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Jane Campion riporta a Venezia l’America dei bovari gay

venezia 78

Natura incombente, matrigna, e sensualità compressa: è il mix che con “Lezioni di Piano” ha conquistato a Jane Campion la Palma d’oro di Cannes 2009, la prima mai assegnata a una cineasta donna. Ma il carisma della neozelandese era già in odore di culto: i suoi primi “Sweetie” e “Un Angelo alla mia Tavola” certificavano un talento che sovvertiva le regole. 

Assicurandosi “The Power of the Dog”, che riporta Campion sul grande schermo dopo una lunga parentesi televisiva, Venezia 78 ha fatto un bel colpo: nessuna delle altre quattro registe donne in concorso ispira altrettanta passione ai cinefili. Da appassionata, mi chiedo se la materia magmatica del romanzo omonimo alla base del film (Thomas Savage,..) sia stata una scelta oculata. Lo sguardo è potente, Benedict Cumberbatch e Kirsten Dunst sono portentosi, ma la storia stenta a passare sotto la pelle.

Montana, 1925: tra i due fratelli Phil (Cumberbatch) e George (Jesse Plemons), che gestiscono il ricco ranch di famiglia, cova la brace. George è mite, sensibile, Phil ostenta una brutalità da bovaro, castra gli armenti a mani nude e vive nel culto del mentore – un“vero uomo”! – che lo ha forgiato. Quando George “il panzone” sposa Rose (Kisten Dunst, quasi irriconoscibile), “la vedova di un suicida con un figlio rimbambito” è guerra tra le mura di casa.

La violenza è sorda, subdola ma implacabile. Spinge Rose a rifugiarsi nell’alcool, tortura quell’adolescente fragile dai gusti femminei che sembra nato per farsi umiliare. Che dietro il tormentato livore di Phil si celi il conflitto di un gay senza pace si è già capito da un pezzo. “Brokeback Mountain” coi suoi amanti mandriani è nella memoria di tutti, anche se Savage scriveva il suo bestseller di culto parecchio prima.

C’è una tensione magistrale nei ‘non detti’ che incombono, nel contrasto tra il fasto lugubre della sperduta ‘casa Usher’ e la desolazione di panorami grandiosi, che è di purissima marca Campion. E per citare l’eroe shakespeariano che il grande  Cumberbatch (più noto ai giovani come Sherlock Holmes seriale) ha trionfalmente incarnato in teatro, non solo in Danimarca si tramano vendette letali…

E’ un film da non perdere “The Power of the Dog”? Certamente sì. Ma pretende un’attenzione ai dettagli che il pubblico del ‘pane al pane’ troverà faticosa.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia