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Sara Pedri, chiesto il licenziamento per il primario: “Mi chiamano terroncella”

Era il 4 marzo quando Sara Pedri, ginecologa forlivese 31enne è scomparsa nel nulla. Da allora sei mesi di indagini hanno cercato di ricostruire cosa sia successo. A partire dal sospetto che Sara possa essersi suicidata perché si sentiva vessata sul posto di lavoro. È scomparsa il giorno dopo essersi dimessa dal suo incarico all’ospedale di Trento. “Mi sono tolta un peso enorme”, scrisse ai familiari. Poi nulla più.

Il caso ha spinto altri colleghi di Sara a denunciare un clima vessatorio in reparto. Al centro delle accuse l’ex primario della ginecologia, Saverio Tateo. Un mese fa un’informativa dei Nas chiedeva alla procura di indagare l’ex primario e la sua più stretta collaboratrice per maltrattamenti nei confronti di 14 camici bianchi, fra cui Pedri.

Il legale dell’ex primario, Vincenzo Ferrante, ha detto al quotidiano l’Adige che “alle contestazioni mosse al dottore abbiamo risposto punto per punto depositando un’ampia documentazione che dimostra la piena legittimità delle decisioni prese nella gestione dell’Unità operativa. Mi verrebbe da dire che in questa vicenda il perseguitato è lui”.

Sara viveva male sul posto di lavoro. Dopo la specializzazione raggiunta in Calabria, aveva vinto un concorso per lavorare in Trentino. Era stata destinata all’ospedale di Cles, ma poi per motivi organizzativi era finita a Trento. Ogni giorno raccontava la frustrazione ai suoi familiari. Una volta tornata a casa per le vacanze a Forlì, mamma e sorella subito si erano accorte che stava male: era magra e triste.

“Mi dicono che sono una terroncella da raddrizzare”. Questo è uno dei messaggi che Sara Pedri scrive a un amico per raccontargli ciò che le dicevano in reparto. Le copie forensi delle chat contenute nel telefonino della ginecologa forlivese sono ancora al vaglio della procura. “La chiamavano così perché si era specializzata all’università della Calabria – racconta a Repubblica la sorella Emanuela, che da mesi si batte per avere chiarezza sulla storia di Sara -. Ma, a furia di puntarle il dito contro, Sara era arrivata a colpevolizzarsi e addirittura a mettere in dubbio la sua preparazione professionale che invece era stata ampiamente riconosciuta ed apprezzata proprio dai professori dell’ateneo calabrese”.

Così la decisione di lasciare quel posto di lavoro che per lei era diventato un incubo. Scrisse una mail al primario Tateo per congedarsi. Definisce l’uomo di cui oggi si chiede il licenziamento “sovrano illuminato”, ma il resto della mail non lascia spazio a fraintendimenti. “L’esperienza a Trento doveva essere formativa ma purtroppo ha generato in me un profondo stato d’ansia a causa della quale sono completamente bloccata”, aveva scritto la ginecologa in una lettera trovata dai carabinieri nell’abitazione della dottoressa di Cles. In un altro passaggio Sara Pedri c’era scritto: “I risultati ottenuti sono solo terrore. Sono stata addirittura chiamata a colloquio perché ho perso troppo peso”.

Poi tanti sanitari hanno cominciato a denunciare lo stesso clima di terrore che vigeva in reparto. Tateo fu trasferito e insieme alla sua vice sono finiti nel mirino delle indagini dei Nas. In un’informativa diretta alla procura di Trento i carabinieri hanno confermato come, oltre a Sara Pedri, altri tredici camici bianchi avrebbero subito dimansionamenti e insulti già dal 2018. Vittime di “comportamenti non professionali”, in un reparto che aveva “criticità oggettive”. Tanto da spingere i carabinieri a ipotizzare il reato di maltrattamenti.

L’articolo Sara Pedri, chiesto il licenziamento per il primario: “Mi chiamano terroncella” proviene da Il Riformista.