• Sab. Ott 23rd, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Diagnosi e cure di tumori e infarti rinviati, causa Covid. “Un disastro clinico-assistenziale”

-

Il rischio è quello di una pandemia dopo la pandemia. La causa? Gli interventi chirurgici e gli esami rimandati, gli screening e i follow up saltati per i pazienti “non Covid” nel corso dell’emergenza sanitaria. E chi pensa che si sia trattato di una contingenza legata alla sola prima ondata di contagi deve ricredersi. Purtroppo.

“Non è finita. L’assistenza e le cure delle patologie non legate al coronavirus sono ancora a rischio. Se i problemi non vengono risolti rimangono dove sono. L’equilibrio è fragile soprattutto se si considera la situazione di Regioni, come la Sicilia, in cui i contagi e la pressione ospedaliera sono già tornati a crescere. L’emergenza Covid non ha fatto altro che rendere manifeste le carenze storiche del comparto ospedaliero italiano, preso di mira dalla politica nel corso degli ultimi decenni con tagli irresponsabili e privi di giustificazione”, dice all’HuffPost l’oncologo Francesco Cognetti, presidente di FOCE, confederazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi. Si tratta di tre aree mediche che interessano più di 11 milioni di pazienti in Italia e i cui specialisti da tempo denunciano i rinvii delle cure e delle prestazioni a causa della pandemia.

Il professor Cognetti sottolinea che “nel corso delle varie ondate di contagi abbiamo purtroppo assistito a ritardi e cancellazioni di oltre 100 mila interventi chirurgici per cancro, rinvii per trattamenti oncologici e stallo per misure di prevenzione dei tumori, mortalità extraospedaliera per eventi cardiologici acuti quasi raddoppiata rispetto agli anni precedenti”. “La Corte dei Conti, inoltre, ha recentemente valutato che sono andati persi circa 150 mila prestazioni ambulatoriali, 500 mila ricoveri urgenti e 800 mila ricoveri programmati tra il 2019 e il 2020. Infatti, nonostante gli stanziamenti operati dal governo, le Regioni hanno solo in parte impiegato le risorse destinate a questo scopo″, prosegue il presidente FOCE.

Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi anni? Cognetti afferma che “le cifre rendono conto di un incredibile disastro clinico-assistenziale che già sta significando, per quanto riguarda per esempio l’area oncologica, diagnosi più tardive e tumori più avanzati. Questo rischia di tradursi in un aumento significativo della mortalità per cancro nei prossimi mesi o anni. Il timore è quello di dover affrontare una ‘pandemia’ di altre patologie dopo quella di Covid-19”.

Dalle nuove diagnosi ai trattamenti: calo diffuso

Sempre più rilevazioni dati segnalano che il problema è diffuso, esteso a differenti aree mediche. Un recente rapporto dell’azienda di ricerca clinica Iqvia ha evidenziato come, nel 2020, si sia registrato un calo significativo dell’accesso alle diagnosi e alle cure rispetto all’anno precedente. Nelle principali patologie respiratorie e cardio metaboliche si rileva una contrazione significativa delle nuove diagnosi (-613.000 pari a un calo del 13%), dell’inizio di nuovi trattamenti (-350.000, -10%), delle visite specialistiche (-2,2 milioni, -31%) e delle richieste di esami (-2,9 milioni, -23%).

L’emergenza dei pazienti oncologici

Anche in ambito oncologico – rileva ancora il report Iqvia – si osserva una contrazione nell’accesso a diagnosi e cure. Nonostante gli sforzi fatti per recuperare, complessivamente nel 2020 sono state fatte 30 mila diagnosi di tumore in meno rispetto all’anno precedente, pari a circa il 10%. Registrata anche una diminuzione significativa degli inizi trattamento (-13%), degli interventi chirurgici (-18%) e dei ricoveri (-16%).

A lanciare l’allarme per i pazienti oncologici, nell’aprile 2021, è giunto anche un articolo pubblicato su The Lancet Oncology e inerente sia la situazione Uk che quella globale: “Il Covid-19 ha avuto effetti devastanti su persone affette da cancro, con un numero enorme di diagnosi mancate e trattamenti ritardati a causa di sistemi sanitari sotto pressione e riluttanza dei pazienti a cercare cure mediche”, si legge.

Ancora uno studio apparso lo scorso anno su The Lancet, affermava come nel Regno Unito il ritardo nelle diagnosi potrebbe determinare, a distanza di 5 anni (dunque nel 2025), un aumento dal 15,3% al 16,6% dei decessi per cancro al colon-retto, dal 7,9% al 9,6% per cancro al seno, intorno al 5% per il tumore al polmone e intorno al 6% per quello esofageo. 

1 italiano su 10 ha rinunciato a prestazioni sanitarie

In Italia un quadro delle prestazioni sanitarie perdute è stato offerto anche dall’ISTAT attraverso il Rapporto BES 2020 – Il benessere equo e sostenibile in Italia. Secondo il report, 1 cittadino su 10 ha rinunciato a visite o accertamenti di cui aveva bisogno negli ultimi dodici mesi, a causa di ristrettezze economiche, lunghe liste di attesa o difficoltà nel raggiungere i luoghi in cui il servizio sarebbe stato erogato. In circa la metà dei casi segnalati, si è trattato di un problema riconducibile al Covid-19 e a rinunciare in maniera più frequente alle prestazioni sanitarie sono state le donne.

Colpiti dai rinvii anche 2,1 milioni di bambini e ragazzi

Le cose non vanno meglio per i piccoli pazienti. Secondo un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale, tra marzo e dicembre 2020 circa 2,1 milioni di bambini e ragazzi si sono visti rimandare o annullare visite o esami medici. E se questo non bastasse, nello stesso periodo sono poco meno di 830.000 i genitori che hanno dovuto rinunciare a curare i propri figli a causa di problemi economici.

Osservando più da vicino i dati emerge che, durante i primi 10 mesi dall’esplosione della pandemia, tra i genitori che avevano in programma una visita medica per il proprio figlio, quasi 6 su 10 se la sono vista rimandare dalla struttura sanitaria, mentre il 16% ha dovuto addirittura fare i conti con la cancellazione totale dell’appuntamento. Sebbene il rinvio medio sia stato pari a 51 giorni, nel 49% dei casi la visita è stata rimandata sine die. I disservizi più frequenti sono stati registrati per esami e visite di ortopedia, odontoiatria e dermatologia, ma non sono stati esenti da problematiche anche patologie più gravi come ad esempio la cardiologia, dove il rinvio medio è stato pari a 37 giorni.

La situazione di emergenza ha quindi spinto molte famiglie a rivolgersi ad una struttura privata per curare i propri figli (40% di coloro che hanno subito rinvii o cancellazioni), andando in alcuni casi ad accentuare il divario sociale in termini di accesso alle cure da parte dei minori. Il costo medio sostenuto dai rispondenti che si sono rivolti ad una struttura privata per far curare i propri figli è stato pari a 339 euro per singola visita o esame.

Cognetti: “Paghiamo le carenze strutturali del sistema sanitario”

Il professor Cognetti sottolinea, in cifre, i punti deboli del nostro sistema sanitario. “Innanzitutto in Italia il numero complessivo di posti letto ordinari per 100 mila abitanti è molto più basso rispetto alla media europea (314 contro 500) e ci colloca al ventiduesimo posto tra tutti i Paesi Europei. Anche per quanto riguarda il numero di posti letto di terapia intensiva ci troviamo ancora molto indietro rispetto ai Paesi dell’Europa Occidentale” perché molti degli aumenti previsti non sono stati attuati.

“A questo va aggiunto che in Italia il numero complessivo dei medici specialisti ospedalieri è di circa 130 mila, ben 60 mila in meno rispetto alla Germania e 43 mila rispetto alla Francia. Medesime carenze riguardano gli infermieri operanti negli ospedali”, prosegue l’oncologo. Inoltre parte dei Laureati in Medicina e degli specialisti migrano in altri Paesi dove trovano condizioni di lavoro più convenienti e nei prossimi mesi è previsto il pensionamento di una quota parte rilevante dei medici ospedalieri. È largamente ipotizzabile quindi che questi numeri diminuiscano ulteriormente. E ancora: “I chirurghi ospedalieri impegnati nel recupero degli interventi persi durante la pandemia hanno di recente posto l’accento sulla carenza di medici, anestesisti ed infermieri impiegati nelle sale operatorie. Esiste poi la necessità di risolvere il problema della contrapposizione tra Ospedali e Medicina Territoriale: obiettivo che non può essere raggiunto senza un modello avanzato di organizzazione congiunta”.

“I tagli alla spesa sanitaria degli ultimi anni non hanno fatto altro che aggravare le carenze. Alla luce di tutto questo appare abbastanza sorprendente che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nato proprio in conseguenza dell’emergenza medico-sanitaria, stia destinando alla Sanità complessivamente solo circa l’8% dell’intero ammontare del fondo. È tempo di voltare pagina e di dare nuova linfa al sistema, partendo dagli insegnamenti che purtroppo abbiamo ricevuto dalla pandemia”, conclude il presidente FOCE.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia