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Tornano i festival di fotografia per riportare l’arte al centro della narrazione

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Dopo l’esperienza del Covid-19, con le relative chiusure, tra l’estate e l’autunno, anche per quanto riguarda i festival di fotografia, si sta provando a riaprire, per recuperare parte del lavoro portato avanti in questo anno e mezzo e per progettare anche il futuro.

È senza dubbio il caso di Paratissima, a Torino, che con la sua sezione Ph.ocus, in particolare, ha aperto agli spettatori il 13 maggio, fuori dalle sue consuete date, per recuperare l’edizione 2020 rinviata appunto per i problemi legati alla pandemia. Dal 13 maggio e fino a ottobre sarà possibile visitare tra le varie mostre, anche l’esposizione di foto di Peter Lindbergh, oltre alle due sezioni di fotografia di cui una, appunto, dedicata allo stravolgimento che il covid ha portato, chiamate PLEASE, TAKE CARE e PLEASE, STAY HOME.

Dal nord è possibile spostarsi al sud per osservare, nella città di Monopoli, sul mare della Puglia, il PhEST, un festival di fotografia che ogni anno cresce in qualità e in importanza. Anche quest’anno le foto sono esposte sia al chiuso che all’aperto, per le strade della città, sui muri, nei pressi delle spiagge. Questo rende l’esperienza di fruizione veramente alla portata di tutti, permettendo a chiunque di poter osservare opere di fotografi come Mustafa Sabbagh, Angélica Dass, Mario Cresci, Piero Percoco e molti altri.

Cresce anche per qualità e importanza il Riaperture Photofestival di Ferrara, giunto alla quinta edizione, e visitabile nei weekend dal 10 settembre al 3 ottobre. Anche in questo caso il festival occuperà gli spazi della città e ne ricostruirà immaginari e percorsi. Il tema di questa edizione è Ideale, parola che in sé racchiude una enorme forza narrativa, oltre che fotografica e propositiva. Ed è infatti con questa prospettiva che è possibile raccontare non solo il presente, ma anche il futuro, i nuovi mondi possibili. La forza della fotografia è tale non solo nella capacità di raccontare ciò che è stato, ma anche nella possibilità di spingere gli spettatori e gli autori verso ciò che sarà, anche immaginando un futuro dopo questo stop non solo artistico iniziato a marzo 2020. 

Tra i fotografi esposti ci saranno Francesco Faraci, Giorgio Bianchi, Fabio Bucciarelli, Marco Buratti, ma anche molti altri fotoreporter e fotografi. Inoltre saranno esposte anche le foto dei vincitori del concorso che caratterizza Riaperture da anni, le foto vincitrici di  Francesco Andreoli, Gianmarco Caroti e Camilla Miliani, per la sezione progetti e Barbara Pau, Francesca De Chirico e Karina Castro per la sezione foto singole.

I concorsi offrono non solo uno spazio di visibilità per fotografi che iniziano il loro percorso, ma permettono anche di guardare il mondo, ciò che è successo durante la pandemia, o anche semplicemente il proprio corpo, con occhi nuovi e sguardi attenti a contesti emergenti.

I festival di fotografia, in questo senso, non rappresentano solo un momento all’interno del quale poter fruire di opere d’arte, ma riportano al centro della narrazione comune modi e tempi di un’arte che ci influenza in maniera profonda. Spesso infatti di grandi eventi o di storie importanti, ricordiamo un singolo scatto, una singola foto-simbolo. È il caso dell’infermiera addormentata sulla scrivania, durante la pandemia, o ancora delle bare di Bergamo. Si è ripetuto lo stesso con la foto dei due uomini che sono precipitati dall’aereo diretto negli Usa e partito dall’Afghanistan.

La fotografia è uno strumento di narrazione estremamente potente e attraverso i festival di fotografia è possibile osservare un’altra faccia di quest’arte, quella meno rivolta al giornalismo, ma più alla capacità di raccogliere, anche attraverso il reportage, o attraverso uno scatto o un progetto, lo spirito di un tempo. 

Così come è possibile comprendere sfumature della pandemia attraverso le foto di PLEASE, STAY HOME, all’interno dello spazio di Paratissima, nello stesso modo è possibile comprendere cosa sia l’ideale oggi, attraverso gli occhi di artisti capaci di andare oltre la quotidianità e vedere il nostro tempo in maniera nuova e forse anche più precisa.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia