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Intervista a Dacia Maraini: “Esportare la democrazia è una baggianata”

«Esistono valori e principi universali che appartengono all’umanità e non sono prerogativa dell’Occidente, una sorta di marchio di fabbrica. Esportare la democrazia non c’entra niente con la difesa delle libertà delle donne. Vale in Afghanistan come in qualsiasi altra parte del mondo». A sostenerlo è una delle più grandi scrittrici italiane: Dacia Maraini.

Riferendosi a ciò che sta avvenendo in Afghanistan, in molti si sono cimentati con parole definitorie: resa, fallimento, tradimento dell’Occidente…Se lei dovesse guardare il tutto con gli occhi di una donna afghana, come la racconterebbe questa storia?
È una storia complicata. Si è detto: è stata soltanto un’occupazione militare. Ma non è così. C’è stato un gran lavoro che hanno fatto anche i nostri, gli italiani. La prova è che la maggioranza degli afghani non è contenta affatto del ritorno al potere dei Talebani. Non c’è il consenso popolare di cui ha bisogno una classe dirigente per governare. Vogliono scappare in migliaia e sono soprattutto persone preparate, colte, con un mestiere specifico in mano. È una prova talmente palese del fatto che i Talebani non rappresentano la maggioranza più preparata del paese, il vero Afghanistan. Questa, secondo me, è una cosa importante da capire. C’è stato un cambiamento vero, profondo. Non la democrazia, ma diciamo un cambiamento rispetto all’idea di libertà. Vede, c’è un punto su cui mi batto sempre e che ciò che sta avvenendo in Afghanistan rende di stringente attualità…

Qual è questo punto cruciale?
Io sono assolutamente contraria a sostenere che si tratta di una esportazione della democrazia. Non è che la democrazia appartenga all’Occidente. Questa è una follia. Le idee fondamentali dei diritti umani, che sono basati sulla libertà di parola, di pensiero, di movimento, appartengono a tutti, sono dei valori universali. Non sono proprietà degli “occidentali”. Questo è l’equivoco. Si dice: noi vogliamo trasmettere loro dei valori…, ma le cose non stanno così. Certo, chi è tenuto fuori dall’istruzione, immerso nell’ignoranza totale, come le donne che sono tenute fuori dalle scuole, coperte dalla testa ai piedi, non c’è da stupirsi che ignorino quali siano i loro diritti. Però una donna sa bene che sta scomoda dentro quel burqa. Io l’ho provato…

In quale circostanza?
Una volta abbiamo fatto una manifestazione e io, come altre donne che partecipavano ci siamo messe il burqa. E le assicuro che è una prigione, vera e propria. Si vede malissimo, non si sente perché le orecchie sono coperte, s’inciampa, è davvero, mi creda, una prigione di stoffa, che limita i movimenti e la vista. Sono costrette a farlo. Poiché le donne sono considerate fonte di pericolo e di peccato, i Talebani le tengono nell’ignoranza, chiuse dentro il burqa, e come possono reagire, poverette, cosa possono dire, cosa possono fare in quello stato di segregazione? Eppure, anche le più ignoranti sanno molto bene che non sono libere. Chiunque sa cos’è la libertà. Anche un uccellino in gabbia lo sa. Esportiamo la democrazia! Ma non scherziamo. Che si tratta di una pretesa, fra l’altro anche molto pretestuosa. Noi soli possediamo l’idea della democrazia, noi soli sappiamo cos’è la libertà? È grottesco. La libertà è un bene universale, non è un bene occidentale. Poi, che gli occidentali siano riusciti attraverso guerre e battaglie, a “conquistare” certe libertà, questo è un fatto storico. Ma non c’entra niente col sostenere che “loro” hanno un’altra cultura. Alla fine diventa razzismo. La libertà è libertà per tutti. È un valore universale. Se parti da questo concetto, che la libertà è un valore universale, vedi che cambia tutto. E poi, mi lasci dire che tratteggiare i Talebani come montanari straccioni e invasati che pretendono con la forza più bruta di imporre una visione del mondo arcaica basata su una lettura letterale del Corano, è una narrazione fuorviante, per certi aspetti consolatoria per noi occidentali. Questi giovanotti barbuti sono pieni di soldi, di macchine sofisticate e di armi da guerra. E sebbene dicano che stanno eliminando i commerci di droga, in realtà si capisce che hanno fatto patti coi potenti fabbricanti di eroina per ottenere libertà di azione.

La libertà, quella vera, come valore universale. Partendo da questo presupposto, vorrei chiederle: Lei che ha girato il mondo, che è stata in Africa, continente al centro di uno dei suoi romanzi più belli, come spiega che i regimi teocratici hanno così paura delle donne? Cosa fa loro paura?
Hanno paura di perdere il controllo, di perdere i loro privilegi. Un uomo che può comandare in casa, magari non comanda da nessuna parte ma in casa comanda sulle donne che considera di sua proprietà, può fare e decidere quello che vuole. È comodo avere una serva che ti lavora in casa gratis. Ed è anche una che non protesta se tu prendi altre tre mogli, tanto per dirne una. Sono privilegi, privilegi storici che molti uomini non vogliono perdere, e se glieli garantisce pure una religione, tanto meglio. Sono tutte conseguenze storiche, che non hanno niente a che vedere con la biologia. Il destino sessuale non c’entra niente. C’è soltanto la storia che stabilisce dei valori, stabilisce dei ruoli, basati sul potere di uno sull’altro. Guardi che l’abbiamo conosciuto anche noi questo genere di rapporti basati sul destino deciso da un dio padre autoritario e misogino… Abbiamo avuto periodi della storia in cui le donne non potevano uscire di casa, non potevano partecipare a nessuna attività sociale, non potevano esercitare le professioni fondamentali a cui hanno ora accesso. Sono periodi storici. Noi abbiamo superato quel periodo storico di estremismo religioso, però lo abbiamo avuto. Non è che noi occidentali, chissà che cosa, siamo diversi, siamo superiori. Abbiamo avuto la stessa tirannia e le stesse esclusioni ma in un’epoca diversa, adesso tocca ad altri paesi. Molto dipende dall’economia, dipende dalla cultura, dalla storia. Che noi esportiamo la democrazia è la cosa, secondo me, più assurda che si possa dire. Non esportiamo niente. Ci sono dei paesi che soffrono di profondi ritardi economici e culturali e quindi usano la maniera forte. Ma provi a chiedere a una di quelle donne se vorrebbe stare senza burqa! Anche la più ignorante ti dirà che si sente prigioniera, che però non ha la forza, la capacità, la possibilità di denunciare e uscire da questa situazione.

Non è dunque un caso che uno dei primi divieti che i Talebani hanno imposto alle ragazze, alle bambine è quello di non andare a scuola…
Se per questo, ce l’hanno anche con gli studenti maschi. Perché lo studio dà all’individuo la consapevolezza dei propri diritti. Studiando uno capisce cos’è la libertà, capisce cos’è la storia, diventa un cittadino consapevole e quindi responsabile. La cultura è alla base di ogni movimento di liberazione. Per questo gli estremisti sono contro ogni forma di autonomia e se la prendono con le scuole coraniche. Soprattutto con quelle delle donne, perché vogliono controllare, comandare in nome di un Dio che esiste solo nella loro testa. Non esiste neanche nel Corano quel Dio lì. Non è scritto da nessuna parte che una donna deve portare il burqa.

C’è chi ha scritto che senza memoria non c’è futuro. In Occidente, in Italia, non c’è il rischio di sprofondare nell’oblio? Oggi continuiamo a parlare di Afghanistan, magari tra una settimana passiamo ad altro e ce ne dimentichiamo, come è avvenuto, in un recente passato, con le combattenti curde.
Lo diceva molto bene Pasolini: la civiltà del consumo tende a eliminare la memoria, perché la memoria porta alla consapevolezza. Siccome la società del consumo vuole l’uomo che compra, l’uomo che deve essere soprattutto un bravo compratore. E per esserlo, non deve pensare con la sua testa. Per questo cercano di chiudere qualsiasi possibilità di sviluppo culturale. La cosa inquietante è che l’estremismo religioso finisca per usare le stesse tecniche censorie della società del consumo. Coincidenza o affinità nei fini da raggiungere?.

L’articolo Intervista a Dacia Maraini: “Esportare la democrazia è una baggianata” proviene da Il Riformista.