Dda di Napoli aveva disposto per una diversa vicenda giudiziaria, cioè per l’inchiesta sull’area Pip di Marano che è poi sfociata in un processo nel quale sono imputati i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro. Perciò il penalista e docente universitario Alfonso Furgiuele, che assisteva Armando Cesaro insieme col collega Michele Sanseverino, ha sollevato l’eccezione di inutilizzabilità delle intercettazioni davanti al Tribunale.

Solo in un secondo momento è intervenuta l’ormai nota sentenza Cavallo con la quale le Sezioni Unite della Cassazione hanno posto un argine alle cosiddette “intercettazioni a strascico”, precisando come le conversazioni captate nell’ambito di un determinato procedimento penale non possano essere utilizzate in un diverso procedimento se non al ricorrere di determinati presupposti. E proprio la pronuncia della Cassazione si è rivelata la pietra tombale per il teorema accusatorio strutturato dai pm. Senza dimenticare che, agli atti dell’inchiesta e del successivo processo, non compariva alcun episodio di versamento di denaro in cambio di voti. Alla fine, dunque, per i Cesaro è arrivata l’assoluzione. Peccato che, nel frattempo, l’inchiesta della Procura di Napoli Nord abbia inciso profondamente sulla politica locale. La notizia della conclusione delle indagini, infatti, fu diffusa a gennaio 2018, cioè proprio mentre i partiti erano alle prese con le liste per le politiche del marzo successivo.

In quel momento Luigi Cesaro era in pole position per una candidatura al Senato, mentre per il figlio Armando si parlava di una “nomination” per la Camera. Se si fosse concretizzata, la vicenda avrebbe rafforzato la leadership dei Cesaro, storicamente vicini a Silvio Berlusconi, all’interno di Forza Italia. Il clamore suscitato dall’inchiesta e la gravità delle accuse mosse dai pm, però, provocarono la levata di scudi dell’ala meno garantista del partito, mentre i giornaloni e l’opinione pubblica giustizialista sparavano a palle incatenate sui Cesaro. Il risultato? Luigi fu ugualmente candidato al Senato, mentre il figlio Armando fu costretto a rinunciare e quasi messo all’angolo da molti esponenti del suo stesso partito.

Ecco perché Cesaro jr, che alle regionali del 2020 ha preferito non ricandidarsi e ancora oggi è costretto a incassare le invettive degli esponenti di diversi partiti, ha commentato l’assoluzione con particolare sollievo: «La politica è la mia passione e per tre anni mezzo sono stato costretto a rinunciarvi perché sotto inchiesta. Per senso di responsabilità mi sono fatto da parte per non dare modo a nessuno di strumentalizzare la mia posizione. Alla fine sono stato assolto, ma non festeggio: troppe sono state le ingiurie, le rinunce e la tristezza». Un sospiro di sollievo anche per Flora Beneduce (difesa dal penalista Alfredo Sorge) che nel 2020 ha scelto di ricandidarsi non con Forza Italia ma nel centrosinistra: «Ho sofferto tanto e la mia immagine è stata lesa, ma questa sentenza mi riabilita come donna delle istituzioni integra e trasparente».

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