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L’asteroide Bennu minaccia la Terra: l’uomo rischia di fare la fine dei dinosauri

Anche se qualcuno lo potrà aver legittimamente pensato, non prende il nome da un astronomo sardo o rumeno. Bennu era una divinità minore del Pantheon egizio, l’uccello sacro al dio del Sole Ra, come la civetta lo era a Minerva e il pavone a Giunone. Siccome i nomi delle divinità pagane sono storicamente attribuite ai corpi celesti del sistema solare, ai pianeti -come Mercurio, Venere, Marte, Giove ecc.- e ai satelliti -come Io, Europa, Ganimede, Callisto, Teti, Rea– si è voluta mantenere la tradizione. Ma, per essere politically correct, una volta tanto la scelta è caduta su una divinità che non risiede sull’Olimpo o sul Campidoglio.

Bennu è un oggetto vagante nel sistema solare, un asteroide. Non possiamo essere tutti astronomi (io compreso), quindi vale la pena di fare qualche precisazione. I pianeti sono gli oggetti celesti che orbitano intorno a una stella madre, nel nostro caso il Sole. I satelliti sono oggetti celesti più piccoli che orbitano intorno ai pianeti. Come si studiava a scuola, c’è il Sole che è il feudatario, i pianeti che sono i suoi vassalli e i satelliti – che dipendono dai pianeti – che sono i valvassori. Valvassini ce ne sono anche nel sistema solare, cioè satelliti di satelliti, ma sono piccolissimi e non hanno un nome proprio. Questo per quanto riguarda i corpi maggiori, che si trovano su orbite stabili (nel senso che i pianeti girano intorno al sole, e i satelliti intorno ai pianeti, con grande regolarità).

Poi ci sono una miriade di oggetti più piccoli, che vanno dalle dimensioni di montagne a quelle di granelli di polvere. Si trovano prevalentemente nella zona compresa tra l’orbita di Marte e quella di Giove ed essi stessi orbitano intorno al Sole, a distanza di sicurezza dalla Terra. Però ce n’è qualcuno che fa di testa sua e non vuole restare coi compagni. Asteroidi del genere sono mine vaganti, con traiettorie anomale che possono intersecare quella terrestre. Bennu è uno di questi. È stato scoperto solo recentemente, nel 1999, perché anche con strumenti di osservazione sofisticati non è facile scorgere un corpo relativamente piccolo che di solito si trova molto lontano. Bennu è una grande roccia, approssimativamente sferica, con un diametro di circa 500 metri, quindi della dimensione di una collina. E ha una caratteristica singolare: ogni tanto dalla superficie viene sparato qualche sasso, che si allontana dalla roccia madre, perdendosi nello spazio interplanetario.

Non si sa a cosa sia dovuta questa espulsione, dal momento che Bennu è troppo piccolo per poter avere una attività vulcanica. Non c’è magma nel suo sottosuolo, né soffioni o geiser che possano giustificare l’emissione delle pietre. Per chiarirci le idee, una sonda della Nasa chiamata Osiris-Rex si poserà nel 2023 sulla superficie di Bennu e preleverà alcuni campioni del suolo da riportare poi a Terra per essere esaminati. Ma l’interesse per Bennu non è dovuto alla sua singolare attitudine di lasciare sassi lungo la strada come Pollicino. La domanda più importante è infatti: il simpatico Bennu potrebbe farci fare la fine dei dinosauri?

Nella storia della Terra si sono succedute innumerevoli catastrofi, quali eruzioni di supervulcani che hanno cambiato il clima dell’intero pianeta; periodi in cui l’acidità delle acque è stata molto superiore a quella attuale; ere glaciali e altri sconvolgimenti di varia natura. Tutti fenomeni legati alla geologia e alla meteorologia della Terra. Disastri quasi sempre domestici, fatti in casa. In questi casi, come diceva Cronin, le stelle sono state a guardare. Tuttavia, in altri rari casi, la calamità è stata di origine extraterrestre, è venuta dallo spazio. Esclusa l’invasione aliena, non documentata, ci sono due possibilità in cui la minaccia può provenire dall’esterno.

La prima è l’esplosione di una stella. Stelle molto massicce, al termine del proprio ciclo vitale, amano uscire di scena in grande stile, accompagnando il loro ultimo atto con un immenso fuoco di artificio, detto Supernova, con lancio di materia e diffusione di radiazioni letali. Le stelle sono lontane, ma siccome il botto di una Supernova è proprio forte, nel passato remoto qualcuna un po’ meno lontana sembra aver investito la Terra con le sue emissioni.

La seconda eventualità è che un asteroide impazzito si sia trovato in rotta di collisione con la Terra. È da poco passata la notte di San Lorenzo e abbiamo forse visto le stelle cadenti. Erano le scie di granelli di polvere che, entrando in atmosfera dallo spazio esterno, si incendiavano ed evaporavano. Se però la dimensione dell’oggetto che entra in atmosfera non è quella di un granello di sabbia, ma è di un sasso grande come una noce o un’arancia, sopravvive all’ingresso in atmosfera e precipita violentemente al suolo. Se invece di un sasso consideriamo un macigno, o addirittura un masso, lo schianto a terra produrrebbe un’esplosione e un’enorme voragine. E se fosse grande come Bennu? Un calcolo approssimativo fornisce una potenza distruttrice pari a centomila bombe atomiche come quella di Hiroshima. Per avere un termine di confronto, la dimensione dell’asteroide a cui si deve la scomparsa dei dinosauri 66 milioni di anni fa era di 10 km. Quindi molto più grande, ma anche Bennu farebbe bei danni.

Nel suo moto intorno al Sole, Bennu si avvicina periodicamente alla Terra. La notizia è che tra circa un secolo, nel 2135, passerà a una distanza approssimativa di 200mila km dalla Terra, la metà di quella della Luna. I nostri pronipoti se ne dovranno preoccupare? (nb. per quanto positivo e ottimista di natura, non mi sento di scrivere “ce ne dovremo preoccupare?”). Mi sarebbe un augurio francamente esagerato, come il coro “Diecimila anni al nostro imperatore” della Turandot di Puccini. Comunque la risposta alla domanda precedente è no, neanche i pronipoti del 2135 dovranno preoccuparsi più di tanto. Ma i pronipoti dei pronipoti forse sì, perché la forza di attrazione della Terra perturberà l’orbita di Bennu durante il passaggio ravvicinato e, da quel momento, non si potrà più contare sulla regolarità delle traiettorie, come una palla da biliardo colpita di striscio che non si sa dove andrà a finire.

Stiamo parlando di secoli futuri e abbiamo certamente problemi più urgenti che incombono sulle nostre vite, per preoccuparci di Bennu. Però, per quanto remoto, l’impatto con un asteroide sarebbe la più grande catastrofe subita dal genere umano, fin dalla sua comparsa. E quando le conseguenze di un evento sono incalcolabili, la probabilità che si verifichi va tenuta nella massima considerazione, per quanto bassa sia. La speranza di scongiurare l’impatto fatale è, ancora una volta, riposta nella nostra capacità e buona volontà. Se decidessimo, una volta tanto, di costruire un ordigno nucleare non per distruggere, ma per prevenire la distruzione? Sarebbe un meraviglioso paradosso e una straordinaria prova di maturità del genere umano. Con la tecnologia attuale non siamo in grado di inviare un missile abbastanza potente contro un grande asteroide, in modo da intercettarlo a distanza di sicurezza e disintegrarlo, o almeno deviarne a sufficienza la traiettoria. Ma questo è proprio ciò che occorrerà fare, per difenderci dalla minaccia di Bennu e degli altri asteroidi erranti. I futuri fisici e ingegneri sono avvisati. Si mettano subito al lavoro. Hanno solo duecento anni per fare i compiti…

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