• Dom. Ott 17th, 2021

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Governare il futuro. Instagram: dimmi quanti anni hai e ti dirò se puoi entrare

Facebook ha, da poco, annunciato attraverso un post sul suo blog ufficiale che comincerà a chiedere la data di nascita ai suoi utenti con più insistenza di quanto fatto sin qui. Ecco perché e perché è importante che i nostri figli rispondano sinceramente.

Sin qui si poteva entrare su Instagram anche senza raccontare al social la propria data di nascita. Presto, però, non sarà più così e, gradualmente, per usare il social network sarà indispensabile condividere la propria data di nascita e, naturalmente, avere almeno tredici anni.

I più giovani resteranno fuori come è giusto che sia rispetto a una piattaforma che si presenta essa stessa come riservata a un pubblico di ultratredicenni e che, semplicemente, non è disegnata per i più piccoli.

E, già da subito, Instagram chiederà, comunque, la data di nascita – ovviamente a chi non l’ha registrata all’atto dell’iscrizione – per accedere a taluni contenuti identificati come particolarmente sensibili o non adatti ai più giovani.
Ma, ovviamente, in casa Facebook non sfugge a nessuno che sono tanti gli utenti che pur di usare Instagram – come, d’altra parte capita per tutti gli altri social – mentono sull’età, dichiarando di avere un’età maggiore di quella reale.
Contro questo fenomeno, che rischia di frustrare ogni sforzo di tenere i più giovani al riparo dalle insidie che inevitabilmente appartengono a un servizio che non è disegnato, progettato e sviluppato pensando a loro, Facebook racconta di aver già messo in campo una serie di soluzioni che vanno da moderatori in carne ed ossa che verificano eventuali dubbi circa l’età dichiarata dagli utenti, a controlli incrociati tra l’età che si dichiara su Facebook e su Instagram – perché se si dichiarano due età diverse è facile che siano entrambe false – fino ad arrivare a sistemi che tengono fuori dalla porta chi, in sequenza, prova ad entrare dichiarando dapprima un’età reale – da infratredicenne – e, poi, sentendosi dire che è troppo giovane per entrare, un’età falsa da ultratredicenne.

In un post di fine luglio, però, Facebook ha aggiunto che per riuscire nell’impresa di tenere i più piccoli fuori da una piattaforma non per loro, ha, da ultimo, deciso di far scendere in campo anche l’intelligenza artificiale perché, per esempio, se un utente che ha dichiarato di avere vent’anni, pubblica una foto con la quale annuncia al mondo di averne compiuti undici, magari davanti a una bella torta con undici candeline, il dubbio che sia un pinocchio non può non venire.
E gli algoritmi di Facebook promettono di far scattare un analogo alert quando, per esempio, un utente riceve una pioggia di auguri per il suo dodicesimo compleanno dopo essersi dichiarato maggiorenne.

La strada sembra quella giusta a condizione, naturalmente, che – come per la verità ci si dice intenzionati a fare nel presentare il progetto – per riuscire nell’impresa non si raccolgano e trattino più dati personali di quelli dei quali già si dispone e non ci si lasci andare a una profilazione degli utenti più invasiva ed invadente di quella che eventualmente già si pone in essere. Perché, altrimenti, la cura sarebbe peggiore del male. Ma Facebook a parte, guai a dimenticarsi, che la prima responsabilità è nostra, da genitori.

Perché se una figlia o un figlio che non hanno tredici anni usano un social che è riservato a chi ha almeno tredici anni dovremmo essere noi a accompagnarli a fare logout senza illuderci che i nostri figli siano più smart, più furbi, più svegli della media e che, quindi, perfettamente in grado di cavarsela da soli anche su un social non disegnato per loro.

Bisogna fare lo sforzo, non sempre facile, di immaginare Internet come un grande parco attrazioni nel quale ci sono attrazioni per tutti e attrazioni riservate a chi è alto almeno un metro o ha una certa età. Se chi è più basso di un metro o non ha l’età minima per la quale le cinture di sicurezza dei trenini di una montagna russa, ad esempio, sono disegnati, purtroppo, c’è poco che si possa fare per garantirgli un giro in assoluta sicurezza.

Online non è diverso, una volta che un minore di tredici anni – o dell’età minima per la quale la piattaforma è progettata – inizia a usare un servizio progettato per chi è più grande, purtroppo, non c’è regola, gestore di piattaforma, Autorità o soluzione tecnologica che possano garantirgli un’esperienza al riparo da rischi più grandi di lui. È per questo che dobbiamo fare la nostra parte e tenere i più piccoli fuori da piattaforme pensate per gli adulti.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia