• Mar. Ott 26th, 2021

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Vaccini e green pass, d’obbligo è la chiarezza

(di Marco Carlomagno, segretario generale FLP)

Numerose polemiche sono scaturite nelle scorse settimane riguardo il Decreto Legge che introduce l’obbligo parziale del green pass. Queste accompagnano le altrettanto veementi reazioni sulla possibilità che venga previsto l’obbligo vaccinale, tanto che persino l’Osservatorio permanente sulla legalità costituzionale “Stefano Rodotà” si è espresso criticamente in merito con uno studio pubblicato sulla rivista “Questione Giustizia”.

Sebbene la FLP sia sempre stata per la tutela primaria della salute dei lavoratori, e contro qualunque tipo di particolarismo, a nostro parere il problema nasce dal fatto che un governo di coalizione ampia come quello attuale, anziché procedere con una linea chiara, sta andando avanti con leggi e regolamenti contraddittori e poco chiari.

Quando si ha a che fare con la salvaguardia della vita umana non c’è spazio per ambiguità e ogni procedura andrebbe sviluppata per funzionare come e meglio di orologi svizzeri.

Proviamo a fare qualche esempio, per chiarire i principali malfunzionamenti, a iniziare da ciò che dipende direttamente dai vari livelli di governo.

Siccome il green pass rappresenta una limitazione della libertà personale – lecita o meno lo stabiliranno i giudici – non dovevano essere ammessi ritardi nella consegna agli aventi diritto. Abbiamo invece assistito alla mancata consegna a oltre 400.000 persone che avevano completato il ciclo vaccinale a causa del fallace dialogo tra i sistemi informatici regionali e quello nazionale; a cui si aggiungono i molti disservizi segnalati da chi ha fatto le due dosi in regioni diverse.

Si è poi assistito al rifiuto di alcuni medici a somministrare il vaccino a persone guarite da un anno e oltre, perché avevano gli anticorpi troppo alti, con la conseguente impossibilità di scaricare il Green pass. Concludiamo, per limitarci alle fattispecie più comuni, con i ritardi nella consegna dei Green pass dovuti ai server di alcune regioni fermi a causa di sovraccarichi, o addirittura…per il caldo (strano che ad agosto faccia caldo!).

Ci sono poi le contraddizioni, che fanno percepire le misure del governo come una vera e propria presa in giro nei confronti dei cittadini, e che vengono usate da alcuni per giustificare il loro rifiuto a vaccinarsi o per contestare l’obbligo del green pass.

Iniziamo dalla questione delle mense aziendali: che senso ha che il certificato verde sia obbligatorio per l’accesso alla mensa, mentre poi i non vaccinati possono lavorare per il resto del tempo fianco a fianco tra loro e con i vaccinati? è possibile immaginare un virus che si trasmetta solo a ora di pranzo e che sia innocuo per il resto del tempo?

E non è un controsenso che il green pass sia obbligatorio per chi fruisce della mensa aziendale e non per i cuochi e gli altri addetti della medesima mensa, per i quali quello è considerato il posto di lavoro e pertanto non hanno l’obbligo di green pass? E ancora, in base al medesimo ragionamento, è normale che vi sia l’obbligo di green pass per entrare in un ristorante, mentre i cuochi e i camerieri del medesimo ristorante possono tranquillamente essere non vaccinati?

Insomma, stiamo davvero tutelando la salute oppure raccontiamo solo l’ennesima storia di ordinaria burocrazia mal funzionante e di leggi mal scritte? Non sono consentiti tentennamenti o piccolezze da realpolitik quando sono in gioco due diritti costituzionalmente protetti come quelli alla salute e alla mobilità. L’esecutivo faccia sintesi delle diverse posizioni politiche e si comporti di conseguenza, assicurando che tutti i livelli di governo si muovano nella medesima direzione nonché la tempestività, l’accessibilità e la piena esigibilità dei servizi da parte dei cittadini.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia