• Dom. Ott 24th, 2021

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Il vaccino tra obbligo, dovere e responsabilità

Non c’è bisogno di richiamare il principio di responsabilità teorizzato da Hans Jonas per comprendere che la nostra salute, compresa quella delle giovani generazioni e delle generazioni future, è un tema dirimente su cui tutti dovremmo essere d’accordo. La pandemia e il Covid hanno trasformato la nostra società e continueranno a farlo, dobbiamo imparare a convivere col virus così come, mi sia permesso il paragone azzardato, da anni conviviamo col rischio terroristico.

Le recenti parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella devono far riflettere tutti noi: “Il vaccino non ci rende invulnerabili ma riduce grandemente la possibilità di contrarre il virus, la sua circolazione e la sua pericolosità. Per queste ragioni la vaccinazione è un dovere morale e civico”.

Vorrei soffermarmi sull’espressione “dovere”, termine che va distinto da “obbligo” e che impone una riflessione ulteriore. Giuridicamente parlando, l’obbligo configura la necessità di soddisfare, con il comportamento imposto dalla legge, l’interesse specifico di uno o più soggetti: è un obbligo per esempio recarsi al lavoro tutti i giorni e adempiere le proprie mansioni o pagare il biglietto prima di entrare a teatro. Il dovere, invece, implica la necessità di soddisfare, con il comportamento previsto dalla legge, un interesse generale e collettivo.

Per esempio, pagare la tasse è un dovere così come educare i propri figli. L’obbligo di vaccinazione anti Covid che si profila all’orizzonte rappresenta una soluzione laddove come cittadini non si riesca più a far prevalere il principio di responsabilità, il dovere morale e civico di tutelare noi stessi, la nostra famiglia, la società e le generazioni future.

Non c’è troppo da girarci attorno: tra essere vaccinati e non essere vaccinati la scommessa, tirando un po’ per la giacchetta quella di Pascal, è immunizzarsi. Il fenomeno no vax, variegato e variopinto, preesistente alla questione Covid, non può essere ricondotto solo all’ignoranza, anche se la mancanza di meccanismi di critica e analisi in una parte della popolazione influisce non poco. C’è qualcosa di più profondo, una vocazione direi ossessivamente naturalistica non pacifica – il che appare come un ossimoro – ma aggressiva. Un ritorno allo “stato di natura”, antitetico alla visione di società (e quindi di dovere e responsabilità), che palesa una nascosta autoreferenzialità ostile all’alterità.

Serve certamente un grosso lavoro culturale e di comprensione per andare oltre. Ma in questa fase di emergenza serve responsabilità e scelte conseguenti che non possono piacere a tutti. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia