• Sab. Ott 23rd, 2021

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Il Pd tra mediazione e tenuta sociale

La crisi dei partiti c’è, c’è stata, ha investito le grandi formazioni novecentesche e i piccoli gruppi moderni, ha coinvolto le mature democrazie occidentali e le nuove realtà statuali: tuttavia, quel modello, privato di inutile mitologia e nostalgia, rimane valido e credibile.

Servirà mettersi al lavoro per creare una nuova dimensione dove ammodernare i luoghi delle decisioni, rinnovare la classe dirigente, dove ognuno si senta parte di un progetto e di un cammino condiviso, tra valori comuni e confronto costruttivo. Un luogo, fisico e virtuale per prendersi cura del futuro e costruire un modello di società dove di diritti, reddito, lavoro, redistribuzione e poi scuola, salute, saperi, generi, cultura, ci interessi più il significato che diamo loro che il suono che producono. 

Durante l’Agorà su “partecipazione politica, ruolo dei partiti, democrazia paritaria” è emerso un dibattito proficuo tra un centinaio di partecipanti, più di 22 interventi tra “esperti”, militanti, cittadini. Donne e Uomini che hanno voluto dare il proprio contributo su un tema che sta a cuore a molti perché il futuro dei partiti è poi il futuro della democrazia. Sono emersi chiaramente quattro temi. Che si pensa possano tradursi anche in specifici provvedimenti legislativi da affidare ai gruppi parlamentari del Pd.

1) A 73 anni dalla sua entrata in vigore, la Costituzione italiana manca ancora di applicazione nell’articolo che riconosce il ruolo dei partiti (art.49): serve una legge sui partiti che regoli la loro attività e ne garantisca il buon funzionamento. 

2) Si tratta di affrontare anche il modo cui si finanziano i partiti, che è poi il modo in cui finanziare la politica, cioè l’esercizio democratico del controllo del potere. Una buona base può essere l’esperienza tedesca che coinvolge anche le fondazioni che si occupano di formazione politica. 

3) L’opzione delle Primarie per la selezione della classe dirigente deve poter essere un fatto premiale, riconosciuto istituzionalmente  perché garantisce partecipazione, trasparenza e affidabilità. Quindi vogliamo proporre un sostegno a livello istituzionale per l’organizzazione delle primarie per quelle forze politiche che decidano di ricorrervi.  

4) Infine è tempo di affrontare in modo serio ed efficace il tema della democrazia paritaria: non è più ammissibile una differenza di rappresentanza tra i sessi che ci pone agli ultimi posti in Europa in questo ambito; non è più tollerabile il pessimo costume che aggira tutte le norme già in atto per  garantire accesso alle donne. Siamo indietro rispetto all’Europa, siamo indietro rispetto alle altre moderne democrazie. Non si tratta di quote, ma di dare voce e valore a saperi, competenze, talenti che neppure le più moderne democrazie riescono (ancora) a includere e a rappresentare pienamente.

C’è materiale per mettersi al lavoro fin da subito, per cambiare a partire da un dato importante, un elemento incoraggiante: i partiti come soggetti collettivi di fronte alle crisi hanno reagito meglio. Pensiamo al Pd in particolare, a come ha retto la prova della pandemia tenendo il fronte più politico intorno al governo e nella società, come canale di comunicazione tra i cittadini e le istituzioni. Il Pd sta praticando quel ruolo di mediazione, di tenuta sociale che è la sua essenza e, al tempo stesso, qualcosa di necessario in una società che sta affrontando la più grave crisi economica, sociale e politica dal dopoguerra ai giorni nostri.

C’è l’esigenza di organizzare, di gestire il consenso intorno a battaglie che riguardano molti, parlare alla testa e al cuore di ceti diversi. Tutte cose che in Italia abbiamo sperimentato negli anni del terrorismo, delle grandi tragedie nazionali e che ora tornano utili. Un partito può farlo.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia