• Mar. Ott 26th, 2021

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A proposito di vaccino e libertà. Lettera garbata a Massimo Cacciari

Carissimo Professor Cacciari,

ho letto e continuo, anche oggi, a seguire le sue posizioni sulla pandemia e sui problemi etici, deontologici e politici che essa, inevitabilmente, propone. Mi permetto di esprimere qualche considerazione, proprio partendo dall’assunto che ho della sua figura di intellettuale: lo faccio dunque con discrezione e senza alcun animo polemico.

Questione centrale, la libertà. Lei è stato deputato del Pci tra gli anni ’70 e ’80, quindi avrà, immagino, votato la riforma psichiatrica del maggio 1978 e la conseguente riforma del Sistema Sanitario Nazionale nell’autunno di quello stesso anno che inglobò interamente la prima. Uno dei punti salienti della legge 180 è il “Trattamento Sanitario Obbligatorio” che fa sì che un cittadino maggiorenne possa, su indicazione del primario del servizio psichiatrico competente per territorio e per garanzia dal Sindaco della città di residenza, essere privato delle proprie libertà individuali per un periodo di tempo che può perdurare dipendentemente dall’andamento clinico. Quindi lei votò quella norma e, da sindaco, l’applicò controfirmando, immagino, dei Tso. Allora ero un giovane psichiatra e Franco Basaglia, suo personale amico e mio maestro, ne fu il principale artefice eppure non mi pare che nessuno scrisse veementemente contro “quel compromesso” (anche politico) che sembrò, ai più, il male minore pur di uscire dalla “pandemia dei manicomi” italiani (più di 100.000 internati). Anzi quella riforma divenne esempio per molti paesi del pianeta.

Sempre a proposito di libertà. Non sembra a lei che ogni momento della giornata io, lei e milioni di altri cittadini abbiamo acconsentito a un baratto quando clicchiamo un “accetto” sui “cookies” che, in quell’istante medesimo, hanno sottratto i nostri dati per consegnarli a chissà chi? Sono anni che ciò sta avvenendo: una certa economia esulta e ne trae enormi profitti, mentre i cittadini sono costretti a rilasciare le proprie identità telematiche a chi vi specula. Non è così anche per lei? Perché non protesta e non sottoscrive un documento che includa anche tutto ciò? Ma lei giustamente vuole parlare solo e soltanto della libertà degradata da alcune decisioni governative riguardo alla pandemia (che a me sembrano le uniche che non contribuiscono ad alimentare l’agonia che produce ancora oggi decine di morti e migliaia di malati) e afferma che il caso di Israele testimonia le contraddizioni della campagna vaccinale.

Non so con chi si confronti lei, ma io da medico lo faccio regolarmente con i massimi esperti nazionali che mi confermano che la copertura vaccinale riguarda solo il 30%, quindi il virus continua a girare, a volte fa pure ammalare, ma per fortuna riduce la letalità a pochissimi casi. Si parla di rischio consapevole che comprende anche quello di andare in gondola.

Il coronavirus, mi dispiace dirglielo, ma comporterà una prassi vaccinale stagionale (proprio come quelle cui lei si è sottoposto in età pediatrica senza andare in piazza a dire che Sabin le aveva azzoppato la sua autodeterminazione) e solo quando questo malefico esserino non troverà più corpi sani da infettare, morirà.

Ultima, modesta, considerazione. Lei, lo voglia o no, è un “maître à penser”. È un ruolo che le fa onore, ma che presenta alcune, non piccole, responsabilità. Se il professor Fauci avesse firmato un documento su Heidegger lei, giustamente, lo avrebbe ignorato; temo che la stessa cosa abbia fatto il professore con il suo. Se un intellettuale di rispetto parla di ciò che non ha studiato perde credibilità, ma nel contempo istruisce malamente qualcuno in cerca di identità. Immagino che anche a lei l’ “uno uguale a uno” abbia creato qualche idiosincrasia, o almeno spero.     

Articolo proveniente da Huffington Post Italia