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Ok di Draghi all’obbligo vaccinale: può arrivare entro un mese

Il premier Mario Draghi durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Roma, 2 settembre 2021.
ANSA/Filippo Attili - Uff stampa Palazzo Chigi +NO SALES - EDITORIAL USE ONLY+

Una risposta più secca non poteva esserci: “Sì a entrambe le domande”, ha detto Mario Draghi quando gli è stato chiesto se il governo stava valutando di introdurre l’obbligo di vaccinazione anti Covid e di predisporre la terza dose, almeno per i fragili. 

L’obbligo è un’opzione molto ben vista da gran parte del governo, eccezion fatta per la Lega, e l’ipotesi concreta già sul tavolo è fine settembre. Perché servono solo i tempi tecnici per produrre e discutere il provvedimento. Per introdurre l’obbligo vaccinale, lo ha ricordato il ministro Roberto Speranza in conferenza stampa, basta un atto normativo ordinario: “L’obbligo – ha spiegato – è già disposto per il personale sanitario e quindi la sua estensione è una possibilità a disposizione del Parlamento”. Non è escluso quindi un allargamento ad altre categorie.

Un passaggio durante la conferenza stampa aveva creato un equivoco sulla necessità di attendere un nuovo via libera dell’Agenzia europea del farmaco ma, in realtà, non ce n’è bisogno. Mentre, infatti, negli Stati Uniti l’Fda aveva in prima battuta dato un’autorizzazione di emergenza al prodotto Pfizer, che è poi diventata definitiva pochi giorni fa, l’Ema ha seguito un’altra proceduta. Ha dato un’autorizzazione condizionata, che si aggiorna quando arrivano nuovi dati. Prossimamente – ma secondo fonti citate dall’AdnKronos sui tempi non ci sono certezze – “discuterà se i dati disponibili possono supportare una conversione dell’autorizzazione condizionata” in autorizzazione piena. Ma si tratta di una questione procedurale che non cambia la sostanza delle cose: il prodotto Pfizer, come tutti gli altri a cui è stato dato il via libera, è sicuro, efficace e pienamente utilizzabile. La decisione sull’introduzione dell’obbligo, qui e ora, spetta solo ed esclusivamente agli Stati.

Non ci sono ostacoli, quindi, all’obbligo: né legislativi, né procedurali. La decisione, politica e non tecnica come spiegano fonti del Cts, sarà basata sull’andamento della campagna vaccinale. Dalle parti del ministero della Salute il periodo segnato in rosso, come detto, è fine settembre. Decisive saranno la copertura raggiunta e l’andamento dell’epidemia.

L’obiettivo del generale Figliolo era di avere l′80% di immunizzati entro ottobre, ambizioso ma raggiungibile, soprattutto se ripartiranno in modo massiccio le prime dosi. La strada del resto, per quanto accidentata, non è in salita. Ieri è stata superata la soglia del 70% di over 12 completamente vaccinati. Un risultato certamente notevole ma che non deve farci sentire al sicuro: “Nel caso del Covid il livello di protezione dipende anche molto dai comportamenti delle persone. Dobbiamo avere soglie di immunizzati molto alti per stare tranquilli.” come ha spiegato all’Huffpost Aldo Tagliabue, immunologo che ha lavorato in importanti istituti di ricerca, dal Mario Negri all’International Vaccines Institute di Seoul. L’obbligo, sottolinea, è opportuno “evitare che si creino sacche tipo la Sicilia”. 

A mettere i bastoni tra le ruote potrebbe essere la Lega che ha giusto fatto finire la conferenza stampa di Draghi per andare all’attacco: “Più di 38 milioni di italiani hanno già liberamente scelto e completato il ciclo vaccinale, oltre il 70% della popolazione sopra i 12 anni, a cui si aggiungono 5 milioni di cittadini guariti. La Lega era e rimane contro obblighi, multe e discriminazioni, ricordando che in nessun Paese europeo esiste l’obbligo vaccinale per la popolazione. Insistiamo invece, e porteremo la proposta al voto anche in Parlamento, perché lo Stato garantisca tamponi gratuiti, salivari e rapidi, per tutti coloro che ne abbiano necessità”, si legge in una nota. Il resto del governo, però, pare andare in altra direzione.

Sulla terza dose, invece, ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza, “c’è un confronto che è in corso in queste ore. Credo che si inizierà alla fine di settembre. Si partirà dai soggetti che hanno una risposta immunitaria molto fragile. Tale indicazione è arrivata anche dall’Ema ed il Comitato tecnico-scientifico (Cts) ha già espresso la sua opinione in tal senso”. Del resto, spiega Tagliabue: “C’è bisogno di dati, e da Israele stanno per arrivare. Da un punto di vista immunologico è chiaro che, laddove la protezione scenda, un altro richiamo serve ed è efficace. Come ha spiegato l’Ema, bisognerà ripartire dai soggetti fragili”. Il problema, quando manca ancora un buon numero di over 50 da immunizzare da principio, è come organizzativo: “Nessuno Stato – chiosa l’esperto – ha brillato in preparazione in questo periodo di pandemia. Questa volta, però, non bisogna farsi trovare impreparati”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia