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Ripartono gli “Struzzi” Einaudi, la collana di libri che hanno nutrito la mia adolescenza

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Io ci sono cresciuto, letteralmente, con gli “Struzzi” Einaudi, e oggi l’idea einaudiana di riprendere quella collana bellissima la prendo come un regalo prezioso fatto a me e a quelli della mia generazione che ne hanno divorato i libri senza sosta.

Avevo quindici anni quando partirono gli “Struzzi” con “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, il primo dei libri che poi nutriranno la mia vita culturale parallela a quella scolastica, la biblioteca della mia formazione sentimentale, la curiosità di conoscere via via tutte le novità della collana per non perdermene nemmeno una, figuriamoci se avrei potuto perdermi “La cognizione del dolore” di Carlo Emilio Gadda, oppure, diviso in quattro volumi, un capolavoro tuttora misconosciuto della saggistica storica italiana, “La decadenza dell’Europa occidentale” scritto da Mario Silvestri che di mestiere faceva il professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano. E poi, appena tre anni dopo, uno dei romanzi più belli della letteratura italiana, la “Storia” di Elsa Morante, che la scrittrice volle appunto pubblicare negli “Struzzi” per sottolineare la vocazione popolare e insieme universale di quel libro. E la grafica così elegante, quel bianco tutt’intorno alla fotografia di copertina e in alto a sinistra il logo dello struzzo con in bocca un chiodo, la raffinata risposta italiana ai blasonati pinguini dell’editoria anglosassone.

Oggi si ricomincia, l’Einaudi riapre la collana degli “Struzzi”, e spero che i quindicenni adolescenti di oggi coltivino come me allora la stessa devozione per quei libri imprescindibili. Auguri.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia